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Invece di colpire i patrimoni ci si accanisce sulle pensioni

Tra le proposte di emendamenti del Governo, la cancellazione del periodo di militare ed universitario ai fini del raggiungimento dei requisiti per la pensione.

30/08/2011
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Il segno depressivo ed antisociale della manovra finanziaria non cambia. Anzi, si colpiscono ancora di più i lavoratori pubblici e privati. Invece di recuperare le risorse derivanti dalla eliminazione della sovrattassa su redditi alti con una imposta patrimoniale, con una seria lotta alle evasioni fiscali e con una riduzione seria dei costi della politica, si sceglie di far cassa attraverso pesanti interventi sulle pensioni. Così commenta Domenico Pantaleo, segretario generale FLC CGIL, dopo le ultime modifiche del governo alla manovra anticrisi secondo cui il servizio militare e gli anni di università, anche se regolarmente riscattati, non sono più riconosciuti ai fini della maturazione dell'età pensionistica. "È un vero ladrocinio quello che sta per commettere il Governo a danno dei lavoratori innalzando l'età pensionabile da 1 fino a 6 anni". Chi ha fatto il militare dovrà rimanere in servizio un anno in più, mentre chi ha riscattato gli anni di laurea addirittura cinque. In molti casi queste misure si sommano fino a bloccare per 6 anni l'uscita dal lavoro. Ma il tempo diventa infinito se si aggiunge il prolungamento di un anno per la finestra mobile nella scuola. I lavoratori, dopo i sacrifici per riscattare con i loro soldi quattro anni di corso di laurea (in alcuni casi cinque) e altri periodi coperti dalla contribuzione figurativa come la maternità e l'assistenza alle persone disabili, adesso si vedono scippare soldi e tempo prezioso della loro vita.

Un Governo bugiardo e infingardo che ha preso di mira nuovamente i settori della conoscenza dove c'è la più alta concentrazione di personale laureato. Solo nella scuola ogni anno ci sono in media 30.000 pensionamenti di docenti, dirigenti e ATA di cui circa l'80% è personale laureato. Evapora il piano triennale sulle immissioni in ruolo perché ritardando i pensionamenti non ci saranno prospettive di stabilizzazioni nei prossimi anni né per i precari e né per i neolaureati che intendono intraprendere la professione docente. Questo ulteriore provvedimento si aggiunge, nei settori della conoscenza, ai tagli pesantissimi agli organici, al blocco dei contratti, degli scatti di anzianità, al TFR liquidato dopo due anni e alla possibilità di congelare la tredicesima mensilità. Inoltre, con il decreto correttivo di Brunetta si intende annullare ogni spazio di contrattazione modificando in maniera unilaterale e retroattiva il contratto vigente per penalizzare ancora di più la dignità del lavoro pubblico. Alle politiche antipopolari bisogna rispondere con un duro e lungo conflitto perché il Governo Berlusconi sta portando il Paese nel baratro.

Si rafforzano tutte le ragioni per aderire in massa allo sciopero generale indetto dalla CGIL il 6 settembre e partecipare in massa alle manifestazioni territoriali.