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Bussetti: «Ridare dignità ai prof» Ma Conte «dimentica» la scuola

Le prime dichiarazione del nuovo ministro: «La ricerca motore per lo sviluppo del Paese». Ma nel discorso al Senato il neopremier cita solo la «fuga di cervelli»

06/06/2018
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Corriere della sera

Antonella De Gregorio

Si è svolto martedì mattina, presso il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il passaggio di consegne fra la ministra uscente Valeria Fedeli e il neo ministro, Marco Bussetti. «Ridare dignità a chi lavora nella scuola, a tutto il personale, dagli insegnanti, agli amministrativi, ai dirigenti. Ridare slancio, certezze e stabilità al sistema di Istruzione saranno gli obiettivi del mio mandato. Senza tralasciare, ovviamente, il sistema dell’Università e della Ricerca, che sono motore per lo sviluppo del Paese», il saluto programmatico dell’ex provveditore agli studi della Lombardia.

Niente scuola e cultura

E sono queste le uniche parole dedicate alla scuola, che si sono udite nel giorno in cui il nuovo governo si è presentato in aula al Senato a chiedere la fiducia. Nel discorso programmatico del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, la parola «scuola» non è proprio comparsa. Così come «cultura», fa notare Anna Ascani, deputata Pd. Che in una nota scrive: «Non è un caso, ma una scelta precisa e credo che questo sia uno degli aspetti che qualificano questo governo come il più di destra della storia repubblicana».

Cervelli in fuga

Nel discorso pronunciato da Conte al Senato, Youtrend - sito specializzato nell’analisi dei dati - ha riconosciuto diverse parole ricorrenti: termini istituzionali (come «governo», utilizzato 33 volte, e «Paese», 25 volte) oppure più informali («nostro» 30 volte, «cittadini» 27 volte). Non è stata citata invece la questione dell’Iva e dell’incombere delle clausole di salvaguardia, nessun cenno alla delicata questione dell’Ilva di Taranto. Tra i temi toccati ci sono il terzo settore e lo sport, ma non è mai menzionata, appunto, la «scuola». Giuseppe Conte ha invece parlato di ricerca scientifica, e di fuga dei cervelli. «Le nostre scuole e università sono in grado di formare eccellenze assolute in tutti i settori, ma non di mantenerli nel nostro Paese - ha affermato -. Vogliamo invertire la rotta, offrire ai migliori dei nostri ricercatori - come pure ai ricercatori stranieri, nei confronti dei quali dobbiamo essere attrattivi - concrete possibilità di proseguire le proprie attività nel nostro Paese, così formando altri scienziati ed insieme trasferendo il frutto dei loro lavoro nel nostro tessuto economico e produttivo».