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Rinnovo del contratto, lavoro stabile, stop alla regionalizzazione dell’istruzione: questi i temi centrali della manifestazione di domani a Roma

Il comunicato unitario FLC CGIL, CISL FSUR e Federazione UIL Scuola RUA.

08/02/2019
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Rinnovare il contratto, rendere stabile il lavoro, bloccare ogni tentativo di regionalizzazione del sistema di istruzione: sono i temi centrali che i sindacati del comparto istruzione e ricerca porranno in evidenza nella manifestazione di domani a Roma.

Appuntamento domani mattina alle 9.00 a Piazza della Repubblica. Nel corteo che si snoderà fino a piazza San Giovanni, lo striscione della scuola sarà al secondo posto dopo quello che aprirà la manifestazione.

Proprio per fare il punto dei temi che saranno al centro dell’azione sindacale dei prossimi mesi è stata convocata, oggi pomeriggio al Teatro Eliseo, la riunione degli organismi statutari nazionali di FLC CGIL, CISL FSUR, Federazione UIL Scuola RUA.

«Considerato che i provvedimenti contenuti nella legge di bilancio per il 2019 riguardanti il sistema Istruzione e Ricerca sono largamente insufficienti, non prevedendo investimenti adeguati per potenziare e qualificare il sistema pubblico d’istruzione» – si legge nell’ordine del giorno approvato nel pomeriggio – «si ribadisce l’importanza dei contenuti della piattaforma rivendicativa unitaria posta alla base della manifestazione di domani per ottenere una svolta delle politiche economiche e sociali nel Paese».

La riunione di oggi segna un momento importante nella prospettiva del rinnovo contrattuale per il triennio 2019-2021, il primo tra gli obiettivi evidenziati dai tre sindacati. Varate le linee guida per la definizione della piattaforma, che saranno portate in discussione sui luoghi di lavoro. Col nuovo contratto si punta a una significativa rivalutazione salariale e alla valorizzazione delle diverse professionalità, in direzione di un riallineamento con le retribuzioni dell’area euro. Sollecitano nel frattempo anche la rapida conclusione del contratto per la dirigenza, tuttora in attesa di firma definitiva.

In evidenza anche la richiesta di un piano di assunzioni che, a partire dalla garanzia di un’adeguata consistenza degli organici, contrasti efficacemente la precarietà, stabilizzando il lavoro in tutti i settori del comparto. È per questo indispensabile governare opportunamente anche la fase di passaggio tra vecchie e nuove modalità di reclutamento, per evitare che il prossimo anno scolastico veda un’ulteriore crescita dei rapporti di lavoro precari.

Il documento approvato oggi rilancia con forza il tema dell’unitarietà del sistema scolastico su tutto il territorio nazionale, in nome dell’universalità del diritto all’istruzione, contro ogni ipotesi di diversificazione e separazione del sistema scolastico (programmi, personale, risorse) su base regionale, che potrebbe indebolire l’unità nazionale accentuando gli squilibri già oggi riscontrabili tra le diverse aree territoriali. Al riguardo è annunciata un’iniziativa pubblica, con la quale si riaffermerà anche la valenza del contratto nazionale come fonte unitaria per la disciplina del rapporto di lavoro del personale che opera nel sistema dell’Istruzione, dell’Università e AFAM e della Ricerca nel nostro Paese. 

Rafforzare il ruolo della scuola pubblica e del sistema nazionale di istruzione presuppone l’impegno, che i sindacati considerano indispensabile, ad assicurare un piano di forti investimenti pubblici in linea con la media dei paesi europei.

«In questo quadro – ribadiscono gli organismi statutari di FLC CGIL, Cisl Scuola, Federazione Uil Scuola Rua – è necessario riaprire un ampio dibattito nel Paese e con la categoria sul modello di Istruzione e formazione che, fondando il principio educativo nei valori costituzionali, sulla libertà di insegnamento e di ricerca, assicuri a ogni persona un adeguato livello di istruzione come condizione di pieno esercizio della cittadinanza e promuova equità e giustizia concorrendo a rimuovere gli ostacoli di natura socio-economica, che, come afferma l’articolo 3 della Costituzione, limitano di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini».