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La protesta. Scuola, prof in sciopero contro 9.600 tagli

Paolo Ferrario lunedì 30 maggio 2022 In migliaia a Roma per contestare la riforma del reclutamento. Il ministro Bianchi: «Momento delicato»

30/05/2022
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Avvenire

Paolo Ferrario

Lavoratori della scuola in sciopero in tutta Italia, con manifestazione nazionale in piazza Santi Apostoli a Roma. Secondo il ministero dell’Istruzione, la partecipazione è stata intorno al 15%, con cortei nelle principali città. Nel mirino dei sindacati la nuova legge sul reclutamento e la formazione iniziale degli insegnanti e il taglio di 9.600 cattedre, entro il 2031.

«La grande partecipazione allo sciopero deve indurre il governo a tornare sui propri passi riaprendo subito il dialogo con i sindacati – sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra –. La scuola è il futuro del Paese e deve essere messa al centro dei processi di sviluppo e di investimenti pubblici».

Duro il commento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, secondo cui «sulla scuola c’è stata supponenza da parte del governo», che, a detta dei sindacati, non ha avviato il dialogo con le rappresentanze dei lavoratori. «Il tema del diritto alla scuola deve diventare elemento centrale per il governo, ad oggi non è così e i provvedimenti presi sono sbagliati – aggiunge Landini –: non si interviene per decreto su elementi che riguardano la contrattazione. Quando un governo fa un decreto lo fa per non discutere, è un grave errore e una riduzione della democrazia».

Al centro della protesta anche il rinnovo del contratto per 1,2 milioni di lavoratori, «che sono i meno pagati della pubblica amministrazione», ha ricordato la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci. «Anche stavolta, dopo le promesse non ci sono risposte adeguate», le fa eco Francesco Sinopoli, della Flc-Cgil. «Con l’aumento dell’inflazione, gli stipendi della classe docente e Ata – ricorda Marcello Pacifico, presidente del sindacato autonomo Anief – sono diventati sempre più inadeguati, potremmo dire da fame». E Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli insegnanti, lamenta la scarsezza di risorse messe in campo per il rinnovo contrattuale: «Abbiamo un contratto scaduto da 3 anni e 5 mesi per il cui rinnovo il governo ha stanziato la cifra irrisoria di 40-50 euro mensili di aumento. Una vergogna che offende chi alla scuola dedica tutta la propria professionalità. I docenti e tutto il personale della scuola meritano molto più». Duro attacco all’esecutivo anche da parte del segretario generale della Uil Scuola, Pino Turi: «I precari sono stati usati come scudo politico. Non c’è volontà di risolvere il problema». «Questo sciopero è solo la prima tappa di un movimento di opposizione ai disegni restauratori del governo», afferma battagliera Elvira Serafini dello Snals.

Il ministro Patrizio Bianchi, dal canto suo, rassicura: non c’è nessuna intenzione di smantellare la scuola pubblica, né di fare tagli, al contrario. «È un momento delicato», ammette. «Dobbiamo ripensare questi due anni di pandemia – ha aggiunto Bianchi –. La scuola è per definizione in presenza ed io in questi mesi ho voluto anche con alcuni contrasti riportare gli alunni a scuola. Noi abbiamo tre riforme da fare e il nocciolo è che il sistema deve essere basato sul concetto di autonomia, che è la capacità di costruire dal basso un sistema nazionale non significa che ognuno deve andare per conto proprio». Per il ministro, inoltre, «serve una riflessione sull’organizzazione della scuola che prevede il “fine corsa” a 14 e 18 anni e un obbligo a 16 anni».

Intanto, una delegazione di insegnanti ricevuta alla Camera ha annunciato l’intenzione, manifestata dal Partito democratico, di intervenire sul problema delle cosiddette classi pollaio alle superiori con un apposito emendamento alla legge di riforma. Che, però, nel suo impianto complessivo, non dovrebbe subire modifiche.