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Africa senza scuola, la lezione passa in tv

Sono 40 milioni i bambini senza connessione internet per la didattica a distanza nell'Africa subsahariana. Molti paesi non riapriranno le aule fino al 2021 e mettono in campo canali televisivi e radio

02/08/2020
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il manifesto

Stefano Mauro

Restano ancora chiuse come nel recente caso del Sudafrica – con poche eccezioni come Benin e Costa d’Avorio – quasi tutte le scuole negli Stati del continente africano.

Dopo le “timide” riaperture delle scorse settimane molti governi hanno rivisto le proprie previsioni sulle tappe legate alla riapertura delle scuole: dal posticipo «indefinito» del Senegal fino alla riapertura da gennaio del 2021 in Kenya.

Le principali cause sono due: la progressiva crescita dei contagi in queste ultime settimane in tutto il continente e l’impreparazione di molte scuole con accesso limitato all’acqua corrente o la totale mancanza di dispositivi e attrezzature (mascherine, sapone, detergente) per contrastare la diffusione del virus tra gli studenti.

Una situazione che l’Unesco sta continuando a monitorare, visto il rischio di un «anno bianco» in Africa, a causa anche delle difficoltà legate alla didattica a distanza (Dad).

«Sono attualmente oltre 826 milioni gli alunni nel mondo che non hanno accesso a un computer o internet a casa, con milioni di studenti privati della scuola a causa della pandemia di Covid-19». Cifre raccolte in questi mesi da un rapporto dall’International Task Force on Teachers, agenzia coordinata dall’Unesco, sulla base dei dati raccolti durante la pandemia.

«Almeno 1,5 miliardi di studenti e 63 milioni di insegnanti della scuola primaria e secondaria, con scuole chiuse in 191 paesi, hanno subito e subiscono gli effetti del lockdown», afferma l’Unesco, aggiungendo che anche per gli insegnanti di paesi con infrastrutture affidabili di tecnologia dell’informazione e della comunicazione (Tic) e connettività domestica, la rapida transizione verso l’apprendimento online è stata difficile.

Le disparità sono particolarmente marcate nei paesi a basso reddito: nell’Africa sub-sahariana l’89% degli studenti non ha accesso ai computer di casa e l’82% non ha internet, secondo l’agenzia dell’Onu.

«Mentre cellulari, tablet e pc hanno garantito una continuità scolastica nei paesi occidentali – continua l’Unesco – circa 80 milioni di studenti vivono in luoghi non serviti da reti mobili, tra cui quasi metà nell’Africa sub-sahariana».

Il direttore generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, osserva che «il perseguimento dell’insegnamento e dell’apprendimento non può essere limitato ai soli mezzi online».

«In questi mesi – ha continuato Azoulay – per ridurre le disuguaglianze preesistenti, abbiamo sostenuto altre alternative, in particolare l’uso delle trasmissioni radiofoniche e televisive, per garantire un minimo di forme di apprendimento anche per quelle aree maggiormente disagiate».

Diversi istituti e università africane stanno esplorando l’apprendimento a distanza con internet. Tuttavia questo metodo deve affrontare diverse insidie: la scarsa copertura in alcune regioni dell’Africa e il prezzo, perché in molti paesi la maggior parte degli studenti non può permettersi un computer o di connettersi a lungo.

«È per impedire al Covid-19 di vincere dove fa più male, nel regno della conoscenza, che abbiamo tentato di attivare programmi didattici, permettendo ai bambini di non disimparare anche se rimangono a casa», ha dichiarato all’Afp Massamba Guèye, responsabile del ministero dell’Istruzione in Senegal, dove la televisione Futurs Médias, di proprietà del cantante Youssou Ndour, tiene lezioni tre volte al giorno a tutte le classi, compresa l’istruzione professionale.

Tentativi simili sono stati fatti in molti paesi, come Costa d’Avorio, Burkina Faso o Niger, dove «il ritorno a scuola non è più all’ordine del giorno e bisogna tentare di salvare o diversificare il sistema scolastico», osserva l’Unesco.

Numerose associazioni africane ammettono che «la tv o la radio non siano la cura miracolosa, per mancanza di interattività tra insegnanti e studenti o per verificare se gli studenti abbiano compreso quello che viene loro spiegato, ma rimane l’unica risorsa per continuare la didattica».

«Stiamo tentando di continuare a garantire l’unica maniera agli studenti di migliorare e costruire il loro futuro attraverso il diritto universale all’istruzione – conclude Azoulay – anche perché in molti casi, attraverso televisione e radio, tentiamo di arrivare in quelle aree rurali o in quei quartieri poveri dell’Africa dove non è solamente internet a mancare, ma spesso la stessa elettricità».