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Fondo per il merito e liberalizzazione delle tasse universitarie, operazione ideologica vergognosa

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

26/05/2011
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Diciamo la verità, non si  sentiva proprio il bisogno di un'ennesima trovata fintamente esterofila che dovrebbe, come una panacea, risolvere i problemi strutturali dell'università italiana attraverso un meccanismo “tecnico”. In realtà l'interrogazione parlamentare sul fondo per il merito e sulla liberalizzazione delle tasse universitarie presentata al senato appare come una operazione ideologica vergognosa. Il testo sottende l'idea che il costo dell'istruzione debba gravare  fondamentalmente sui singoli perfettamente in linea con la legge 240 e le politiche del governo Berlusconi.

Ancor più preoccupa la direzione di una convergenza tra alcuni parlamentari del  PD, il principale partito dell'opposizione e le forze più critiche dell'attuale maggioranza su un punto così sensibile: l'accettazione  della legge 240 e la rinuncia a mettere in campo una coerente battaglia per cambiare le scelte devastanti del Governo.  Partiamo da un presupposto: l'università inglese, soprattutto nelle sue punte di eccellenza, non raggiunge i buoni risultati evocati nell'interrogazione parlamentare grazie alle tasse studentesche liberalizzate ma ad un sistema complessivo efficace e bilanciato, con un delicato equilibrio di pesi e contrappesi e di rapporti precisi tra didattica e ricerca.

Ma, soprattutto, non è vero che i nostri atenei sono di pessima qualità. Questa è una vulgata che serve a delegittimare il sistema per ridurre le risorse pubbliche.

La conoscenza è una risorsa strategica nazionale, sia in termini di qualità che di quantità e diffusione ed è l'unico investimento che permetterà ai singoli stati di superare la crisi mondiale, come hanno perfettamente compreso Stati Uniti e Germania.

Rilegittimare l'investimento pubblico sull'università è il presupposto per cambiare il modello economico, sociale e ambientale quale condizione per garantire una migliore crescita del Paese.

Il primo problema, in questo momento, dell'università italiana è la mancanza di risorse: pensare di risolverlo affidandosi alle famiglie è l'allarmante segno della miopia della classe politica al governo e, purtroppo, di chi alcuni tra coloro che si propongono come migliore alternativa. Non permetteremo che si metta in discussione il diritto Costituzionale allo studio.