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«Ministro, la sua scuola è rigida»

Pubblichiamo l'intervista ad Enrico Panini, apparsa sul quotidiano "Il Secolo XIX" di giovedì 1 novembre 2001

05/11/2001
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Pubblichiamo l'intervista ad Enrico Panini, apparsa sul quotidiano "Il Secolo XIX" di giovedì 1 novembre 2001

Ventimila Cobas degli insegnanti ieri hanno disertato le aule. Si preannuncia un novembre di proteste

«Ministro, la sua scuola è rigida»
Panini, segretario Cgil, contesta tagli e nuove supplenze

Mese difficile per il mondo della scuola che ha visto scendere in piazza ieri a Roma i Cobas che hanno manifestato non solo nella capitale ma anche in altre sei importanti città italiane. "Difendiamo la pace e la scuola pubblica ";"No alla scuola-azienda ";"No alla finanziaria di guerra ". Questi gli striscioni del corteo che si è svolto nella capitale e al quale,secondo le cifre del ministero avrebbero partecipato più di ventimila persone. «Siamo contro la finanziaria di guerra - ha detto il portavoce nazionale dei Cobas,Piero Bernocchi -che taglia risorse per la scuola pubblica spostandole verso la spesa militare. Siamo per una finanziaria di pace,che dia uno stipendio europeo ai lavoratori e un posto fisso ai precari.Chiediamo che si fermi una guerra che non combatte la politica del terrore ». Forti critiche sono state lanciate al ministro Moratti. «Non è un caso -ha detto il sindacalista -che la Moratti, invece di discutere con noi, sia andata in Confindustria. D ’Amato ha detto che 1200 scuole saranno adottate dalla Confindustria,ma chi vuole esserlo? Meglio rimanere orfani. Buttiamo fuori questa ministra privata ».«No allo sciopero nella scuola »ha dichiarato Gianfranco Avila, responsabile nazionale dell ’Ugl-Scuola.
«Lo sciopero indetto dalle altre organizzazioni sindacali, con modalità peraltro differenti e contrastanti, non ha senso, considerate anche le rassicurazioni fornite dal ministro Letizia Moratti ».

Roma. I suoi trascorsi sono Emiliani. Viene dalla patria,universalmente riconosciuta,delle scuole che funzionano bene. Enrico Panini, 47 anni,segretario generale della Cgil-scuola dal 30 aprile 1997, a Roma dal 1992,è stato preside di scuola media a Correggio. Ha le idee chiare su cosa vorrebbe dalla scuola e per la scuola e sul ministro dell ’Istruzione Letizia Moratti.

Un voto alla Moratti?
«Non ho mai dato voti ».

Allora un giudizio.
«E ’un ministro competente, disponibile a discutere, ma non condivido la sua politica scolastica ».

Ecco.La politica scolastica della Moratti, che in questi giorni vede il mondo della scuola in subbuglio. Proteste contro la Finanziaria, proteste per il suo interesse verso la scuola privata. Cosa racconterebbe ad uno dei suoi ragazzi se dovesse spiegare cosa sta accadendo oggi nella scuola?
«Gli direi queste cose. La prima: che mentre tutta Europa aumenta le spese per l’istruzione l’Italia è l ’unico Paese che le diminuisce quando, per ammissione di tutti, noi siamo tra i Paesi che meno investono in Europa sul versante dell’istruzione. La seconda: che i tagli che opera questa Finanziaria sono tali da mettere in discussione il suo diritto allo studio».

In che senso?
«Gli farei alcuni esempi. Il primo riguarda il fatto che chiamare un supplente della scuola secondaria solo dopo 15 giorni di malattia dell’insegnante significa che nelle scuole medie e medie superiori si perdono ore di lezioni di materia che poi non verranno più recuperate. E questo pone un problema di diritto allo studio. Direi ancora a quel ragazzino che cambiare le modalità di formazione degli organici, quindi del numero degli insegnanti che lavoreranno nella sua scuola, non è un fatto burocratico ma con le nuove modalità farà sì che soprattutto nelle scuole collocate in zone difficili, di montagna, collina,oppure nelle scuole superiori con corsi particolari, sarà più difficile fare le classi. Quindi le classi saranno più numerose di quelle attuali. Gli direi ancora che così facendo ne esce una scuola più rigida, più centralistica, con meno spazi di flessibilità quando tutto il mondo dice che, invece, essendo per fortuna gli individui diversi gli uni dagli altri, bisogna lavorare personalizzando, quindi rendere flessibile, l’istruzione. E non rendere rigido, dalla Val d ’Aosta a Pantelleria, il funzionamento della scuola ».

Lei cosa farebbe? Cosa consiglierebbe al ministro?
«Di portare in tempi molto rapidi il rapporto fra spesa e Prodotto Interno Lordo, quindi ricchezza di un Paese, al 6 per cento. Attualmente siamo attorno al 5 per cento, raggiungendo in questo modo una media di carattere europeo. Darei corso agli impegni che il precedente governo ha assunto con tutti i sindacati della scuola: adeguare le retribuzioni degli insegnanti agli standard europei e definirei, dentro un processo di attuazione delle riforme, organici funzionali di scuola ».

Può spiegare meglio, perchè sono convinto che il nostro ragazzino non capisce più...
«Certo,anche perchè non solo il ragazzino non capisce,ma spesso neppure l’adulto. Vuol dir una composizione di insegnanti nelle scuole tale da far fronte oltre che al normale funzionamento della scuola anche all’intenzione della scuola di garantire un’offerta di istruzione aggiuntiva del territorio e di coprire anche i bisogni che derivano, per esempio, dalla necessità di sostituire insegnanti assenti per malattia ».

Insomma la scuola cosa deve garantire...
«Quello che è il funzionamento ordinario previsto dai programmi nazionali.Poi con il referendum approvato nei primi giorni di ottobre le scuole autonome sono diventate dei soggetti costituzionali. E a Genova, come in ogni altra parte, queste scuole oltre che riflettere una dimensione nazionale sono anche scuole che devono avere la potestà di fare iniziative di formazione, d’istruzione offerte al territorio senza aspettare autorizzazioni romane. Contemporaneamente dovrebbero essere in grado di far fronte a quei problemi che si pongono quando ci sono brevi necessità di sostituzione, per malattia, di insegnanti avendo un numero di docenti calcolato in modo da poter far fronte a queste tre esigenze ».

Riepilogando.
«Garantire i programmi nazionali; poter garantire un’offerta specifica d’istruzione sul territorio; poter coprire le necessità di sostituire insegnanti assenti. Per questo di parla di "organico funzionale ", cioè funzionale a raggiungere questi tre scopi. Credo che il bambino capirebbe la spiegazione e le ragioni della protesta alla politica scolastica che si vuole attuare ».

Carlo Bancalari