Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione fima anche tu

Home » Attualità » Europa e Mondo » OECD. Pubblicato il rapporto annuale “Education at a glance”

OECD. Pubblicato il rapporto annuale “Education at a glance”

Al centro del rapporto 2007 gli effetti positivi dell’espansione dell’istruzione superiore, per il cui accesso l’OECD propone l’aumento dei contributi da parte degli studenti. Le critiche dell’Internazionale dell’Educazione.

24/09/2007
Decrease text sizeIncrease  text size

Education at a glance.
La situazione italiana a confronto con i paesi OECD

Tassi di scolarizzazione e pari opportunità

Anche nell’edizione 2007, l’annuale rapporto dell’OECD sull’educazione nei 29 paesi membri e in altri paesi partner evidenzia i notevoli progressi avvenuti nell’istruzione secondaria e superiore.
In 22 dei paesi oggetto della ricerca, più del 60% degli adulti ha completato gli studi secondari, mentre il 26% ha concluso gli studi superiori. La proporzione di adulti tra i 25-34 anni che ha acquisito un titolo di scuola secondaria superiore è ormai di 13 punti percentuali più alta rispetto agli adulti tra 45-54 anni.
Per quanto riguarda l’istruzione superiore, nei 24 paesi OECD con dati confrontabili, è del 36% la media degli studenti che hanno concluso gli studi; generalmente il tasso dei laureati tende a crescere nei paesi che hanno messo in atto percorsi d’istruzione superiore più brevi e suddivisi in diversi cicli. Un trend positivo che ha coinvolto anche l’Italia, con punte di crescita tra le più alte.
Per quanto riguarda la scelta degli studi superiori, quelli più gettonati sono scienze sociali, economia e legge. Diminuiscono drasticamente i laureati in ingegneria (in alcuni paesi, come Danimarca, Germania, Ungheria e Norvegia, ci sono più ingegneri che lasciano il mercato del lavoro rispetto a quelli che sono entrati negli ultimi anni). Per quanto riguarda scienze dell’educazione e studi finalizzati all’insegnamento, si segnalano problemi di reperimento di nuovi docenti in molti paesi del Nord dell’Europa, come peraltro già denunciato da molti anni dal sindacato europeo dell’educazione (ETUCE).

Ma maggiore numero di diplomati e di laureati non significa maggiore equità e qualità. L’indagine dell’OECD mette in luce problemi già noti e presenti anche nel nostro Paese:

  • in 9 dei 10 paesi di cui si hanno i dati, i risultati in matematica dei quindicenni che frequentano corsi d’istruzione e formazione professionali sono statisticamente inferiori a quelli ottenuti dagli studenti che frequentano scuole secondaria a carattere generale, anche tenendo in considerazione i fattori socio-economici.

  • Ad eccezione della Corea, della Svizzera e della Turchia, sono le ragazze ha avere maggiore probabilità di completare gli studi secondari.

  • Ancora il 30% degli studenti iscritti a corsi universitari o equivalenti non termina gli studi.

  • Le aspettative degli studenti quindicenni di proseguire gli studi nell’istruzione superiore dipende non solo dagli esiti scolastici, ma anche dal genere e dalle condizioni socio economiche.

  • Gli studenti immigrati o figli d’immigrati hanno risultati inferiori rispetto ai coetanei nativi di un dato paese (rispettivamente 48 e 40 punti di differenza). Uno svantaggio che varia moltissimo a seconda dei pesi considerati: insignificante in Australia, Canada e Nuova Zelanda, con punte superiori al 90% in Belgio e Germania, anche per la seconda generazione.

  • La probabilità di concludere gli studi superiori in molti paesi è molto più alta per i figli di laureati. Spagna ed Irlanda sono i due paesi dell’OECD che offrono maggiore equità d’ingresso a tali studi, sul fronte opposto si situano Francia, Austria, Germania e Portogallo.

L’investimento nell’educazione

Il rapporto dell’OECD evidenzia che studiare è un investimento. Gli indicatori dimostrano che:

  • i tassi d’occupazione aumentano in relazione ai risultati scolastici nella maggior parte dei paesi dell’OECD. Con poche eccezioni, il tasso di occupazione per i laureati è significativamente più alto che per i diplomati.

  • L’occupazione femminile costituisce un fattore fondamentale per innalzare i livelli occupazionali. I sette paesi con il più alto tasso d’occupazione fra le persone dai 25 ai 64 anni - Danimarca, Islanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia; Svizzera e Regno Unito - hanno anche i tassi più elevati d’occupazione femminile.

  • Le differenze nei tassi occupazionali tra uomini e donne sono più ampi tra le persone meno istruite, dove la possibilità di essere occupati è del 23% maggiore negli uomini che nelle donne. Tasso che scende al 10% per le persone più qualificate.

  • Nella quasi totalità dei paesi OECD, le persone con titoli universitari e superiori guadagnano almeno il 50% in più delle persone il cui livello educativo è inferiore alla scuola secondaria superiore.

  • In tutti i paesi analizzati, le donne guadagnano meno degli uomini in analoghe posizioni occupazionali.

Le spese per l’educazione

Dal 1995 al 2004, in media le spese per l’educazione sono aumentate del 42%, con una media pari al 6,2% del PIL. La distribuzione delle risorse nei diversi settori educativi varia, però, molto all’interno dei paesi OECD. Per quanto riguarda l’istruzione superiore (escludendo le spese per la ricerca, attività di sviluppo e servizi ausiliari), la media è di 76.64dollari per studente, con un variazione che va da 4.500 dollari o meno in Grecia, Italia, Polonia e Turchia a più di 9000 dollari nel caso dell’Australia, Austria, Danimarca, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti. Per quanto riguarda la scuola primaria e secondaria, la spesa è in media di 81.485 dollari per studente, con una variazione fra meno di 40.000 dollari in Messico, Polonia, Slovacchia e Turchia e i 100.000 e più dollari in Austria, Danimarca, Islanda, Lussemburgo, Norvegia, Svizzera e Stati Uniti. Non esiste, però, a parere dell’OECD un nesso automatico tra qualità e maggiori investimenti come dimostrano i risultati elevati dei sistemi scolastici Coreani ed Olandesi dove si spende per l’educazione una cifra inferiore alla media OECD.
In media, i paesi OECD spendono il 13,4% delle spesa pubblica totale per l’educazione, ma anche in questo caso si passa dal 10% o meno di Germania, Grecia, Italia e Giappone al 20% di Messico e Nuova Zelanda. Per quanto riguarda le fonti d’investimento, per l’80% provengono dal settore pubblico. Si è però verificato, dal 1995 al 2004, un progressivo incremento dei finanziamenti privati: in media, il 24% delle spese per l’istruzione superiore e il 20% per la scuola pre - obbligo. Infine, ci sono grandi differenze tra i paesi OECD per quanto riguarda il pagamento delle tasse universitarie. Si va dalla totale gratuità ( tutti i paesi Nordici, la repubblica Ceca, l’Irlanda e la Polonia) a paesi (1/4 dei paesi OECD) dove le tasse annuali sono superiori ai 1550 dollari. A parere dell’OECD, il pagamento delle tasse non incide sulla possibilità d’acceso agli studi superiori, come dimostrano Olanda, Stati Uniti Australia e Nuova Zelanda, dove il tasso di partecipazione all’istruzione superiore è molto più alto della media OECD.

Sul fronte, infine del salario dei docenti la situazione all’interno dei paesi OECD si presenta piuttosto varia. Se in tutti i paesi il salario dei docenti rappresenta la voce più significativa delle spese per l’educazione, il valore dei salari varia dai 16.000 dollari o meno in Ungheria, ai 51.000 e più dollari in Germania, Corea e Svizzera, agli 88.000 dollari e più in Lussemburgo.
Per quanto riguarda il nesso finanziamento, qualità dei risultati, mentre quasi tutti i paesi OECD hanno definito processi di valutazione o autovalutazione della scuola, pochi paesi utilizzano sistemi di valutazione delle scuole e di rendicontazione per premiare e dare sanzioni economiche alle scuole.

Ed è proprio sul tema dei docenti e del pagamento delle tasse nell’istruzione superiore che l’Internazionale dell’Educazione ha espresso le proprie occupazioni. A parere del segretario generale, il modo più equo per assicurare l’educazione come bene comune nella società democratica passa attraverso il finanziamento pubblico dell’istruzione superiore e vanno criticate politiche come quelle adottate dal governo australiano (presentate invece dall’OED come un successo), che hanno favorito la privatizzazione delle università.
Sul fronte degli insegnanti, il rapporto dell’OECD non dà alcuna indicazione in positivo per risolvere il drammatico problema della mancanza di docenti - più di 18milioni di insegnanti sono necessari per assicurare un’educazione di qualità per tutti entro il 2015 - per aumentare salari del tutto inadeguati rispetto ad un lavoro sempre più faticoso e con condizioni sempre più stressanti. Anzi, l’OECD suggerisce di introdurre sistemi i remunerazione connessi ai risultati ottenuti o di diminuire le garanzie per i lavoratori. Tutte misure che quando applicate non hanno migliorato la qualità dell’educazione come dimostrato in molti casi.

Roma, 24 settembre 2007