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Le annunciate stabilizzazioni nella scuola non porranno fine alla “supplentite”

Comunicato stampa di Francesco Sinopoli, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

08/08/2017

Le annunciate 52.000 mila stabilizzazioni del personale docente per l’anno scolastico 2017/2018 si ridurranno purtroppo a circa 37.000.
Ci saranno circa 15.000 stabilizzazioni in meno rispetto a quelle programmate, per mancanza di aspiranti nelle graduatorie ad esaurimento e del concorso 2016. In particolare resteranno liberi almeno 10.000 posti di sostegno. Un danno per la scuola pubblica e per la continuità didattica.

Per questa via non si mette fine alla famosa “supplentite”, annunciata da Renzi, la quale continuerà a incombere sulla continuità didattica e sulla precarietà del lavoro. Non si può certo dire che 37.000 stabilizzazioni non siano una boccata d'ossigeno, ma non bastano a risolvere i guasti profondi provocati dal piano straordinario di assunzioni della legge 107/2015 che si conferma ancora una volta una legge priva di un orizzonte strategico per la scuola pubblica.

La macchina (fallace) delle stabilizzazioni messa a punto dal Miur sconta anche i gravi ritardi e gli errori delle procedure concorsuali. A ciò si aggiunge la carenza di personale negli uffici dell'amministrazione periferica costretto in questi giorni a un vero e proprio tour de force, lesivo della dignità degli stessi lavoratori, nel vano tentativo di rispettare i tempi imposti dal Miur. Non è così che si potrà garantire il sereno e regolare avvio dell’anno scolastico per milioni di studenti, anche perché mancano ancora le assunzioni del personale Ata ed educativo. 

Al Miur chiediamo l’immediata apertura di un tavolo di confronto per ottenere la totale copertura dei 52.000 posti annunciati e per le immediate stabilizzazioni di educatori e Ata su tutti i posti liberi.

E’ necessario un confronto con le parti sociali per valutare i reali bisogni della scuola pubblica e per programmare un piano di stabilizzazioni coerente con i tempi e i bisogni reali della scuola.