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Alternanza scuola-lavoro: è il momento delle scelte

Molte le dichiarazione del Ministro Bussetti. Ora attendiamo i fatti. Cresce il disorientamento nelle scuole.

06/09/2018
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Ormai da alcune settimane assistiamo ad un balletto di dichiarazioni del Ministro Bussetti sul tema dell’alternanza scuola lavoro. Le affermazioni spesso contraddittorie testimoniano in maniera esemplare le forti divergenze presenti nella compagine governativa sull’argomento ed un modo di procedere che contribuisce a creare un clima di incertezza e disorientamento nelle scuole. Esattamente il contrario di quello che sarebbe necessario fare in questa momento di avvio dell’anno scolastico.

Contemporaneamente si levano le parole di protesta di chi ha elaborato ed è stato protagonista degli interventi normativi che ne hanno stravolto senso, ruolo e significato. Vien da chiedersi con quale credibilità può parlare chi dei disastri della legge 107/15 in tema di alternanza ha l’esclusiva responsabilità avendone abbattuto, a colpi di propaganda politica, le proficue esperienze di ASL che già esistevano da decenni nelle nostre scuole? Quante centinaia di milioni di ore di ASL sono state effettuate in questi tre anni senza alcuna intenzionalità educativa dagli studenti a causa delle norme della legge 107/15? Quanti percorsi sono stati effettuati pur di raggiungere il numero di ore di obbligo?

A queste “distorsioni” in questi anni il MIUR ha cercato di sopperire esaltando in primo luogo le cosiddette eccellenze che hanno creato semplicemente frustrazioni nella quasi totalità delle istituzioni scolastiche che mai avrebbero potuto far accedere i ragazzi e le ragazze in ambienti iperprotetti o ipertecnologici.

Nessuno può dimenticare come qualsiasi tentativo di modificare tali scelte si sia scontrato contro un muro fatto di totali chiusure e di certezze assolute.

Le discussioni di questi giorni mettono in evidenza le diversità di orizzonti culturali e pedagogici. Per noi aprire la scuola al territorio e al mondo significa dare gli strumenti ai ragazzi e alle ragazze non solo per comprendere la realtà, ma anche per diventare agenti attivi di cambiamenti della società. Significa soprattutto pensare ai giovani non come soggetti passivi da istruire (al lavoro manuale o a quello intellettuale) ma come risorsa da valorizzare. Insomma giovani quali portatori di valori, energie, talenti che si confrontano (o si scontrano) con la società degli adulti. Al contrario, l’ideologia del capitale umano che sta dietro la legge 107/15 non mette al centro gli apprendimenti, ma piega all’interesse di brevissimo periodo del sistema produttivo così com’è, con tutte le sue storture e i suoi limiti la scuola. Di questa deriva è figlia anche l’alternanza scuola lavoro nelle modalità con cui è stata concepita ed attuata. Si sta costruendo un alibi affinché le aziende continuino a disinvestire in formazione assecondando l’idea folle che la scuola possa assolvere ad un compito che spetta alle imprese.

 La stessa idea di competenza si sta trasformando in un minestrone indigesto fatto di una somma di corsi e corsucoli, esperienze lavorative gratuite o semigratuite spacciate per esperienze formative, in cui sostanzialmente ognuno è solo davanti agli eventi della vita. Conseguentemente l’inclusione o l’esclusione sociale dipende solamente dal singolo individuo.

A fronte dell’elevata discussione in corso, ci permettiamo di ricordare le frasi pronunciate dall’ex Ministro Poletti proprio nel turbinoso periodo di approvazione della legge 107/15?

“Serve un più stretto rapporto tra scuola e mondo del lavoro e questa è una discussione che va affrontata, anche dal punto di vista educativo. I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali. […] Dobbiamo affrontare questa questione di cultura educativa del rapporto dei ragazzi con il mondo del lavoro, e non spostarlo sempre più avanti.”

A cui facevano seguito le parole dell’ex Ministro Giannini:
“Le dichiarazioni del ministro Poletti sono condivise nel governo e i temi che tocca sono stati oggetto di analisi anche nel lavoro sul Ddl Scuola.”

A noi piace citare le parole di Michael Young:
“Il bambino, ogni bambino, è un individuo prezioso, e non soltanto un potenziale funzionario della società.
Le scuole non debbono essere vincolate alla struttura occupazionale, non debbono limitarsi a fornire individui idonei a svolgere le mansioni considerate importanti in un particolare momento, ma debbono dedicarsi a incoraggiare lo sviluppo di tutte le qualità umane (…)
Le scuole dovrebbero disporre di un numero di buoni insegnanti tale da consentire che tutti i ragazzi siano seguiti e stimolati individualmente. (…) Le scuole non segregherebbero i simili ma mischierebbero i dissimili.” (M.Young, L’avvento della meritocrazia, Edizioni di Comunità, Roma)

Come FLC CGIL chiediamo che in tema di alternanza, vengano eliminate le norme della 107/15 relative

  • alla precisa quantificazione del numero delle ore
  • alla finalizzazione dei percorsi verso l’occupabilità
  • agli esami di Stato

Chiediamo che nella realizzazione delle attività e dei percorsi sia garantita la piena gratuità per gli studenti e che la scelta dei soggetti ospitanti avvenga utilizzando appositi registri nazionali in cui siano presenti informazioni sul rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, sull’assenza di collusioni con la criminalità organizzata. Ciò contribuirebbe a limitare la realizzazione di percorsi di seria A e di serie B.

Chiediamo, infine, che i percorsi di alternanza rientrino nella piena potestà programmatoria, gestionale, formativa ed organizzativa delle istituzioni scolastiche autonome.