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Ma l'esame delle superiori ha un valore diverso dai test

Annamaria Ajello presidente INVALSI

04/08/2017
Il Messaggero

Anna Maria Ajello, Presidente dell'Invalsi, perché questa differenza di punteggio tra gli esiti della maturità e quelli dell'Invalsi? 
«È un fenomeno che si ripete e non ci sorprende: sono due prove differenti. La maggiore presenza di 100 e lode al Sud è stata vista spesso come un segnale di voti regalati ma non è giusto nei confronti di chi invece, tra i voti regalati, quella lode se l'è meritata».
Come si spiega? 
«È certo che in un contesto più disagiato le eccellenze brillano di più e il contesto del Sud è molto diverso da quello del Nord. Nel test Invalsi questo conta. Poi però ci sono realtà molto brillanti, come ad esempio a Lecce, che forse contribuiscono a rendere la Puglia la regione con il maggior numero di lodi alla maturità».
Come tenete conto del contesto?
«Esiste il valore aggiunto: valutando il rendimento di un ragazzo teniamo conto del contesto famigliare, territoriale e delle precedenti esperienze scolastiche. Anche così, però, ci sono scuole al Sud che non ottengono punteggi alti».
Che cosa significa?
«Significa che la scuola da sola non ce la fa. Con la Regione Puglia, ad esempio, anni fa sono stati avviati progetti con i fondi Pon per alzare le competenze e ora ne stiamo raccogliendo i frutti».
L'Invalsi peserà sul voto di maturità?
«Dal 2019 sarà necessario per l'ammissione all'esame di Stato e l'esito del test, svolto durante l'anno, conterà nel curriculum: in questo modo farà parte del voto finale».
I voti troppo alti aiutano i ragazzi o li danneggiano?
«Direi che i ragazzi sono danneggiati dal non sapere cosa dovranno affrontare nelle scuole che hanno scelto. Servono un miglior orientamento e la continuità educativa tra docenti che in Italia non c'è».
L.Loi.