Iscriviti alla FLC CGIL

Home » Comunicati stampa » Comunicati FLC CGIL » Riforma della Pubblica Amministrazione: salva la rete territoriale, ma il Governo vuole sopprimere la “Scuola di statistica”

Riforma della Pubblica Amministrazione: salva la rete territoriale, ma il Governo vuole sopprimere la “Scuola di statistica”

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL

26/06/2014
Decrease text sizeIncrease  text size

Mentre dalla lettura del testo pubblicato ieri in gazzetta ufficiale “riforma della Pubblica Amministrazione”, abbiamo conferma di quanto annunciato, cioè che stato scongiurato l’equivoco dell’inserimento delle sedi territoriali dell’Istat fra le strutture da tagliare, si concretizza l’intenzione di sopprimere la Scuola di statistica, per farla confluire, insieme ad altre “scuole”, nella Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Evidentemente il Governo, non è chiaro per quale motivo, aveva comunque deciso che l’Istat, avrebbe dovuto pagare un “dazio” alla riforma della pubblica amministrazione. Eppure si tratta di un ente che non solo svolge una funzione fondamentale per il paese ma lo fa con livelli di efficienza che, a parità di standard qualitativi non ha competitor sulla scena internazionale.

Il testo definitivo del Decreto Legge, disponibile da ieri martedì 25 giugno all’articolo 21 conferma dunque che la “Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche” è “soppressa”. Le sue funzioni sono “attribuite alla Scuola nazionale dell’amministrazione e assegnate” a un corrispondente dipartimento che verrà creato entro 120 giorni. Il Decreto dice poi che “le risorse finanziarie già stanziate e destinate all’attività di formazione sono versate” all’80% alla Scuola nazionale dell’amministrazione e al 20% al bilancio dello Stato. Ancora “la stessa Scuola subentra nei rapporti di lavoro a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa o di progetto in essere presso gli organismi soppressi”. Al comma 3 dello stesso articolo del decreto, si legge che la Scuola dovrà collaborare con l’Istat, “anche attraverso convenzioni”, per svolgere le attività di formazione.

Come nel caso delle sedi territoriali ci si trova in una situazione paradossale che non genererà un centesimo del risparmio voluto. L’equivoco nasce dal DPR 166/2010, ovvero il provvedimento voluto dall’ex presidente Giovannini che ha dato origine all’idea della “Scuola di statistica”, costruita “senza oneri aggiuntivi”. Solo grazie all’impegno dei lavoratori dell’Istat, senza che fosse disponibile uno stanziamento specifico aggiuntivo, anzi in un regime di tagli che ha coinvolto pesantemente negli ultimi anni i fondi per la formazione del personale, la scuola ha avviato in questi anni alcuni progetti innovativi, oltre all’attività preponderante di formazione rivolta al personale interno che già si attuava prima, quando non c’era nessuna scuola. Il tutto a carico di ricercatori, tecnologi e tecnici già in servizio presso l’Istat.

La FLC CGIL ricorda che, non esistono né sono mai esistite risorse specifiche della Scuola di statistica, di conseguenza non possono essere tagliate per produrre un risparmio, né può essere indebolita l’ordinaria attività di auto formazione che nell’ambito del Sistema statistico nazionale (SISTAN) l’Istat svolge da sempre, cioè da molto prima del 2010 anno di nascita della scuola di statistica.

 Se il Governo intendesse proseguire se questa strada, la FLC CGIL chiede che il provvedimento venga trasformato in una valorizzazione del percorso fin qui svolto dalla scuola di statistica acquisendo così un senso che oggi oggettivamente non ha: sia garantita in capo al Sistan e non ad un Dipartimento della futura struttura di formazione, l’autonoma programmazione delle attività che fin ora afferivano alla scuola di statistica e che tali attività vengano svolte, nelle strutture e con gli strumenti che la costituenda scuola della pubblica amministrazione offre aumentandone visibilità e valore.

La FLC CGIL si opporrà a qualsiasi provvedimento volto a tagliare in modo del tutto improprio risorse finanziarie ad una funzione di ricerca fondamentale per il paese come quella della statistica pubblica.