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Sulla finanziaria 2002

Pubblichiamo l'articolo di Enrico Panini apparso sul quotidiano "Italia Oggi" del 9 ottobre 2001

09/10/2001
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Pubblichiamo l'articolo di Enrico Panini apparso sul quotidiano "Italia Oggi" del 9 ottobre 2001.

Roma, 9 ottobre 2001

La proposta di legge Finanziaria per il 2002 è straordinariamente pesante per la scuola e per chi vi lavora. Per noi essa è inaccettabile per valutazioni squisitamente sindacali. Pertanto, o si acquisiscono cambiamenti radicali oppure bisogna passare immediatamente dall'attuale stato di mobilitazione, proclamato non appena è stato reso noto il testo, allo sciopero.

Per quanto riguarda l'ormai prossimo rinnovo contrattuale mancano le risorse sufficienti a garantire la copertura delle retribuzioni, rispetto all'andamento dell'inflazione e al recupero del differenziale maturato nel biennio 2000 - 2001.

A questo problema retributivo, che è comune a tutti i lavoratori pubblici, la scuola ne aggiunge uno specifico. L'anno scorso, proprio in questi giorni, stavamo preparando uno sciopero generale, caratterizzato da una imponente manifestazione a Roma, per rivendicare salari europei per la nostra categoria. La Finanziaria per il 2002, per ora, testimonia che questo obiettivo, oggetto di due scioperi e strappato mediante un'intesa siglata nel dicembre scorso con il precedente Governo, non è condiviso dall'attuale compagine. Tant'è che le risorse contrattuali specifiche stanziate per la scuola, oltre che ampiamente insufficienti anche solo per intravedere l'Europa, sono il frutto esclusivo di tagli drammatici per i loro effetti. Nel triennio di riferimento di questa Finanziaria (dal 2002 al 2004) si stanzia meno di quanto abbiamo acquisito con la lotta dal precedente governo per il 2002 e il 2003. Val la pena di ricordare che per il contratto 1998 - 2001 abbiamo potuto contare su circa 8.000 miliardi aggiuntivi a quelli stanziati per il recupero sull'inflazione. Oggi, siamo in presenza di cifre irrisorie rispetto agli obiettivi per i quali il sindacato andò allo sciopero. In assenza di cambiamenti di fondo, il risultato sarà che la specificità della scuola è tale solo se si taglia pesantemente ogni spesa. Esattamente il contrario di quanto avviene negli altri Paesi europei!

Sul versante del lavoro, dell'occupazione e della qualità della scuola gli interventi contenuti nell'art.13 non sono meno pesanti. Si tagliano gli organici, perché scomparirà il riferimento al numero delle classi, penalizzando così tutte le situazioni di disagio territoriale, le scuole dove ci sono alunni handicappati inseriti, gli istituti con indirizzi specifici. L'imposizione di un completamento d'orario di lezione fino a 24 ore (di norma!), oltre che a rappresentare una inaccettabile interferenza su materie contrattuali, irrigidisce la scuola, elimina qualsiasi flessibilità didattica, condiziona i modelli sperimentali. Le sostituzione entro i 30 giorni di assenza con docenti della stessa scuola rappresentano un intervento durissimo. Non ci sono parole per descrivere effetti e ripercussioni, ben chiare ai più, devastanti sul versante del personale. Le ricadute sugli alunni saranno pesantissime, per la perdita di decine di ore di insegnamento. C'è da chiedersi che diritto allo studio è quello che si base sullo stato di salute del proprio docente!

Infine le commissioni d'esame. Noi intravediamo, in questa previsione, non solo una scelta che favorisce le scuole private più dequalificate ma anche l'occasione che verrà usata per sostenere il superamento del valore legale del titolo di studio.

Per quanto riguarda gli ata non solo manca ogni risorsa per il contratto ma, con l'art.20, si da fiato alla esternalizzazione dei servizi, quindi ad una ulteriore riduzione dell'occupazione dopo che oltre 20.000 posti di lavoro sono già stati tagliati.