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Scuola: annunciati nuovi tagli al personale ATA. La FLC non ci sta

Questa volta tocca al personale ATA che negli anni ha già subito un drastico ridimensionamento. Il piano “La Buona Scuola” perde credibilità giorno dopo giorno

03/10/2014
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Abbiamo già detto NO a nuovi tagli al personale scolastico e diciamo ancora NO a nuovi ventilati tagli al personale ATA. Il “Piano Buona Scuola” perde credibilità ogni giorno che passa e si conferma in continuità con le fallimentari politiche dei Governi precedenti.

Abbiamo motivato la nostra opposizione ai tagli commentando punto per punto il Piano del Governo sulla scuola e spiegato che essi non vanno d’accordo con la “Buona scuola”.

L’assenza clamorosa di investimenti anche nel settore dei servizi - niente organico funzionale ATA, zero immissioni in ruolo, ulteriori tagli sul personale tecnico e amministrativo - è un vuoto da colmare. Amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici sono indispensabili per avere scuole accoglienti, sicure e che funzionino. Per funzionare le scuole hanno bisogno di tutte le professionalità e non solo dei docenti. E invece il Governo si appresta a licenziare oltre 5.000 precari ATA (dietro ci sono altrettante famiglie) e ad azzerare  le supplenze. E questa il governo la chiama lotta alla precarieta'? Questa sarebbe la Buona Scuola?

Tagli lineari, riduzioni di personale e dimensionamenti selvaggi non sono gli ingredienti di una riforma, perché sono elementi distruttivi. E non si può pensare di rifinanziare le scuole prendendo risorse dai tagli alle scuole, alle università e alla ricerca.

Non ci può essere il gioco delle tre carte sulle risorse!

Il Governo ci dica quali sono gli investimenti possibili per migliorare la qualità della scuola pubblica e quali sono i tempi per la stabilizzazione del personale.

Le risorse possono essere trovate utilizzando i fondi strutturali, introducendo una tassa sulle transazioni finanziarie e una patrimoniale sulle grandi ricchezze e sulle rendite improduttive, possono derivare dalla lotta all’evasione fiscale e dall’abbandono definitivo di inutili spese militari.