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Adesione della FLC Cgil all’Appello al 3^ Forum Sociale Europeo di Londra

La FLC Cgil, componente del Comitato Fermiamo la Moratti, aderisce con convinzione all’Appello al Social Forum di Londra 2004, che di seguito pubblichiamo.

11/10/2004
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La FLC Cgil, componente del Comitato Fermiamo la Moratti, aderisce con convinzione all'Appello al Social Forum di Londra 2004, che di seguito pubblichiamo.

Noi consideriamo positiva l'esperienza fin qui realizzata che, seppure fra molte difficoltà, ha determinato in maniera significativa il nascere e lo sviluppo del grande movimento contro la legge 53/03, in cui sono stati e sono presenti non solo gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto le componenti della società civile e molte istituzioni locali.

La lotta dell'anno scorso ha rallentato l'attuazione della "controriforma" Moratti, fino a determinarne, nei fatti, per l'anno in corso un blocco. E' una battaglia che deve continuare e deve estendersi anche ai settori che finora sono rimasti silenti o marginali al movimento.

La legge 53/03 va abrogata, così come vanno ritirati i decreti attuativi, perché non ci sono elementi da salvaguardare e non sono possibili correzioni. Il suo impianto è sbagliato, socialmente discriminante, riporta indietro di decenni l'orologio dei diritti conquistati nel nostro paese.

Noi pensiamo, invece, sia necessario investire sulla scuola pubblica, migliorandone le prestazioni; sia possibile estendere l'accesso e la permanenza nel sistema di istruzione a tutti e a ciascuno, aumentando il numero dei giovani e degli adulti coinvolti, garantendo loro il diritto alla formazione per tutto l'arco della vita.

Pensiamo insomma che un'altra scuola pubblica sia possibile e per questo ci stiamo impegnando per una proposta programmatica che parli al paese.

 

Organizzazioni raccolte nel Comitato Fermiamo la Moratti

Appello al Social Forum di Londra 2004

Una forte mobilitazione di genitori, insegnanti, ATA e studenti, che ha visto la costituzione in molte città di Comitati Reti e Coordinamenti,si è sviluppata nello scorso anno nelle scuole italiane per abrogare la legge di riforma della scuola, approvata dal governo Berlusconi su proposta del ministro Moratti, che sta destabilizzando il sistema di istruzione del nostro Paese, dalla scuola dell'infanzia all'università.

Con lo stesso obiettivo, organizzazioni professionali e sindacati di insegnanti, associazioni di genitori e studenti, partiti politici e associazioni della società civilehanno costituito un Comitato nazionale "Fermiamo la Moratti". Diverse per orientamento culturale, prassi sindacale e strategie politiche hanno costruito una convergenza sull'impegno a promuovere occasioni di mobilitazione e di contestazione della politica governativa, con iniziative nazionali e con il sostegno alle tante iniziative locali, e a sollecitare nel Paese un dibattito politico e culturale che affronti i nodi dell'istruzione nel mondo della globalizzaione.

Dall'interno di questa esperienza di convergenza,che non intende annullare le diversità, è emersa l'esigenza di lanciare a questo Forum sociale europeo una proposta di azione comune per una mobilitazione europea.

Convinti che la scuola pubblica abbia una funzione indispensabile nella tutela del diritto all'istruzione di tutti i cittadini e che la politica scolastica dell'Europa debba muoversi in una prospettiva democratica che rifiuti la canalizzazione precoce e che garantisca a tutte e a tutti l'innalzamento dell'obbligo scolastico fino a 18 anni e il diritto all'istruzione e alla formazione per tutto l'arco della vita, è secondo noi necessario che il Forum sociale europeo lanci una mobilitazione per riaffermare:

 

  • l'inscindibile connessione tra sviluppo della democrazia e formazione delle nuove generazioni ai valori della pace e della solidarietà, alla cittadinanza attiva, all'integrazione e alla cooperazione tra le persone ed i popoli

  • il diritto all'istruzione per tutti e l'obbligo delle Istituzioni pubbliche (Stati ed Istituzioni comunitarie) direndere esigibile tale diritto in un sistema pubblico, libero da vincoli confessionali e da ogni subordinazione alla logica del mercato e al modello aziendalistico del liberismo, che riduce il sapere a merce, trasforma gli alunni e gli studenti in clienti/utenti di una scuola diventata un servizio a domanda individuale, favorisce la selezione precoce tesa a confermare e rafforzare la stratificazione sociale esistente.

La scuola dell'Europa deve garantire a tutti l'esercizio concreto del diritto allo studio e la possibilità di accedere ai più alti livelli dell'istruzione. Deve mirare alla formazione delle nuove generazioni perché possano partecipare attivamente al governo democratico dei loro paesi e dell'Unione, contribuendo criticamente allo sviluppo economico compatibile e promuovendo per sé e per gli altri il miglioramento della qualità della vita, in modo compatibile con i bisogni collettivi della società e dell'ambiente.

In questa prospettivala scuola deve costituirsi come luogo pubblico collettivo che accoglie, riconosce, valorizza e fa interagire i soggettidiversi (docenti, studenti, genitori, territorio) e le diversità culturali, che promuove, attraverso il confronto tra orientamenti e culture diverse, solidarietà e condivisione in questa fase in cui le società europee stanno diventando sempre più multiculturali e multireligiose.

La conoscenza si produce, infatti, nell'interazione sociale che diventa prima risorsa per l'apprendimento in una scuola che educa alla complessità e al pensiero critico, che valorizza le differenze di genere e che lavora per promuovere una solidarietà planetaria.

Il raggiungimento di queste finalità è affidato alla valorizzazione della professionalità docente fondata sulla libertà d'insegnamento a tutti i livelli, sul contrasto dei processi di gerarchizzazione e di precarizzazione, nella consapevolezza che l'essere e fare l'insegnante oggi si confronta con i processi di globalizzazione che accrescono e ampliano i conflitti sociali, territoriali, culturali e politici, e costituiscono delle sfide epocali per i sistemi dell'istruzione in generale e per tutti coloro che hanno responsabilità educative.

Contro la realizzazione di questa scuola si muovono forze economiche multinazionali, controllori palesi ed occulti dei media a livello mondiale,centrali ideologiche e confessionali, che si riconoscono nella proposta avanzata dal WTO di privatizzare l'istruzione, trasformandola in merce da comprare e vendere, e negando che la sua diffusione sia una fondamentale funzione istituzionale pubblica.

A tal proposito chiediamo che il Forum europeo non resti estraneo al Forum mondiale dell'educazione convocato per il prossimo luglio a Porto Alegre, che contro questa politica si è mobilitato.

Su questi temi pensiamo sia necessario promuovere la mobilitazione generale di studenti, insegnanti, cittadini, per porre al centro del processo per la costruzione della nuova Europa la qualità sociale e culturale dei sistemi formativi pubblici e per riaffermarela priorità della funzione pubblica della scuola. Una Giornata Europea di manifestazioni ed iniziative per l'istruzione pubblica per realizzare un fronte comune, senza annullare anzi valorizzando le differenze nazionali e di orientamento delle diverse organizzazioni, da tenersi nei prossimi mesi, per contrastare in tutta Europa le politiche liberiste nell'istruzione.

ARCI, Associazione per la Scuola della Repubblica, As.S.U.R. (Associazione Scuola Università Ricerca), CESP, CGD, CGIL, CIDI, Cobas, Democratici di Sinistra, Didaweb, Federazione Verdi, FLC Cgil (Cgil Scuola), FNISM, Legambiente, Libera, Movimento di Cooperazione Educativa, Movimento Interregionale Insegnanti Precari, Partito dei Comunisti italiani, Proteo Fare Sapere, Rifondazione Comunista, UDS.

Roma 11 ottobre 2004

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