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Università, decreto legge 180: nessuna significativa inversione di tendenza rispetto ai tagli della Legge 133

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil.

08/01/2009
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Nella tarda mattinata di oggi il Governo ha ottenuto la fiducia definitiva sul decreto legge 180 ancora una volta senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti.

Si ripropone esattamente quanto è accaduto per i precedenti interventi legislativi: l'espropriazione del dibattito parlamentare (oltre che del confronto con i soggetti rappresentativi interessati), e l'approvazione di misure unilaterali del Governo.

Non s'intravede alcuna inversione di tendenza rispetto ai tagli pesantissimi previsti dalla legge 133 che distruggono le università pubbliche per trasformarle in fondazioni.
La prova è data dal fatto che si approva un decreto che interviene su alcune questioni, per alcune di esse senza che vi siano aspetti di urgenza, e poi si rimanda ad un futuro disegno di legge sull'Università la riforma.

Le risposte sulla precarietà sono molto parziali e del tutto insufficienti mentre migliaia di giovani vengono licenziati.
Per quanto riguarda il personale infatti, il blocco totale del reclutamento per tutti gli Atenei che superano il tetto del 90% alle spese di personale rappresenta un vincolo che, a partire dall'anno prossimo, produrrà nella maggioranza degli Atenei la desertificazione di gran parte dell'Università italiana. Le sbandierate norme sulla concorsualità all'insegna della trasparenza sono in realtà poca cosa. Il decreto, inoltre, istituzionalizza la figura del ricercatore a tempo determinato: è chiaro che da domani il reclutamento eventuale di ricercatori si realizzerà prevalentemente, se non esclusivamente, attraverso contratti a tempo determinato.

Non si è avuto il coraggio di prevedere la piena contrattualizzazione dei docenti universitari, unico intervento in grado di premiare veramente il merito sulla base di criteri obiettivi, ripiegando sugli scatti stipendiali, che rimangono automatici, legati alle pubblicazioni scientifiche peraltro difficilmente valutabili in termini qualitativi.

Non tutto il decreto è negativo; ma gli aspetti pur condivisibili, come l'incremento delle borse di studio, o l'allocazione di un 7% del finanziamento su criteri di qualità sono completamente offuscati da un impianto punitivo per gli Atenei e per i docenti e ricercatori, perfettamente in linea con l'ispirazione della legge 133.

Roma, 8 gennaio 2009