Testo CCNL Istruzione e Ricerca

Home » Rassegna stampa » Nazionale » Al via le stabilizzazioni per quasi 1500 ricercatori e tecnici degli enti di ricerca

Al via le stabilizzazioni per quasi 1500 ricercatori e tecnici degli enti di ricerca

Il Governo uscente licenzia il decreto con le risorse - stanziate dall’ultima manovra - per stabilizzare quasi 1500 tra ricercatori, tecnologi e amministrativi precari degli enti di ricerca. In pista 13 milioni per il 2018 e 57 milioni per il 2019 (a cui gli Epr aggiungono un 50%) diviso tra 13 enti: Area science park di Trieste; Cnr; Istituto studi germanici; Inaf; Infn; Ingv; Istituto di oceaonografia; Inrim; Enrico Fermi; Stazione Anton Dhorn; Indire e Ispra.

16/04/2018
Decrease text sizeIncrease text size
Il Sole 24 Ore

MArzio Bartoloni

Il Governo uscente licenzia il decreto con le risorse - stanziate dall’ultima manovra - per stabilizzare quasi 1500 tra ricercatori, tecnologi e amministrativi precari degli enti di ricerca. In pista 13 milioni per il 2018 e 57 milioni per il 2019 (a cui gli Epr aggiungono un 50%) diviso tra 13 enti: Area science park di Trieste; Cnr; Istituto studi germanici; Inaf; Infn; Ingv; Istituto di oceaonografia; Inrim; Enrico Fermi; Stazione Anton Dhorn; Indire e Ispra.

I requisiti per la stabilizzazione 
Il Dpcm firmato dalla ministra della Pa Marianna Madia e da Miur, Mef, Mise, Ambiente e Salute entrerà in vigore appena sarà approdato in «Gazzetta Ufficiale». E aprirà la porta alla stabilizzazione di un contingente di poco meno di 1500 precari. Un contingente che dovrebbe comprendere quasi totalmente il numero di ricercatori, tecnici e amministrativi che rispettano il requisito del comma 1 dell’articolo 20 del Dlgs 75/2017 e deve essere in possesso di un contratto a tempo determinato. In particolare il decreto legislativo che attua la riforma Madia della Pa prevede la possibilità di accedere alla stabilizzazione nel triennio 2018-2020 a tutti quei precari che risultino in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della riforma (la legge n. 124 del 2015) e che hanno contratti a tempo determinato. Gli stessi precari devono essere stati reclutati con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all'assunzione. Infine dovranno aver maturato, al 31 dicembre 2017, alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

Gli esclusi 
In base ai requisiti fissati dalla riforma Madia restano esclusi da questo round di stabilizzazioni tutti gli altri precari con altri contratti a cominciare dagli assegnisti di ricerca (si stimano circa 3mila tra ricercatori e amministrativi). Non a caso lo stesso Dlgs 75/2017 al comma 2 prevede che nello stesso triennio 2018-2020, le amministrazioni, possono
bandire dopo aver trovato le risorse necessarie delle procedure concorsuali riservate, in misura non superiore al cinquanta per cento dei posti disponibili, al personale non
dirigenziale che possegga un contratto di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso e abbia maturato, alla data del 31 dicembre 2017, almeno tre anni
di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.