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Lectio magistralis del professor Roberto Battiston sul rapporto tra chi fa ricerca e chi la paga

Sintesi e video integrale della lezione sul diritto alla scienza e la libertà di ricerca tenuta al IV Congresso nazionale della FLC CGIL.

07/01/2019
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“Perché la ricerca è utile se è libera: il rapporto tra chi la ricerca la fa e chi invece la paga” è il titolo della splendida Lectio magistralis che il professor Roberto Battiston, ordinario di Fisica sperimentale all’Università di Trento, ha tenuto al nostro IV Congresso nazionale.

La riproponiamo ai lettori del sito in una sintesi, completa di slide, e con il video integrale.

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Battiston ha impostato la sua lezione incentrandola su quattro macropunti, in maniera sintetica ma esaustiva.

Il rapporto fra scienza, politica e potere, qualunque forma di potere, tra scienza, politica e libertà. Se la politica è per sua essenza l’arte della gestione del potere, la scienza rappresenta una forma di potere, fortemente caratterizzata per indipendenza ed autonomia. Che si tratti di mecenati, di industria o di governi, la dinamica che nasce tra chi la ricerca la fa e chi la finanzia può influenzare, anche profondamente, la qualità del risultato e gli effetti possono essere drammatici.
Un esempio estremamente rappresentativo è lo scontro tra scienza e chiesa e il primo grande casus belli è stato quello di Galileo Galilei, se Galileo avesse accettato di sottostare alle ingerenze del potere secolare non sarebbe esploso lo scontro. La scienza moderna inizia infatti con Galileo, quando lo scienziato si rifiutò di accettare la supremazia della Chiesa nella descrizione e nello studio della realtà fisica.
Lo scontro fra chi avesse il diritto e il potere di discutere di alcune cose, fra scienza e chiesa.

Roberto BattistonIl predominio della politica e dell’ideologia sulla scienza: anche in questo caso vi è un esempio emblematico, il caso Lysenko. La storia racconta chiaramente che le modalità pseudo scientifiche di applicazione di alcuni studi distrussero interi territori e li condannarono alla carestia. La politica che impone ideologie totalitarie che colpiscono la scienza. Esiste una scienza di carattere patologico e il rapporto con la società crea danni irreparabili.

Il rapporto tra la scienza e la mediaticità, l’importanza della libertà e dell’autonomia della scienza rispetto ad una serie di fattori: politica, potere, media, la soluzione delle interferenze come generatori di problemi è riconoscere il prestigio del potere scientifico, e questo si rivela come l’unico modo per difendere la scienza. Si pensi al fascino popolare delle cure alternative mescolate agli interessi dell’industria come uno degli effetti prodotti dal pericolo della troppa esposizione alla mediaticità.

Il ruolo della scienza e della conoscenza è ben definito e rappresentato nella nostra Costituzione ed è ben definito e rappresentato il tema dell’autonomia e della libertà rispetto al potere politico, si pensi agli articoli 9 e 33. Negli altri Paesi, la Francia ad es. è garantita la libertà di insegnamento e i ricercatori godono di piena autonomia, in Germania è garantita la libertà accademica, negli Stati Uniti gli insegnanti hanno libertà in classe di insegnare la propria materia, come espresso nella Dichiarazione sui principi della libertà accademica del 1940 che, consente però alle istituzioni di imporre limitazioni della libertà di ricerca.

Il terzo macro tema affrontato ha riguardato l’emigrazione dei giovani e dei cervelli che consta di numeri troppo elevati, di cifre insopportabili dalla società italiana e già rappresentative del declino.
Mediamente abbiamo una popolazione italiana poco formata nelle nozioni di base di matematica, soprattutto al sud e un numero altissimo di giovani che non sono né in formazione né al lavoro, i cosiddetti neet.

Il quarto ed ultima tema riguarda lo spazio come nuova frontiera per scienza ed economia, tuttavia esiste ancora la necessità di sottolineare che senza la scienza di base non potremmo avere le applicazioni tecnologiche, funzionali che impattano sulla nostra vita quotidiana sui tempi brevi tanto quanto impattano sul nostro futuro con tempi lunghi. Investire sulla scienza di base oggi significa darci la possibilità di fare una scoperta domani. La space economy muove 330 mld euro anno, nella space economy sta succedendo oggi quello che è successo per google ad esempio, per le grandi piattaforme digitali che hanno rivoluzionato la vita quotidiana di ognuno di noi. Lo spazio è competitivo, collaborativo e globale, è collaborativo perché i grandi risultati si ottengono attraverso l’impegno collettivo.

L’immaginazione è più importante della conoscenza, l’immaginazione di per sé abbatte i limiti. Le parole chiave che devono restare immobili nel tempo sono formazione, conoscenza, autonomia e libertà della ricerca.