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Università e Ricerca, audizione alla VII Commissione del Senato sul Decreto 180/2008

Nel corso dell'audizione la FLC ha chiesto significativi cambiamenti al decreto e l'inizio di un percorso di confronto ampio sui problemi di università, ricerca ed AFAM.

19/11/2008
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Si è svolta oggi 18 novembre l’audizione presso la VII Commissione del Senato delle organizzazioni sindacali e delle associazioni della docenza in relazione al dl 1197 (conversione del decreto 180).

Su tale testo, sia pure nella sua versione non definitiva, abbiamo già pubblicato un commento unitario.

La FLC aveva chiesto che la convocazione fosse congiunta per tutte le sigle che hanno prodotto il documento Piattaforma programmatica per l’Università italiana, che è stato consegnato alla Commissione e che ha costituito il punto di riferimento alle osservazioni sul decreto 180. Anche su tali osservazioni abbiamo cercato di accentuare gli aspetti unitari e quelli che ci collegano con il grande movimento che in questo periodo si batte per una università pubblica migliore.
Le osservazioni e le richieste di modifiche relative all’università sono state la parte principale dell’audizione.
Prevedendo il decreto anche un aspetto relativo agli enti di ricerca, abbiamo presentata una richiesta di miglioramento che darebbe finalmente una reale autonomia al sistema pubblico di ricerca.
Infine, anche se l’AFAM non è citata nel decreto 180, ma in un DPR approvato dal Consiglio dei Ministri nella stessa riunione, abbiamo colto l’occasione per richiamare le problematiche di accademie e conservatori.

Da parte nostra e di molte delle sigle presenti è stato richiesto che si aprano veri tavoli di confronto per una discussione approfondita e dettagliata di tutte le necessità dei tre settori e perché tutte le istituzioni pubbliche della ricerca e dell’alta formazione possano svolgere quella missione di cui il paese oggi ed in futuro ha bisogno con livelli qualitativi elevati.

Questo confronto dovrà coinvolgere direttamente studenti e precari che hanno dimostrato di avere molta più lungimiranza e serietà di tanti che vengono costantemente ascoltati dalla politica.

Università

Sull’università occorre partire dall’affermazione chiara che noi non difendiamo lo status quo, ma il ruolo del sistema dell’Università, che è un ruolo di promozione sociale della cultura e dell’innovazione e ci basiamo su tre valori fondanti che sono alla base della piattaforma programmatica unitaria:

  • la natura pubblica del sistema universitario e, quindi, il rifiuto assoluto della trasformazione di queste in fondazioni di diritto privato,

  • il ruolo sociale del sistema universitario,

  • la natura cooperativa e partecipata del sistema universitario.

Le nostre richieste sono state l’eliminazione dei tagli ai finanziamenti previsti dalla 133 che segna la distruzione delle università pubbliche. Il testo del decreto, così come è scritto, rischia addirittura di aumentare tali tagli perché non ci sono i tempi per potere distribuire il 7% legato alla valutazione che si propone di ricominciare da capo ignorando che molti criteri sono già stati approntati e sono condivisi.
Ciò che è oggi indispensabile è aumentare i finanziamenti: le università devono ricevere quanto è necessario per il loro funzionamento basale. Gli sprechi vanno ridotti, ma non uccidendo le università e chi ci lavora e ci studia e cancellando il futuro di intere generazioni.
A tale finanziamento si deve aggiungere quello dipendente dalla valutazione.

Abbiamo inoltre chiesto di eliminare il blocco del turnover per tutte le università e per tutto il personale, compreso quello tecnico e amministrativo. Con i tagli previsti dalla 133 moltissime università andranno ben presto oltre il 90% col rischio di non potere svolgere neppure i concorsi per ricercatori previsti dal reclutamento straordinario e per il quale i fondi sono già stanziati.
Abbiamo chiesto che le risorse derivanti dallo sblocco del turnover siano utilizzate solo per personale di ruolo.

Abbiamo chiesto che siano banditi in tempi rapidi e certi concorsi per ricercatori di ruolo, sia quelli previsti dal reclutamento straordinario, sia un numero ulteriore consistente per far funzionare la didattica e la ricerca degli atenei, tenendo conto dell’altissimo numero di personale precario già formato che opera nelle università.

Per quanto riguarda l’aumento dei fondi per gli studenti, questo non è assolutamente sufficiente, sia perché non tiene conto dei tagli operati ai fondi delle Regioni, sia perché sicuramente per la parte di alloggi e residenze la somma destinata è troppo esigua, sia perché si tratta di un intervento solo per il 2009.

Ricerca

Per gli enti di ricerca le nostre osservazioni si sono riferite al fatto che l’eliminazione del taglio delle dotazioni organiche, pur essendo un fatto positivo, ma non è sufficiente per la maggior parte degli enti.

Senza oneri aggiuntivi per lo stato è possibile superare, sia il concetto di dotazioni organiche, sia il regime autorizzativo.
Gli enti devono pianificare il fabbisogno del personale connesso con la programmazione delle loro attività, mantenendo le spese del personale al di sotto di una percentuale delle risorse complessive derivanti dal bilancio dell’anno precedente. Su questo documento di programmazione si esprimono i ministeri vigilanti, il Tesoro e la Funzione Pubblica, quindi vi sono tutti i controlli necessari. A valle su ciò che gli enti scelgono di fare e su come attuano il reclutamento si dovrà esprimere un organismo di valutazione terzo ed indipendente.

Una volta compiuta la programmazione deve esistere la piena autonomia di compiere assunzioni e, fino a quando sarà possibile, stabilizzazioni senza ulteriori vincoli quali turnover, né numerico come è attualmente, né economico, come era precedentemente, e dotazione organica e senza procedure autorizzative che rallentano solo i tempi.

Ovviamente è necessario che in attesa di potere assumere i vincitori di concorsi sia possibile mantenere in servizio sia tempi determinati sia co.co.co. e assegnisti. Sono necessari per le attività degli enti, portano risorse e si rischia altrimenti di farli emigrare. E’ quindi necessario che venga modificato il 1441 quater nella parte dell’emendamento “ammazza precari”.

AFAM

Per l’AFAM la situazione rimane a dir poco assurda. Continuano a mancare le risorse per attuare la riforma già approvata da nove anni e le stesse poche assunzioni che si stanno per fare non hanno coerenza con la riforma in essere, riforma purtroppo ancora del tutto sperimentale.

E’ quindi urgente, e lo abbiamo ribadito, che vengano stanziati 10 più 10 milioni di risorse per il funzionamento del sistema e l’attuazione della riforma, senza le quali le istituzioni non potranno più svolgere la loro importante missione.

Roma, 18 novembre 2008