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L’AFAM in otto mosse secondo il Ministro Giannini

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

24/05/2014
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Il Ministro Giannini presenta un “pacchetto in 8 punti” per rilanciare l’Alta Formazione Artistica e Musicale “una parte consistente delle eccellenze che danno lustro all’immagine del nostro Paese”.

L’annuncio del Ministro è interessante e i provvedimenti annunciati possono essere una risposta positiva a scelte che attendiamo da mesi.
Siamo soddisfatti che ponga rimedio, per il momento parziale, al precariato storico, ovvero coloro che hanno contribuito in maniera determinante con la loro professionalità alla attuazione della riforma mettendo in atto una offerta formativa nuova e adeguata ai tempi come d’altronde è successo nei cambiamenti epocali. Non è più tempo di annunci, proclami ad intermittenza e scarsissima attenzione da parte della politica. Bisogna ripristinare regole e programmazione in un comparto nel quale fino ad ora l’unico obiettivo è stato quello dei tagli con una navigazione a vista.

Il “clima” non è dei più favorevoli e in questi 8 punti vi sono delle note positive e tante altre che, proprio in questo contesto, stanno producendo preoccupazione, proteste e sconforto.

Nel merito degli otto punti

Lo “sblocco” dei fondi per gli ex Istituti Musicali Pareggiati, assegnati dalla Legge 128/13 e finalmente giunti a destinazione. Una boccata d’ossigeno per gli Istituti ma che non risolvono le altalenanti vicissitudini e indecisioni della politica e soprattutto, per le situazioni più in sofferenza a causa anche del ritardo nella erogazione dei contributi, sposta solo di poco il problema della sopravvivenza degli Istituti stessi.

Sblocco del decreto che autorizza la stabilizzazione dei precari. Partita in gioco da mesi, sviluppatasi in un andirivieni tra i tre Ministeri, con un MEF che, oltre a far scorrere il pallottoliere ne ha improntato le mosse e che, proprio per i ritardi accumulati, darà il giusto riconoscimento a meno della metà dei precari di decennale esperienza.
Accogliamo il risultato positivo che però DEVE essere rinforzato/compiuto come da richiesta originaria: 560 docenti era la richiesta perché tale è la consistenza delle disponibilità nelle graduatorie ex Legge 143 in relazione alle dotazioni organiche.
Incomprensibile l’azione riduttiva che in realtà non riduce la metà dei precari esistenti, sono molti molti di più. I numeri, faticosamente ricostruiti, dicono che i precari docenti con contratto a tempo determinato, rispetto all’organico congelato al 1999, sono circa 1500, stabilizzarne 276 è un risultato del quale però non ci accontentiamo.

Nessun riferimento alla stabilizzazione delle figure EP e degli amministrativi, davvero una manciata di nomine in ruolo da conferire a chi ha superato concorsi pubblici ed è indispensabile al funzionamento delle istituzioni.

Non deve sfuggire a nessuno che, oltre ai precari con contratto a tempo determinato, vi sono circa 2.500 professionisti che insegnano con le più disparate forme di contratto: co.co.co, co.co.pro, partita IVA, prestazione occasionale, professionale…

La bozza di decreto - ex art. 19, Legge 128/13 - per la formazione delle graduatorie nazionali pubblicata sul sito del Ministero per interagire con gli interessati, a nostro parere pone un elemento di novità. Al contempo, però, corre l’obbligo di chiarire che quella bozza non è stata discussa con i sindacati, la redazione è stata di totale competenza e responsabilità del Ministero. Anche la FLC CGIL produrrà le proprie osservazioni entro la stessa scadenza del resto del “pubblico”. Ci auguriamo che vengano accolte per garantire efficacia e condivisione delle scelte in modo da favorire soluzioni adeguate alle aspettative sin qui eluse.

Il Ministro contestualmente all’attuazione della Legge 128/13 e alla determinazione della graduatoria nazionale, annuncia un nuovo concorso a fine anno. Domanda obbligata: con quali regole? Forse il Ministro, preso dalle mille problematiche, dimentica che l’AFAM è l’unico comparto della Pubblica Amministrazione che non ha regole per assumere?

E che dire della mancata elezione del CNAM che sta provocando l’ingessatura della didattica, compresa l’impossibilità di portare ad ordinamento i bienni di secondo livello come previsto dalla Legge 183/12, e il veto per l’AFAM di accedere alla ricerca?

E ancora, come si pensa di procedere ad accreditare nuove istituzioni senza il DPR che ne definisce i requisiti? Si procederà alla rinfusa e senza garanzie di legalità?

Quali sono le eccellenze che si vogliono rilanciare?

La Legge 128/13 ha tagliato i fondi per l’edilizia, erano già abbondantemente insufficienti ed ora alcune istituzioni sono in crisi.

La distribuzione dei fondi per il funzionamento (meno di 9 milioni per 80 istituzioni e 75.000 studenti) è un atto ordinario che arriva tardi e al sindacato non è dato sapere con quali criteri sono stati distribuiti e che, per non penalizzare ulteriormente le istituzioni che hanno già esaurito la gestione in dodicesimi. È nostra determinazione chiedere quanto prima di conoscerne parametri e criteri di ripartizione.

Bene i premi per gli studenti, interessante la composizione di una lista di esperti che rappresenteranno il Ministro nei Consigli di Amministrazione delle accademie e dei conservatori, destinare soggetti competenti rappresenta un aiuto vero alla governance delle Istituzioni.

Non bastano le 8 mosse per arrivare a fare scacco matto anche perché tra quelle indicate dal Ministro ne mancano di determinanti: reclutamento del personale, programmazione e sviluppo del sistema e strutturazione della ricerca, definiva strutturazione degli ordinamenti, assetto della docenza. A questo ovviamente si deve aggiungere o anticipare il rinnovo del contratto.

Nel merito del #Cantiere che ci annuncia il Ministro, ci asteniamo dal dare giudizi, la riforma dell’AFAM è un cantiere a cielo aperto da 15 anni senza un piano/progetto organico di lavoro, vorremmo che il Ministro si facesse carico davvero di chiudere la riforma per dare cittadinanza europea all’AFAM.

E se la partita si perderà, sarà l’Italia a uscire dalla classifica di serie A.