Elezioni RSU 2022, candidati con la FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Locale » Gli insegnanti che non vogliono fare i test anti-alcol

Gli insegnanti che non vogliono fare i test anti-alcol

Gli insegnanti del liceo Regina Margherita di Torino hanno deciso di usare l’ironia e ieri mattina alle 10 hanno organizzato una «colazione berlinese» a base di prosciutto, salame e — soprattutto — spumante.

18/02/2014
Decrease text sizeIncrease text size
Corriere della sera

Gli insegnanti del liceo Regina Margherita di Torino hanno deciso di usare l’ironia e ieri mattina alle 10 hanno organizzato una «colazione berlinese» a base di prosciutto, salame e — soprattutto — spumante. Il «brindisi allo spreco» serviva a protestare contro i test per l’alcol imposti ai 130 docenti dell’istituto: iniziati venerdì scorso, proseguiranno fino alla prossima settimana. «Sono controlli inutili, umilianti e anche costosi, che pesano sui fondi risicati delle scuole», dice Mario Frisetti, che insegna Storia dell’arte ed è delegato sindacale del Cub. «Ho provato a rifiutarmi, ma la preside mi ha detto che avrebbe dovuto sospendermi. Quindi mi toccherà fare la visita».
I controlli non sono un’invenzione astrusa della dirigente del Regina Margherita, Maria Torelli: lei è stata soltanto molto puntigliosa nell’applicare subito una norma nazionale. E cioè il decreto legislativo 81 del 2008 che obbliga i datori alla «verifica della assenza di condizioni di alcoldipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti» per alcune categorie di lavoratori. E qui sta la pietra dello scandalo, perché tra i lavori a rischio, come quello di pilota, chirurgo, poliziotto e guardia armata o la «conduzione di generatori di vapore» e «impianti nucleari», compare l’«insegnamento nelle scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado». «I nostri professori quando va bene maneggiano il tablet, altrimenti il registro di carta: non è la stessa cosa di una pistola o un aereo», dice Tommaso De Luca, dirigente di un’altra scuola torinese, l’Itis Avogadro, e presidente dell’Associazione scuole autonome piemontesi (Asapi). «Oltretutto non serve: in caso di comportamenti sospetti, i presidi potevano già sottoporre gli insegnanti a una “visita medico-collegiale” obbligatoria».
Il Piemonte, con Toscana, Puglia e Friuli Venezia Giulia, è stato una delle prime Regioni a recepire la legge del 2008, che invece dispone verifiche a tappeto ogni tre anni. «Richiedono anche le analisi del sangue e costano almeno 80 euro a docente: una spesa insostenibile per le scuole — spiega De Luca —. L’anno scorso noi dell’Asapi abbiamo posto due volte il problema all’assessore all’Istruzione, che ci ha promesso di cercare una soluzione. Intanto abbiamo proposto di organizzare incontri informativi con gli insegnanti sulla questione. Nel mio istituto abbiamo fatto così».
I presidi, però, nel frattempo rispondono direttamente in caso di problemi con insegnanti che abbiano bevuto anche solo un caffè corretto (è vietato il consumo di alcol tout court , non oltre una soglia limite come per chi guida). La dirigente del Regina Margherita ha voluto tamponare il problema e ha disposto intanto delle visite mediche. «Dodici all’ora, si può immaginare quanto siano efficaci — commenta il professor Frisetti —. Costeranno tra i tre e i quattromila euro. Poi mancano i soldi per tutto il resto: il fondo per i docenti è stato tagliato da 62 mila a 28.700 euro e quello per i corsi di recupero da 30 mila a diecimila: addio lezioni». Il risvolto kafkiano è che senza analisi del sangue le visite, nonostante le buone intenzioni, lasciano comunque il liceo «fuori legge».
Elena Tebano

@elenatebano