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Il Cts richiama le Regioni «Le scuole vanno riaperte»

Il Cts, rivolgendosi ai presidenti di Regione, ricorda che sono loro ad avere «la responsabilità» della riapertura. Nel caso in cui le misure concordate con i prefetti non siano pronte, invece di rinviare la riapertura, devono prendere «provvedimenti di prescrizione» per obbligare gli enti locali a metterle in atto

18/01/2021
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Corriere della sera
Gianna Fregonara

È stata una domenica di incertezza prima della riapertura, oggi, delle scuole superiori in presenza in altre 4 regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Molise e Lazio, dove sono comunque in programma alcune proteste di studenti che chiedono più garanzie di sicurezza. Dei 650 mila ragazzi interessati ne tornerà in classe circa la metà: l’ultimo Dpcm prevede la presenza tra il 50 e il 75%. Intanto, a dieci giorni dalla riapertura di elementari e medie, in Veneto ci sono 200 classi in quarantena.

Ieri mattina il governo con il ministro della Salute Roberto Speranza ha chiesto a sorpresa un ultimo parere al Cts sull’opportunità di tornare in classe o di rinviare nelle regioni in zona arancione. Netta la risposta del Comitato che si riunisce d’urgenza alle 11: «L’incremento dell’incidenza dei nuovi casi è contenuto» e «l’importanza del ritorno in classe non è più procrastinabile per il grave impatto della sua assenza sull’apprendimento e la strutturazione psicologica» degli adolescenti, si legge nel verbale della riunione. Il Cts, rivolgendosi ai presidenti di Regione, ricorda che sono loro ad avere «la responsabilità» della riapertura. Nel caso in cui le misure concordate con i prefetti non siano pronte, invece di rinviare la riapertura, devono prendere «provvedimenti di prescrizione» per obbligare gli enti locali a metterle in atto. C’è da sperare che, dopo il caos dei giorni scorsi, con il nuovo Dpcm, le ordinanze dei governatori, le sospensive del Tar, si possa seguire un percorso lineare: «Queste valutazioni rappresentano una guida chiara che mi auguro possa garantire certezze a scuole e studenti. Il rientro è un atto di responsabilità», scrive su Facebook la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Erano stati Nicola Zingaretti, governatore del Lazio oltre che segretario del Pd, e Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, a sollecitare un chiarimento. Quest’ultimo due giorni fa si era visto bocciare l’ordinanza di rinvio dal Tar. Critico sulla confusione di questi giorni il capo dell’Associazione presidi Antonello Giannelli: «Non frequentare è un danno ma anche questo continuo altalenare fra opinioni diverse non fa bene». Che tornare in presenza sia fondamentale lo chiede anche Confindustria per voce del vicepresidente Giovanni Brugnoli: «C’è il rischio di disagio psicologico e, se non tornano in classe, gli studenti avranno troppe lacune: bisogna recuperare il tempo perduto anche con corsi di approfondimento in estate».

In tutto questo la curva epidemiologica decresce: ieri sono stati 12.545 i nuovi infetti in Italia a fronte di 211.078 tamponi (molecolari e rapidi). Altre 377 persone hanno perso la vita (portando il totale dei decessi dall’inizio della pandemia a 82.177), mentre 16.510 sono guarite/dimesse.