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Le classifiche delle università non sono neutre e oggettive, né prive di errori

La ricerca scientifica italiana tra eccellenza, meritocrazia, budget e valutazioni della produttività scientifica

05/10/2018
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ROARS

In ambito accademico diverse categorie di classifiche si diffondono con sempre maggiore frequenza, impattando sempre più profondamente sulla vita e sul lavoro di professori e ricercatori. Classifiche delle università, classificazioni delle riviste, indicatori della produzione scientifica di ateneo, dipartimento o individuale. Le classifiche delle università, poi, vengono spesso riprese dai giornali con titoli a effetto che denunciano la scarsa qualità dei nostri atenei. Ma è davvero così? Federico Bertoni, professore ordinario di Teoria della letteratura all’Università di Bologna, e Giuseppe de Nicolao, professore ordinario di Identificazione dei Modelli e Analisi dei Dati all’Università di Pavia e fra i fondatori del sito ROARS, che si occupa di analisi dell’accademia e della ricerca scientifica, presentano dei dati per problematizzare la questione e comprenderla oltre i facili slogan spesso usati dai giornali. E se è vero che le graduatorie internazionali non premiano gli atenei italiani, è pure necessario sottolineare che tali classificazioni non sono neutre e oggettive, né prive di errori. Un celebre caso è quello della classifica THE, di Thompson Reuters, che nel 2010/2011 posizionava l’Università di Alessandria d’Egitto al 147° posto, più in alto di tutte le italiane. Questo risultato era l’effetto della straordinaria produzione scientifica di un unico ricercatore, che però aveva pubblicato oltre 320 articoli in un’unica rivista scientifica (di cui era peraltro l’editor, ovvero la persona deputata a selezionare cosa pubblicare). …

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