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Intesa tra Governo, Regioni ed Enti Locali sulle reti territoriali per l’Apprendimento permanente

La Conferenza unificata ha sottoscritto l’Intesa il 20 dicembre 2012.

08/01/2013
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Il 20 dicembre 2012 è stata sottoscritta dalla Conferenza unificata l’Intesa riguardante le politiche per l’apprendimento permanente e gli indirizzi per l’individuazione di criteri generali e priorità per la promozione e il sostegno alla realizzazione di reti territoriali, ai sensi dell’articolo 4, comma 51 e 55, della legge 28 giugno 2012, n. 92. [allegato]

L’intesa è strettamente collegata al Regolamento sui CPIA, che come è noto è stato firmato dal Presidente dopo una lunghissima gestazione ma è tuttora in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: i percorsi connessi al Regolamento dunque proseguono, ma quanto bisognerà aspettare ancora per la pubblicazione del testo, per quanto discutibile? Così si impedisce la realizzazione di sperimentazioni, con la conseguente dispersione di risorse, e la serena progettazione in un ambito di attività complesso e delicato come quello dell’Istruzione degli Adulti.

L’intesa è sostanzialmente una dichiarazione di intenti con cui le parti si impegnano ad assicurare sul territorio l’integrazione dei servizi al cittadino finalizzati alla ricostruzione e documentazione di esperienze e apprendimenti, a rendere più efficaci gli interventi anche attraverso lo sviluppo e l’ottimizzazione dei fabbisogni professionali e di competenze, ad assicurare l’orientamento permanente, a potenziare le azioni dei sistemi integrati di istruzione, formazione e lavoro. Vi si prevede l’integrazione dei servizi di documentazione, riconoscimento, validazione e certificazione degli apprendimenti e dei servizi di orientamento. Vengono individuate delle “misure prioritarie”: a sostegno dell’apprendimento permanente e del miglioramento delle competenze; dell’orientamento permanente (su cui c’è un accordo specifico); per un efficace sviluppo delle competenze di giovani inseriti nella Formazione professionale e adulti disoccupati, scarsamente qualificati e gruppi svantaggiati; per ampliare l’accesso all’apprendimento permanente; per migliorare la pertinenza di istruzione e formazione, sia in relazione ai percorsi che agli sbocchi lavorativi, adeguata alle esigenze dei destinatari.

Le parti si impegnano a promuovere e sostenere le reti territoriali per l’apprendimento permanente, l’organizzazione delle quali coinvolge “l’insieme dei servizi pubblici e privati di istruzione, formazione e lavoro” “nonché dei poli tecnico professionali”.

Continua la svalorizzazione dell’istruzione pubblica, a cui non viene assegnata neanche la gestione della cabina di regia delle reti, che dovrà condividere con altri soggetti. In linea con la tendenza degli ultimi anni, contrassegnati dal neoliberismo spinto che ha condotto il mondo nella crisi in cui ancora si sta dibattendo, a cui si accompagna, almeno in Italia, l’impoverimento dell’istruzione pubblica, alla realizzazione e allo sviluppo delle reti dei servizi concorrono le università, ma anche “idonei servizi di orientamento e consulenza, partenariati nazionali, europei e internazionali” (non meglio specificati), le imprese, attraverso rappresentanze datoriali e sindacali, le camere di commercio industria artigianato e agricoltura, l’osservatorio sulla migrazione interna. Il ruolo specifico delle istituzioni dell’Istruzione pubblica, a partire dai CTP/CPIA, non è definito.

Le parti si impegnano anche per l’interoperabilità delle banche dati centrali e territoriali e ad assumere come riferimento comune il Libretto formativo del cittadino per la registrazione delle competenze. Seguono gli obiettivi specifici, anzitutto la creazione di sinergie tra i sistemi di apprendimento formali, non formali e informali, e l’istituzione di un tavolo interistituzionale sull’apprendimento permanente composto dalle Istituzioni firmatarie e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Tutto questo naturalmente dovrà essere realizzato senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica: si conferma quindi, accompagnata dalla svalorizzazione dell’Istruzione pubblica, la volontà di produrre importanti innovazioni senza prevedere investimenti.

Questo non può che lasciarci insoddisfatti, nell’attesa che il futuro nuovo Governo percorra una strada alternativa, fatta di investimenti nei settori della conoscenza e di rilancio dell’Istruzione pubblica per tutte le età.