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Alternanza scuola-lavoro, la carta dei diritti non si applica agli studenti che fanno stage di Emanuela Micucci

Accolte le richieste delle regioni, cgil contraria. Restano fuori le strutture formative

08/08/2017
ItaliaOggi

Emanuela Micuci

Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza non si applicherà agli alunni che frequentano stage, tirocini e didattica di laboratorio. Via anche ogni riferimento alle strutture formative accreditate: restano solo le istituzioni scolastiche. Accolte queste e tutte le altre proposte presentate il 27 luglio dalla Conferenza delle regioni nell'esprimere il parere sullo schema di regolamento della Carta, predisposto dal Miur di concerto con i ministeri del lavoro e della funzione pubblica. La Carta ha così incassato giovedì il parere favorevole della Conferenza delle regioni, di cui nella stessa giornata ha preso atto anche la Conferenza unificata. Nella nuova formulazione dello schema di regolamento, inoltre, è previsto che alle commissioni territoriali per l'alternanza scuola-lavoro partecipano anche un rappresentante regionale e uno di Unioncamere.

Istituite presso ciascun ufficio scolastico regionale, alle commissioni saranno indirizzati, entro 30 giorni e per il tramite della scuola, i reclami contro eventuali sanzioni comminate agli studenti per l'infrazione dei doveri previsti dalla Carta o dal percorso formativo di alternanza assegnatogli. A richiedere una modifica delle composizione della commissione era già stato anche il Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) proponendo di integrarla con un dirigente scolastico. Le regioni, inoltre, nel dare il via libera alla Carta hanno ribadito «la necessità di chiarire che le risorse per far fronte al trasporto degli alunni disabili che partecipano ai percorsi di alternanza siano a carico delle risorse destinate all'alternanza scuola lavoro di cui al comma 39 dell'art. 1 della legge 107/2015».

Le regioni ribadiscono che le spese per il trasporto degli studenti disabili in alternanza debba rientrare nei 100 mila euro annui che la Buona Scuola ha dedicato per questi percorsi di scuola-lavoro. Del resto, a questo punto fa riferimento una delle proposte emendative congiunte di comuni e province allo schema del decreto, ribadite il 26 luglio poiché non ancora accolte nel testo. Anci (associazione nazionale comuni italiani) e Upi (unione province italiane) chiedono l'eliminazione del riferimento al supporto organizzativo degli enti locali per i percorsi di alternanza specifici per gli alunni disabili, «che spetterà poi alla singola regione prevedere o meno», poiché la normativa è cambiata e oggi l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità è attribuita alla regione a decorrere dal 1° gennaio 2016 (art. 1, comma 947, legge 208/2008). Ed anche il Cspi aveva insistito per una maggiore declinazione del testo su questo punto, «individuando modalità di accompagnamento e le forme di supporto a carico degli enti locali».

Contraria alle richieste delle regioni la Fcl-Cgil che bolla la presa di posizione della Conferenza delle regioni come «profondamente sbagliata», «foriera di pesanti discriminazioni fra gli studenti e che rischia di rendere sempre più debole il presidio delle istituzioni educative sul percorso formativo degli studenti».

Al contrario, per la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli, la Carta «rappresenta un elemento di forte qualificazione dei percorsi scuola-lavoro» e sarà resa operativa da una nuova piattaforma informativa dedicata all'alternanza offrendo, tra l'altro, ai ragazzi «la possibilità di segnalare eventuali problematiche, nonché di valutare l'esperienza fatta».

Mentre il sottosegretario all'istruzione Vito De Filippo sottolinea la «grande attenzione» nella Carta «ai temi della salute e della sicurezza nei luoghi in cui si svolgono le attività lavorative». La Carta sarà ora inviata al Consiglio di Stato. L'obiettivo del Miur è vararla a settembre. E, annuncia Fedeli, «entro fine anno organizzeremo gli Stati Generali dell'alternanza».