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Pensioni: emendamenti al Milleproroghe, l’impegno di CGIL e FLC

Un documento unitario con le proposte di modifica alla riforma del Governo Monti

19/01/2012
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La FLC CGIL da subito ha denunciato l'iniquità della riforma del sistema pubblico delle pensioni da parte del Governo Monti che interviene pesantemente sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori: per le odierne generazioni una rivoluzione strutturale dei requisiti di accesso al diritto alla pensione, per i giovani, spesso disoccupati o precari quindi con scarsa potenzialità contributiva, un futuro privo di una pensione adeguata.


La CGIL insieme a CISL e UIL ha presentato proposte di emendamenti da inserire nel decreto milleproroghe in relazione all'art. 24 del Decreto Legge 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni, nella Legge 214 del 22 dicembre 2011. In sede di Commissioni parlamentari purtroppo il dibattito non ha deposto a favore dell'accettazione degli emendamenti, se non per i lavoratori precoci (che a venti anni avevano già due anni di contributi). La CGIL e la FLC continuano la loro battaglia perché sia l'aula parlamentare a dare esito positivo agli emendamenti presentati.

Nel merito degli emendamenti si sottolinea la necessità:

  • di non eliminare seccamente l'accesso alla pensione con le quote, ma di introdurre una maggiore gradualità
  • di eliminare i 42 anni e 1 mese di contribuzione per gli uomini e equipararli al requisito previsto per le donne
  • di eliminare per uomini e donne le penalizzazioni legate all'età anagrafica
  • di estendere il 15 bis dell’articolo 24 anche per i lavoratori del pubblico impiego
  • di estendere, per i lavoratori della scuola e dell'AFAM, i diritti acquisiti alla data del 31 dicembre 2011 alla data del 31 agosto 2012, in quanto sono gli unici lavoratori che per accedere al diritto pensionistico debbono utilizzare la "finestra" (1 settembre per la scuola, 1 novembre per l'AFAM)
  • di rivedere la norma che prevede per i lavoratori assunti dal 1 gennaio 1996 e che sono in  contributivo, la possibilità di andare in pensione di vecchiaia con 20 anni di contribuzione, solo se l'assegno pensionistico corrisponde  ad una somma di denaro non inferiore ad una volta e mezzo l'assegno sociale rivalutato con il pil quinquennale.

La revisione di questa ultima norma sarebbe di gran vantaggio per chi entra tardi al lavoro, soprattutto per le donne, spesso meno pagate meno degli uomini, con percorsi lavorativi interrotti anche dal ruolo che svolgono per  la cura familiare,  perché garantirebbe loro una pensione dignitosa.

Rimaniamo in attesa dell'esito positivo degli emendamenti per ridare fiato a quanti in prossimità della pensione si sono visti sfumare l'obiettivo sotto il naso, per dare una speranza a coloro che oggi vedono la pensione come un miraggio nel deserto secondo le tabelle di proiezione della riforma.

Come ha affermato la segretaria confederale Vera Lamonica, “auspichiamo che la discussione nella Commissione e nell'Aula corregga tali storture, che certo non risolverebbero tutti i problemi, peraltro riproposti nella piattaforma unitaria consegnata al governo, ma sicuramente darebbero un segnale positivo circa la volontà di rispondere alla condizione molto difficile che si è determinata”.