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Bello e possibile, il mestiere d'insegnare

da La Repubblica Mercoledì, 31 Ottobre 2001 LETTERE Bello e possibile, il mestiere d'insegnare di CORRADO AUGIAS Egregio Augias, devo dare torto ad una persona garbata come lei, ma la sua...

31/10/2001
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da La Repubblica
Mercoledì, 31 Ottobre 2001
LETTERE
Bello e possibile, il mestiere d'insegnare

di CORRADO AUGIAS

Egregio Augias, devo dare torto ad una persona garbata come lei, ma la sua risposta riguardante l'indifferenza ostentata degli studenti di cui le ha scritto il professor Spanghero, contiene, a mio parere, parecchi errori. I consigli che lei dà al professore dicendogli "storicizzi il suo disagio" non risolvono il problema e sono superati dal mio consiglio: quel docente si metta in pensione al più presto. Come ho fatto io che, da questo punto di vista, sono un uomo felice. E dire che insegnavo letteratura in un liceo e i miei ex mi cercano ancora.
Gianni Pardo.
giannipardo@libero.it
Caro Augias, leggo sempre con interesse la rubrica delle lettere. A proposito della recente lettera sulla scuola, mi sento di aggiungere solo un dettaglio. Giugno scorso, esame di licenza media, prova di matematica. Una ragazzina dopo un'ora consegna il compito (incompleto) e dice: "Prof ho finito, vado a casa". Io: "Non puoi uscire prima di due ore" e pensando ai miei esami e all'ansia che mi procuravano chiedo: "Alla tua età cos'hai da fare di più importante dell'esame?". Serafica: "Devo andare al mare!". Mi sono arreso, dal 1° Settembre, a 55 anni, sono in pensione.
Paolo Biguzzi
Cesena - paolobiguzzi@inwind.it

Caro Augias, leggendo la lettera del professore che si lamenta del disinteresse dei suoi allievi sono stato colto da scoramento. La professione docente non sono le 18 ore di lezione settimanali, con o senza ore aggiuntive per le attività connesse, è il vedere crescere i ragazzi, come cittadini e come discenti, è l'essere protagonista, non unico ma determinante, del loro diventare uomini. Con i giovani non puoi barare, se non ti prendi carico delle loro ansie, turbamenti, dei problemi relazionali, delle eventuali difficoltà scolastiche, ma anche delle aspettative, dei successi, insomma se non ti metti in gioco, vieni smascherato e i ragazzi ti mettono in "mobbing" mostrandoti la loro insofferenza, aspettando la campanella, o peggio se operi in realtà cosiddette '#8216;a rischio' facendo "casino" fino a farti maledire il giorno che hai intrapreso questa "gloriosa carriera".
Luigi Cona
gcona@libero.it

Forse non esiste un altro mestiere in cui le qualità individuali contino come nell'insegnamento. Contano i titoli, ovviamente, e la preparazione. Conta l'esperienza, la consuetudine con la difficile realtà degli adolescenti. Ma ciò che conta sopra ogni altra cosa resta quel mettersi totalmente in gioco di cui parla il professor Cona, dato che le capacità intuitive dei ragazzi sono sbalorditive, e spietate.
Racconto anch'io un aneddoto. Nel '#8216;69 in piena bagarre studentesca, un mio amico allora prof di latino e greco al classico (oggi felicemente cattedratico) fece questo discorso d'apertura ai suoi allievi: "Ragazzi, noi quest'anno dobbiamo studiare la tragedia e la studieremo. Analizzandola, mi permetterò dei diciamo '#8216;fuori pista': andremo dalla mitologia greca fino alla filologia tedesca arrivando a sfiorare Nietzsche e Wagner, Wilamovitz e Richard Strauss. Vi darò il meglio che so dare. Ma se durante le mie lezioni sento anche solo cadere una matita, sappiate che si torna subito al programma nudo e crudo e peggio per voi". Non sentì mai cadere nemmeno una matita. L'esempio è fuori del comune, ma la strada (una delle strade) resta quella.