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Attenti a non cadere nel finto giovanilismo

Mimmo Pantaleo - Segretario generale FLC CGILOttime le intenzioni, serve però una ricognizione sul numero di posti da coprire e bisogna attuare il piano di stabilizzazioni già programmato

21/12/2011
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l'Unità

Senon è uno spot pubblicitario è un’ottima intenzione. L’annuncio del ministro Profumo di un maxi concorso per 300mila candidati a un posto da docente nella scuola italiana è un’ottima notizia, perché reintrodurrebbe dopo 12 anni lo strumento del concorso pubblico come forma legittima di reclutamento, riconoscendone la valenza legislativa che gli conferisce la normativa vigente. Ma l’annuncio va declinato nel contesto attuale: una scuola deprivata di parti sostanziali di organico; una definizione dell’organico desueta, che alimenta il precariato senza dare continuità alle esperienze didattiche; la mancanza di ordinamenti che abbiano come fine il miglioramento del sistema dell’istruzione pubblica e non i tagli lineari del duo Gelmini-Tremonti. Su tutto campeggiano i numeri del precariato della scuola che ha nelle graduatorie a esaurimento il suo emblema, ma che si alimenta anche degli apporti di coloro che sono abilitati all’insegnamento e non iscritti nelle graduatorie e di coloro che pur non essendo abilitati, vantano un percorso professionale di interi anni scolastici. La Gelmini, tramite apposito regolamento del dicembre 2010, ha licenziato i percorsi abilitanti, i cosiddetti Tfa, che ancora devono decollare ma che intanto alimentano la speranza di tutti coloro che, laureati da tempo o neo laureati, aspirano a un posto di docente nella scuola. Di che cosa ha bisogno la scuola italiana, che si ringiovanisca il corpo docente? Sicuramente, ma anche di continuare ad avvalersi delle professionalità sperimentate in anni di esperienza dei docenti che ambiscono al riconoscimento della stabilizzazione. La normativa vigente assegna al concorso il50%dei posti disponibili e l’altro 50% alle graduatorie a esaurimento ed è questa la strada da continuare a percorrere se non si vuole cadere in un finto giovanilismo, teso a innescare una nuova forma di reclutamento che faccia dimenticare i tagli operati dalla Gelmini, sigillando col cemento i centomila licenziamenti determinati da quei tagli. Come già detto, l’annuncio del concorso è una notizia positiva, ma deve accompagnarsi ad alcuni atti propedeutici fondamentali: una ricognizione di tutti i posti disponibili, a vario titolo, per le immissioni in ruolo; una ricognizione dei posti necessari a restituire alla scuola la dignità calpestata dai tagli della Gelmini; una presa in carico del piano di stabilizzazioni triennali promesso dal patto di stabilità dello scorso anno e compromesso dalle vicende della riforma Fornero del sistema previdenziale, che non manda in pensione più nessuno, impedendo quel ricambio generazionale tanto invocato. Solo partendo da un obiettivo ben definito che coniughi la qualità della scuola italiana col problema occupazionale si potrà parlare di concorsi per l’accesso all’insegnamento. ❖