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I lavoratori della scuola sotto controllo politico?

Comunicato stampa di Enrico Panini

21/01/2003
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Comunicato stampa di Enrico Panini

I lavoratori della scuola non si sono mostrati docili con questo Governo e hanno contestato in diverse occasioni, ed in numero sempre maggiore, tutti i tentativi di privatizzare la scuola pubblica e di limitare il diritto all'istruzione per tutti.

Eccoli serviti: si vuole dal Parlamento una bella delega a favore del Governo per stabilire che chi comanda è il Ministro e che, anziché contrattare liberamente tutte le proprie condizioni di lavoro come accade agli altri lavoratori, gli insegnanti per vedere riconosciute le loro rivendicazioni dovranno aspettare una Legge o una gentile concessione del Ministro.

Se poi non sono d'accordo con l'attuazione che verrà fatta del loro stato giuridico dovranno chiedere al Parlamento o al Ministro di modificare norme di Legge e aspettare.

Le parole usate dal Ministro non riescono a nascondere la sostanza: con lo stato giuridico torniamo agli anni`50, gli anni del primato del potere amministrativo sui diritti delle persone, gli anni delle scelte discrezionali.

Ovviamente, tutto viene giustificato in nome della "specificità". Peccato che quando si tratta di portare le retribuzioni in Europa questo Governo si dimentichi della specificità e metta a disposizione pochi euro frutto di dure riduzioni d'organico.

Questo è un Governo allergico all'indipendenza delle persone e vede come fumo negli occhi i sindacati che contestano: preferisce di gran lunga l'ubbidienza.

L'aggressione alla contrattazione, alla pari dignità fra lavoratore e datore di lavoro e la riduzione del ruolo contrattuale dei sindacati sono gli strumenti scelti.

Fra censure ai libri di testo e pieni poteri al Governo sullo stato giuridico degli insegnanti si completa l`azione già avviata con gli interventi sulla magistratura e sul sistema di informazione pubblico: riscrivere le regole fondamentali del nostro Paese.

La Cgil Scuola non preannuncia scontri: essi sono già aperti.

Roma, 21 gennaio 2003