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Contratto, corsa pre-elettorale

Il 14 giugno vertice Fedeli-sindacati. Obiettivo: direttiva prima dello scioglimento delle camere. Valutazione e bonus per il merito, due punti chiave

06/06/2017
ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

La corsa al voto è partita. E la ministra dell'istruzione, Valeria Fedeli, è decisa a utilizzare gli ultimi mesi, forse settimane, che restano prima dello scioglimento delle camere per portare a casa una partita che potrebbe essere decisiva anche in campagna elettorale, quella del rinnovo del contratto del comparto della conoscenza.

Il 14 giugno, la Fedeli, con il sottosegretario all'istruzione, Vito De Filippo, incontrerà i sindacati rappresentativi per un primo giro di tavolo in vista dell'atto di indirizzo che dovrà poi essere messo a punto con la collega della Funzione pubblica, Marianna Madia. «Siamo impegnati a fare presto e bene», è il commento di De Filippo.

La direttiva è annunciata per fine giugno, il governo dovrebbe dunque riuscire ad approvarla nella pienezza del suo mandato. Subito dopo partirebbe la trattativa tra i sindacati e Aran, l'agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego. Il che consentirebbe di mettere un punto fermo sull'apertura della stagione contrattuale, dopo otto anni di blocco, a dispetto del successivo, eventuale, scioglimento delle camere ma anche delle decisioni che saranno assunte in sede di definizione della legge di Bilancio.

Già, perché gli 85 euro di aumento medio mensile che il governo Renzi si impegnò lo scorso anno a dare all'intero pubblico impiego sono coperti solo in parte. Il rinvio del recupero di una quota degli aumenti alla fine dell'ultimo anno del periodo rinnovato, in questo caso il triennio 2016/2018, non sarebbe però ostativo alla firma dell'intesa, fanno rilevare fonti sindacali.

Sul tavolo del confronto, la Fedeli dovrà certamente fare i conti con la richiesta dei sindacati di rivedere alcune delle innovazioni della riforma della Buona scuola. A partire dalla valutazione dei docenti e il relativo bonus per il merito, che ad oggi è disciplinato dalla legge e che il fronte sindacale chiede sia riportato nell'alveo della contrattazione in quanto salario accessorio. A disposizione ci sono 200 milioni di euro. Altri se ne potrebbero aggiungere dall'eventuale recupero di risparmi dai vari capitoli di bilancio interni al ministero. La Fedeli nel frattempo ha chiesto alle strutture ministeriali di avere un report sull'utilizzo dello strumento anche dal punto di vista qualitativo nelle scuole.

C'è poi il capitolo dei dirigenti scolastici. Chiamati dalla Buona scuola ad essere i protagonisti della riforma, lamentano l'inadeguatezza del trattamento stipendiale rispetto ai colleghi della dirigenza pubblica e al contempo la costante crescita dei carichi di lavoro. Se da un lato infatti le leggi assegnano loro nuovi compiti, dalla ricerca del docente attraverso il sistema della chiamata per competenza alle segnalazioni alle Asl per gli studenti non in regola con le vaccinazioni, dall'altro sono numericamente sempre più in affanno.

Le reggenze, e dunque i casi in cui uno stesso preside è diviso su due scuole, sono ad oggi 1133, denuncia l'Anp, su 8mila istituti. Con medie che salgono in alcune realtà. In Friuli Venezia Giulia, per esempio, su 167 istituzioni scolastiche ci sono solo 124 presidi in servizio. Una situazione destinata a peggiorare con il prossimo settembre, quando andranno in pensione sull'intero territorio nazionale altri 450 dirigenti scolastici.

La dirigenza è tra i punti chiave della trattativa anche per i poteri e le responsabilità che essa esercita, attribuzione del bonus ma anche sanzioni disciplinari, e che i sindacati più attenti alle ragioni dei docenti e del personale Ata vorrebbero ridimensionare.

Il 14 si lancerà la palla in campo.