Elezioni RSU 2022, candidati con la FLC CGIL

Home » Rassegna stampa » Locale » La Cgil attacca: «Dal Comune soltanto bugie sulle materne»

La Cgil attacca: «Dal Comune soltanto bugie sulle materne»

Il segretario Riso al congresso Flc fa un affondo sulla Fondazione Cresci@mo. «Le nostre proposte non sono state mai considerate dall’amministrazione»

17/10/2018
Decrease text sizeIncrease text size
Gazzetta di Modena

Di Luca Gardinale

Lo dice senza troppi giri di parole, anche perché la questione è aperta da parecchio tempo: «Dire che in Fondazione ci sono le stesse condizioni delle scuole comunali è un bugia grossolana e ipocrita». Un affondo deciso riservato all’amministrazione comunale dalla Cgil di Modena, che ieri mattina alla sala Ulivi di viale Ciro Menotti ha celebrato il quarto congresso della Flc, la sigla della scuola, dell’università e della formazione.

Congresso introdotto dalla relazione del segretario (riconfermato) Claudio Riso, che ha toccato tutte le questioni aperte, a partire da quella delle scuole d’infanzia, con le dipendenti della Fondazione Cresci@mo - che attualmente gestisce dieci materne - che chiedono da tempo un adeguamento dei contratti alle condizioni del personale che lavora per le comunali. «Dobbiamo purtroppo registrare - ha detto Riso, parlando davanti a 80 delegati della Flc - come la vicenda del contratto integrativo della Fondazione non abbia ancora trovato una soluzione.

La posizione della Cgil sulla scelta che fece anni fa il Comune di dotarsi dello strumento Cresci@mo è sempre stata piuttosto critica, anche se la Fondazione è nata come strumento per assumere e stabilizzare insegnanti. Ci avevano detto che non ci sarebbero state differenze - ha spiegato ancora Riso - né di qualità del servizio, né di trattamento economico.

Ma mentre il servizio era e rimane di qualità, gli stipendi delle lavoratrici della Fondazione sono bloccati da tempo, e già prima del rinnovo dei contratti nazionali di tutti i settori pubblici c’era una differenza significativa: l’ultimo rinnovo contrattuale ha fatto sì che questa differenza sia aumentata notevolmente». Ma il problema, secondo il segretario del settore scuola, è anche di dialogo  «L’interlocuzione con i dirigenti non è facile, e per esplicita ammissione del presidente, “la Fondazione non brilla di luce propria”. Le leve decisionali - ha detto ancora Riso – stanno infatti da un’altra parte, negli uffici del Comune, e questo si ripercuote negativamente sulle dinamiche dei tavoli di trattativa, quando, nei pochissimi incontri che siamo riusciti a ottenere, vediamo dall’altra parte un evidente imbarazzo, dovuto a una oggettiva impossibilità di prendere decisioni a causa di un mandato forse troppo rigido e limitato».

Ma che fine ha fatto la proposta dei sindacati per adeguare stipendi e condizioni lavorative?

«Nelle mani del Comune c’è da molti mesi una piattaforma con le richieste dei lavoratori - ha aggiunto Riso - ma alla consegna di questa proposta non è seguito alcun incontro.

Non ho remore nel dire che si tratta una grave mancanza di rispetto nei confronti delle lavoratrici, ma anche verso la città, alla quale si continua a raccontare una bugia grossolana e ipocrita, ovvero che chi lavora in Fondazione lo fa alle stesse condizioni di chi lavora nelle comunali. Credo che la pazienza abbia esaurito ogni limite - ha chiuso Riso - quindi o arriva la convocazione del tavolo in tempi rapidi, o non potremo fare a meno di vederci e decidere come comportarci di conseguenza».

Ma i problemi aperti, appunto, sono tanti, a partire da quelli che riguardano il personale Ata: «Insieme ai colleghi di Cisl e Uil abbiamo incontrato il prefetto - ha aggiunto il sindacalista - al quale abbiamo illustrato le situazioni di tutti i giorni, dagli insegnanti che fanno lezione con la porta aperta per dare un’occhiata a quello che succede fuori ai dirigenti che ammettono sconsolati di non avere abbastanza personale per coprire la vigilanza.

Ad oggi, però, dobbiamo registrare che non c’è stato alcun intervento, e le criticità sono ancora tutte lì». —

L'INTERROGAZIONE

Perchè è chiuso il servizio offerto da Memo?
Fare luce sulla sospensione del servizio offerto dal centro educativo Memo di via Barozzi per gli interventi «finalizzati a sostenere nelle scuole e nei servizi educativi l’accoglienza e l’integrazione scolastica degli alunni stranieri, l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua, l’educazione interculturale, la prevenzione di ogni forma di razzismo e xenofobia, come previsto nel Patto per la scuola». A chiederlo, con un’interrogazione che sarà discussa in Consiglio comunale, è la consigliera del Pd Grazia Baracchi. «Il servizio - si legge nel documento - è un fondamentale supporto per le scuole, in quanto facilità la comunicazione e aiuta ad inserire gli alunni nel nuovo contesto scolastico».

LA DENUNCIA

Formazione e assunzioni ecco l'odissea degli insegnanti invisibili
«Si dice che siamo 700mila, ma in realtà siamo molti di più». Il tema è quello degli insegnanti precari, e a denunciare la grave situazione è Alessandra Di Bartolomeo, docente precaria in attesa della convocazione, delegata Flc-Cgil e segretaria provinciale di Sinistra Italiana. «Più che precari siamo invi-sibili - ha detto ieri al congresso della sigla dell'istruzione della Cgil - anche per-ché ci troviamo davanti a situazioni che rasentano l'assurdo». «Così, dopo lo stop al Tfa, il vecchio sistema per diventare insegnanti, ora è stato introdotto il Fit, un nuovo percorso di formazione e inserimento che prevede l'acquisizione di crediti formativi, ma che in realtà non è mai partito. Di conseguenza, ci sono tantissimi precari che si sono pagati la formazione di tasca propria, per trovarsi poi bloccati: in-somma - ha detto ancora Alessandra Di Bartolomeo -non siamo solo invisibili, ma siamo trattati come l'ultima ruota del carro, quando nella realtà siamo essenziali, perché se non ci fossimo noi sarebbe impossibile far funzionare il sistema-scuola». La delegata Flc ha quindi ricordato che «oggi la batta-glia per la stabilizzazione passa per i ricorsi, però il problema non è burocratico, ma politico. Per questo, penso che dovrebbe essere proprio la Flc-Cgil a riunire il conflitto e puntare all'obiettivo reale, ovvero il ministero. Dobbiamo lottare insieme - ha concluso la docente precaria e segretaria di Sinistra italiana - perché valorizzare la scuola pubblica sarebbe importante per tutti».

L’INTERVENTO DI PARENTI

L’ex funzionario si sfoga «Scuola più rassegnata e in mano a burocrazia».

Sono rientrato a scuola dopo due anni da funzionario con la Flc, e ho trovato un sistema sempre più burocratizzato».

A dirlo, intervenendo nel corso del dibattito che ha seguito la relazione del segretario Claudio Riso, ieri mattina al congresso della sigla della scuola della Cgil, è stato Vittorio Parenti: «Rientrando a scuola ho trovato molta rassegnazione - ha spiegato Parenti, parlando ai delegati presenti alla sala Ulivi di viale Ciro Menotti - mentre la vita delle Rsu è sempre più complicata, tanto che spesso il loro ruolo finisce per essere svolto dai gruppi di Facebook o di quelli creati dai genitori su Whatsapp».

Una rassegnazione che per il docente ed ex funzionario Flc riguarda anche un tema molto delicato, quello della sicurezza degli edifici scolastici: «Gran parte dei nostri istituti non ha nemmeno il certificato di prevenzione incendi - ha spiegato - e la cosa è paradossale, se pensiamo a quello che è successo alla nostra provincia con il devastante terremoto di sei anni fa. Anche per questo voglio un sindacato forte - ha aggiunto - che prenda in mano tutte queste partite ». A parlare delle riforme che negli ultimi anni hanno toccato il mondo della scuola è stata invece Iris Cavani, docente del liceo artistico Venturi di Modena: «In questi anni abbiamo accettato di tutto – ha spiegato - ma è necessario intervenire nelle sedi opportune, facendoci valere, perché non possiamo continuare a farci andare bene tutto quello che ogni riforma ci butta addosso». —

L.G.