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Le controproposte dello Snes

Francia, Novembre 2004

15/11/2004
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Novembre

Abbiamo dato conto, nei giorni scorsi, delle proposte avanzate al governo francese dalla Commissione Thélot sulla riforma della scuola in Francia; di seguito il contributo e le posizioni dei sindacati francesi.

Roma, 15 novembre 2004
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Le controproposte dello Snes
Del tutto negativo il parere dello Snes - il più importante sindacato della scuola secondaria francese - sul rapporto Thélot, ritenuto riduttivo ed inadeguato ai bisogni di una scuola di massa e di qualità per tutti. E per dare un proprio contributo al dibattito, a partire da un bilancio della legge d’orientamento dell’educazione del 1989 ai tempi del governo Jospin, lo Snes ha elaborato un documento d’analisi e di proposte su cui avviare un dibattito nelle scuole e tra la cittadinanza.
Il contributo dello Snes parte da una rilettura del preambolo della Legge del 1989, di cui ritiene debbano essere mantenuti i tre grandi principi generali: l’educazione in quanto priorità nazionale, la garanzia ad ognuno del diritto all’educazione e l’acquisizione per tutti i giovani di una cultura generale e di una qualificazione riconosciuta, rivedendo, invece, gli aspetti che in questi anni si sono dimostrati inadeguati, in particolare:
la lotta contro le ineguaglianze, in quanto esse sono accresciute, invece di diminuire, si sono mantenute le scuole ghetto e vanno ripensati venti anni di politiche nelle ZEP ;
la democratizzazione e l’elevamento dei livelli formativi. La proposta, apparentemente giusta, di concepire e organizzare il servizio educativo in funzione degli allievi, in assenza di misure adeguate, ha prodotto due reazioni opposte: da un lato, l’ingresso in massa nella scuola secondaria, senza assicurare una preparazione adeguata, dall’altro, la richiesta di abolire il collegio unico e l’accesso generalizzato ai licei e all’università. A parere dello Snes, occorre introdurre altri parametri con cui conciliare democratizzazione ed elevamento dei livelli generali, ripensando i saperi scolastici, ma senza affievolirli o denaturarli;
l’alunno come essere sociale, in quanto le missioni del sistema educativo sono state fortemente declinate in rapporto all’alunno, considerato nella sua individualità, senza, però, ripensare il ruolo della scuola come collettività, il suo impatto sulla società, la sua identità culturale, rafforzando così un’idea astratta d’alunno. Occorre, quindi, creare una scuola in grado di pensarsi in quanto collettività senza però cancellare le diversità.
il ruolo educativo della scuola. Si tratta di un’aspettativa molto alta nella società e tra i genitori, come dimostrato dal dibattito sui destini della scuola francese, che, però, in quanto percepita come aggiuntiva alla missione d’istruire, finisce per sostituirsi ad essa. Per lo Snes, si tratta di meglio articolare la trasmissione delle conoscenze, l’apprendimento e la comprensione dei legami tra conoscenze e vita nella società, introducendo nel lavoro scolastico quotidiano le dimensioni etiche, politiche e di cittadinanza della conoscenza e contemporaneamente costruendo una vita scolastica più responsabile e più formatrice per i giovani, in funzione del loro sviluppo e delle relazioni con le famiglie;
l’educazione permanente, in quanto ancora troppo poco potenziata rispetto ai bisogni individuali e sociali. Ciò non deve, però, avvenire a scapito della formazione iniziale, in quanto dal suo livello dipende l’accesso alla formazione continua.

La filosofia educativa della futura legge d’orientamento deve, quindi, articolarsi attorno a due grandi missioni:
quella che si occupa della persona nelle differenti tappe del suo sviluppo e della sua esistenza, attraverso la formazione delle capacità fisiche ed intellettuali, l’apprendimento ad orientarsi nella società, la preparazione alla vita professionale e il possesso di una formazione di base che consenta di continuare ad apprendere per tutta la vita,
quella che si occupa del ruolo dell’educazione nel funzionamento della vita sociale, attraverso la costruzione di un comune mondo valoriale, l’acquisizione critica del patrimonio e dell’eredità costitutivi dell’identità nazionale, la capacità di lavorare insieme, di privilegiare l’apertura e la comprensione reciproca, il contributo a creare l’uguaglianza e a formare il cittadino, vale a dire fare accedere alla maturità politica.

Le proposte
Gli obiettivi della scolarizzazione

Di fronte al deficit di persone con titolo di studio secondario e superiore, in un’epoca in cui si fa sempre più importante il possesso di competenze ad alto livello di qualificazione, lo Snes propone che entro dieci anni si raggiungano i seguenti obiettivi:

  • Portare la scolarità obbligatoria a 18 anni, anche per gli studenti con grandi difficoltà scolastiche, integrando nel servizio pubblico la formazione in alternanza;

  • Offrire nuove opportunità formative, da adulti, a tutte le persone senza titolo d’istruzione post secondaria superiore, con versamento di una borsa di studio;

  • Costruire percorsi di studi qualificati dopo il Certificato di studi professionali (BEP) e dopo il BAC professionale e sviluppare passerelle tra i percorsi

  • Rafforzare gli studi superiori della via tecnologica e della via professionale

  • Aumentare, ogni anno, di un punto la percentuale di una coorte d’età nella classe terminale, incrementando più rapidamente l’accesso alle filiere a carattere generale. Raddoppiare il numero delle persone tirocinanti nella formazione continua degli adulti all’interno del servizio pubblico;

  • Garantire il diritto allo studio a tutti i giovani in situazione di handicap, raddoppiando il tasso di scolarizzazione nella scuola secondaria.

Costruire l’uguaglianza

  • Tendere ad un’uguaglianza territoriale delle prestazioni, attraverso una politica nazionale che aiuti le aree con maggiori difficoltà in materia di successo scolastico, diversità dell’offerta formativa e rafforzamento della prevenzione

  • Tendere al rimescolamento sociale degli istituti scolastici, attraverso l’imposizione di regole precise, ma adeguate alle specificità locali, per quanto riguarda la presenza e la tipologia degli istituti. Combattere il ruolo giocato dalle scuole private per quanto riguarda la segregazione.

  • Aiutare la mobilità territoriale degli alunni, favorendo l’apertura d’internati negli istituti scolastici e nelle università

  • Aprire a tutti le grandes écoles , attuando una politica specifica d’iscrizione alle classi preparatorie e alle grandes écoles, anche attraverso il potenziamento delle borse di studio e gli aiuti economici, per consentire la presenza di studenti provenienti da diversi strati sociali.

  • Nuove politiche per le ZEP, intervenendo in primo luogo sull’apprendimento e il lavoro degli alunni, privilegiando l’aiuto al lavoro individuale, riducendo il taglio delle classi e degli istituti, diminuendo l’orario dei docenti di tre ore e facilitando il lavoro collettivo, rafforzando l’apprendimento della lingua francese, aprendo più classi di non francofoni e prolungandone l’attività per periodi di maggiore durata, rendendo i posti nelle ZEP più attraenti ai fini della carriera, per evirare che siano occupati solo da docenti neoassunti

  • Lottare contro l’insuccesso scolastico, attraverso interventi mirati già nella scuola primaria, l’estensione della scolarizzazione ai due anni e interventi specifici di sostegno per gli alunni in difficoltà.

L’organizzazione degli studi

  • Mantenere la struttura della classe, punto di riferimento essenziale, soprattutto al collége, al momento del passaggio all’adolescenza. Ripensare il sistema di valutazione per i ragazzi con grandi difficoltà e che si ritirano dal sistema scolastico, per consentire la validazione di quanto acquisito

  • La bocciatura dovrà essere ancora uno strumento cui ricorrere, ma è indispensabile diminuirne il tasso attraverso misure d’aiuto pedagogico, come l’assistenza al lavoro individuale, il passaggio a corsi di sostegno, e una maggiore collaborazione tra consigli di classe ed équipe di tutoraggio

  • Aumento del numero dei consiglieri d’orientamento psicologico all’interno degli istituti scolastici, in modo di dedicare almeno 10 ore a settimana ai singoli alunni e al lavoro con l’équipe pedagogica

  • I programmi e l’orario curricolare dovranno essere decisi dal Ministero e la loro elaborazione dovrà essere fatta in collaborazione con l’Istituto universitario di formazione dei docenti, le università, i rappresentanti dei professioni. Garantire, nei gruppi di redazione, la presenza dei docenti e del pluralismo degli approcci.

  • Il collége ha proprie specificità, proprie caratteristiche e modelli di funzionamento e la sua missione è di scolarizzare tutti gli alunni, dando loro una cultura comune ( la cui acquisizione deve continuare nei licei). Ciò è realizzabile, grazie ad una diversificazione delle procedure pedagogiche e ad un insieme di misure contro l’insuccesso scolastico, inclusi gli aiuti individualizzati, un lavoro educativo coerente e una diversificazione delle opzioni, senza costruire percorsi segreganti. La soppressione delle rigidità in materia di orientamento può essere ottenuta attraverso al creazione di moduli di orientamento presenti in tutte le classi, propedeutici al ciclo di studi successivo, di passerelle, in particolare per gli alunni della Seconda classe in situazione di difficoltà e per i diplomati del liceo professionale che desiderano proseguire gli studi

  • La diversificazione dei licei dovrà essere sostenuta e migliorata con l’integrazione di nuovi saperi e la creazione di nuovi percorsi. In questo quadro dovranno essere rinnovate le filiere relative ai corsi letterari, scientifici e di scienze e tecnologie industriali. Il titolo di baccalauréat deve rimanere il primo grado universitario, attraverso prove puntuali, nazionali e anonime.

  • Calendario scolastico: tre trimestri equilibrati con periodi di lavoro equivalente

I genitori e i giovani

  • La legge d’orientamento dovrà contemplare in modo più evidente i diritti e il ruolo dei genitori, ma anche i limiti della loro partecipazione attraverso la Creazione di uno statuto dei genitori delegati

  • Necessità di migliorare l’informazione e le relazioni coi genitori attraverso l’esplicazione degli obiettivi, delle metodologie

  • Concepire la partecipazione degli alunni la vita all’interno della scuola come un lavoro educativo

  • Costruire in ogni istituto servizi sociali e psicologici per gli adolescenti

  • Definire una carta dei diritti per gli studenti dei licei professionali e tecnici per evitare forme di sfruttamento durante gli stage e i periodi di formazione nelle imprese.

Il lavoro del docente

Di fronte alle modifiche intervenute nel lavoro dei docenti e all’aumento dei compiti e del carico di lavoro, occorre riaffermare il ruolo centrale di professionisti nell’insegnamento dei saperi disciplinari., definendo un programma per migliorare le condizioni di lavoro, e renderlo più attraente. Nel rafforzare il lavoro di èquipe con le altre figure presenti nella scuola, Consiglieri d’orientamento psicologico, infermieri, assistenti sociali, va assicurata una loro presenza più stabile nelle scuole. La presenza, infine, dei Consigliere d’educazione pedagogica permette la presa in carico dei problemi individuali attraverso l’ascolto, il dialogo e lo studio assistito.
La scuola dovrà riconoscere e garantire il lavoro d’èquipe, riconoscendo i tempi per il suo svolgimento.

  • Accelerazione delle carriere

  • Potenziamento della formazione continua in servizio, centrata sull’aggiornamento didattico e scientifico e sugli scambi professionali

  • Revisione delle modalità di valutazione, con la definizione di criteri semplici e chiari, e regolarità delle ispezioni, volte al sostegno e alla consulenza

  • Apertura di negoziati per una migliore integrazione dei nuovi senza intaccare la qualità della formazione e senza codificazioni burocratiche

  • Miglioramento delle condizioni d’insegnamento attraverso la riduzione degli alunni per classe, l’introduzione di sdoppiamenti delle classi e dei moduli, soprattutto al collége,nel rispetto degli orari obbligatori

Rapporto Commissione Thélot – la posizione dei sindacati francesi .
Il parere favorevole dello Sgen- Cfdt all’individuazione di uno zoccolo comune

L’individuazione di uno zoccolo comune all’interno della scuola dell’obbligo, che costituisce il patrimonio di saperi e di competenze irrinunciabili per il proseguimento degli studi nei licei, trova il pieno accordo del sindacato Sgen – Cfdt.
Infatti, a parere di questo sindacato, l’individuazione dello zoccolo comune costituisce la proposta più innovatrice del rapporto Thélot, perché punto di rottura rispetto ad un sistema educativo che nei collége continua a non garantire il successo scolastico agli alunni provenienti da situazioni disagiate e a caratterizzarsi come corso selettivo di preparazione al liceo piuttosto che l’ultima maglia della scuola obbligatoria.
Se lo zoccolo comune delle conoscenze e delle competenze indispensabili all’interno degli insegnamenti comuni a tutti, gli insegnamenti complementari scelti per consentire a ciascuno di trovare la propria strada, la riorganizzazione della scuola dell’obbligo sono elementi fondamentali per la riuscita dei tutti gli alunni, lo Sgen-Cdft individua, però, elementi di preoccupazione nelle traduzioni pratiche fatte dal rapporto Thélot. Per il sindacato si tratta, infatti, di uno zoccolo troppo “striminzito” rispetto alle conoscenze veramente indispensabili al giorno d’oggi. Occorre meglio approfondire i termini di confine e di commistione tra i saperi indispensabili e altri insegnamenti comuni, dove inserire le diversificazioni per impedire che diventino delle vere filiere segregatici, particolarmente nel ciclo della diversificazione che inizia a partire dalla classe quinta (la seconda classe del collége).
Il richiamo, inoltre, all’importanza della politica dei cicli scolastici, l’attuazione di una migliore continuità tra scuola elementare e collége e la personalizzazione degli apprendimenti per tutti gli alunni sono tutte misure che vanno nel senso auspicato dallo Sgen. Cfdt: una personalizzazione che, attraverso l’adattamento dei tempi scolastici ai ritmi d’apprendimento dei singoli alunni e nuove pratiche pedagogiche, finalmente mette l’alunno al centro dei percorsi educativi.
Una scuola così rinnovata richiede, secondo lo Sgen- Cfdt, una nuova definizione del lavoro docente per cui occorrerà individuare un orario di lavoro che non tenga conto solo dell’insegnamento nelle classi, ma anche del sostegno individuale, del lavoro in équipe, dei rapporti con i genitori ed altri partner. Una nuova definizione che dovrà coinvolgere i docenti della scuola primaria e secondaria, ma che non dovrà comportare alcun aumento del carico di lavoro e degli orari degli insegnanti. Importante, infine, il mantenimento della presenza di professionalità specifiche, come gli assistenti sociali, sanitari, i consiglieri d’orientamento, che attraverso un lavoro d’équipe garantiscono interventi adeguati per gli alunni in difficoltà.

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