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La politica sulla cometa

L’improvviso allontanamento di Battiston dalla carica, oltre a cogliere del tutto alla sprovvista il mondo scientifico e accademico, rischia seriamente di interrompere un momento virtuoso per un ente tra i più importanti del nostro paese.

07/11/2018
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la Repubblica

Amedeo Balbi

Nel 2014, quando Roberto Battiston venne nominato presidente dell’Asi ( l’Agenzia spaziale italiana), fummo in molti, nel mondo della ricerca scientifica, a salutare la notizia con soddisfazione. L’Asi attraversava un periodo travagliato, con veleni, vicende giudiziarie e un recente commissariamento, e la scelta di Battiston ( uno scienziato stimato, di grande caratura internazionale, e con una forte esperienza manageriale) rappresentava indiscutibilmente una possibilità di rilancio importante per l’ente. I risultati si sono visti. Negli ultimi quattro anni l’Asi si è riappropriata di un ruolo scientifico che in passato era sembrato secondario, senza perdere di vista gli importanti interessi industriali che ruotano attorno allo spazio e rafforzando il rapporto con i partner internazionali, in particolare con le controparti statunitense e europea, ma anche con le potenze emergenti.

L’improvviso allontanamento di Battiston dalla carica, quindi, oltre a cogliere del tutto alla sprovvista il mondo scientifico e accademico, rischia seriamente di interrompere un momento virtuoso per un ente tra i più importanti del nostro paese. L’Asi ha un ruolo cruciale per i legami con l’innovazione tecnologica e con le aziende ( dal settore aerospaziale a quello delle telecomunicazioni), per le molte applicazioni quotidiane della ricerca spaziale ( dalla biomedicina allo sviluppo di nuovi materiali, dal monitoraggio ambientale e del clima alla prevenzione delle catastrofi), e per le fin troppo ovvie implicazioni economiche e militari, che evidentemente possono spiegare l’attenzione della politica. Accanto a tutto questo, però, va sottolineata e tenuta viva la vocazione scientifica dell’agenzia: molte scoperte di ricerca fondamentale sono passate e continueranno a passare dallo spazio, dallo studio dell’universo primordiale alla scoperta di nuovi pianeti attorno ad altre stelle.

Infine, non va dimenticato il ruolo sociale e culturale, alimentato da un legame quasi affettivo che molte persone hanno con tutto ciò che riguarda lo spazio e l’universo. L’esplorazione spaziale è, da decenni, nell’immaginario di tutti, un ponte verso il futuro, una visione di un mondo possibile, che vorremo vedere realizzato.

Negli ultimi anni, l’Asi ha riportato l’attenzione delle persone comuni verso lo spazio, aprendo le proprie porte ai cittadini e agli studenti, mettendo in piedi iniziative che hanno alimentato l’interesse verso la scienza. Generazioni che non hanno avuto la loro missione Apollo hanno però visto scendere una sonda su una cometa, partecipando all’impresa con un’attenzione e un entusiasmo che hanno sorpreso anche molti addetti ai lavori. Hanno seguito con grande curiosità gli astronauti italiani durante la loro permanenza nella Stazione spaziale internazionale, di cui il nostro paese è peraltro uno dei principali realizzatori. Grazie alle nuove possibilità di comunicazione offerte dalla rete, siamo riusciti a stabilire un filo diretto con quanto accade sopra le nostre teste, fuori dall’atmosfera terrestre. Abbiamo visto, almeno un po’, il mondo come lo vedono gli astronauti.

Può sembrare facile contrapporre la visione dall’alto che l’esplorazione spaziale ci offre alle beghe fin troppo terrene della politica. Ed è forse ingenuo sperare che almeno alcuni ambiti dell’attività umana possano restare al di fuori dei giochi di potere e degli interessi di parte, ed essere considerati un patrimonio condiviso. Ma non è troppo chiedere, come comunità scientifica, di non dover ricominciare perennemente da capo, di non perdere quello che si era conquistato faticosamente, e soprattutto di non fare passi indietro.