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Regno Unito: sciopero del pubblico impiego contro tagli e attacchi alle pensioni

Tutto il mondo è paese oggi però il 60% delle scuole chiudono i battenti e 6.000 operazioni negli ospedali vengono rinviate.

30/11/2011
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I governi conservatori non si mentiscono mai. Anche nel Regno Unito la politica conservatrice batte sempre sullo stesso tasto: taglio dei servizi pubblici e attacchi alle pensioni.

E così il governo Cameron -  quel Cameron che aveva promesso di non aumentare le tasse, ma poi ha aumentato le tasse agli studenti universitari, quello stesso Cameron canzonato dalla stampa britannica perché durante le sua vacanze in Toscana si era offeso per il mancato servizio di un caffè al tavolo di un bar, in barba al suo slogan elettorale “fatelo da voi” - ha pensato bene di inserirsi nell’onda di moda per affrontare la crisi e si è proposto di tagliare 300.000 posti di lavoro nel pubblico impiego, congelare gli stipendi pubblici, aumentare i contributi pensionistici, portare l’età di pensionamento a 66 anni e allineare la pensione non all’ultimo stipendio ma alla media stipendiale della vita di un lavoratore d’Oltremanica.

Il risultato è stato il più grosso sciopero dei lavoratori pubblici degli ultimi trenta anni. I sindacati calcolano infatti che oggi abbiano scioperato due milioni di dipendenti pubblici. Di fronte a questi dati Cameron ha il coraggio di parlare di sciopero fallito. Ma non sembra essere proprio così,

Un buon contributo alla riuscita dello sciopero lo ha dato la scuola: in Inghilterra il 58% delle 21.700 scuole sono rimaste totalmente chiuse e un altro 13% non ha svolto lezioni regolari, in Galles la cifra è salita all’80%, nell’Irlanda del Nord sono state il 50%, mentre in Scozia su 2.700 circoli didattici solo 30 sono rimasti aperti.