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Università: Pantaleo, "il sole d'agosto fa brutti scherzi"

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

22/08/2013
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Francesco Giavazzi (economista nonché editorialista del Corriere della Sera) e Gianni Chiodi (Presidente della Regione Abruzzo) propongono di chiudere tre atenei (Bari, Messina e Urbino) perché in fondo alle classifiche redatte dall'Anvur.

Non si può ignorare, nell'analizzare la situazione del sistema universitario italiano, che con le controriforme epocali della Gelmini e i tagli di risorse in questi anni, le conseguenze sono state blocco del reclutamento, penalizzazione dei giovani ricercatori, crescita ulteriore del precariato, forte ridimensionamento del diritto allo studio e aumento delle tasse universitarie.

Il nostro Paese risulta agli ultimi posti per spesa in istruzione e università ed è quello che ha tagliato di più in Europa seguita nella graduatoria dalla sola Ungheria. Le metodologie usate dall'Anvur per stilare i dati della valutazione di qualità della ricerca 2004-2010 non trovano riscontro in nessun Paese del mondo. Non è affatto una valutazione neutra perché esamina la produzione scientifica sulla base di standard definiti unilateralmente dall'Anvur. Ad esempio vengono fortemente penalizzate le ricerche con taglio multidisciplinare. Non si tiene conto dei contesti in cui le singole università operano e della loro dimensione.
Per queste ragioni la stessa Ministra Carrozza ha ribadito che i dati dell'Anvur non devono essere utilizzati per stilare classifiche sulla base delle quali distribuire le risorse.

Bisogna sicuramente intervenire per migliorare la qualità del nostro sistema universitario segando una volta per tutte inefficienze, baronie e clientele per favorire realmente il ricambio generazionale. Le migliori università nel mondo sono quelle che riescono a tenere insieme didattica e ricerca, che valorizzano le materie umanistiche e scientifiche senza gerarchie, che incentivano i giovani ricercatori, che hanno una forte propensione all'internazionalizzazione e che stabiliscono un rapporto sinergico con le imprese e il territorio. È quello il modello vincente e non la riproposizione delle fallimentari ricette liberiste. Se il nostro Paese ha il più basso numero di laureati in Europa e se le immatricolazioni calano, la questione prioritaria è come garantire attraverso gli investimenti un salto di qualità dell'intero sistema universitario a partire dal mezzogiorno e da politiche che consentano a tutti l'accesso al sapere.