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Manifesto: La strategia naufragata di Lisbona

EUROPA La crisi ha gettato alle ortiche la società della conoscenza

29/12/2009
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il manifesto

La strategia di Lisbona entrerà nei libri di storia europea, sempre che si faranno, come l'elenco dei buoni propositi che non si sono mai tradotti in realtà. I paesi dell'Unione europea dovevano portare i finanziamenti destinati all'educazione e alla ricerca al 3% del prodotto interno lordo. Era la condizione necessaria per portare il vecchio continente nella «società della conoscenza». Oltre a questo, i paesi europei dovevano uniformare i percorsi universitari e sviluppare il circolo virtuoso tra università e mondo delle imprese. A nemmeno dieci anni, niente di quando deciso è stato realizzato. In alcuni paesi, Italia in testa, i governi non hanno fatto che ridurre i finanziamenti alla ricerca e all'educazione. In altri sono stati introdotti meccanismi per rendere «profittevole» la formazione universitaria (possibilità di brevettare i risultati scientifici, ad esempio) per compensare le risorse insufficienti per garantire una formazione di qualità per tutta la popolazione. E questo è avvenuto in realtà che hanno fatto della formazione il fiore all'occhiello (Francia e Germania), mentre l'Inghilterra, da sempre tiepida verso la strategia di Lisbona, ha scelto la strada per uniformarsi al sistema universitario statunitense. Il fallimento della strategia di Lisbona ha visto lo sviluppo di forti movimenti sociali tanto in Francia che in Italia che in Germania. E quando poi è iniziata la crisi, ogni paese dell'Unione europea, anche se a parole a ribadito la centralità dell'obiettivo della società della conoscenza, ha fatto come se la strategia di Lisbona non fosse mai esistita. Ognuno è andato semplicemente per conto suo, nel segno di una ridimensionamento dell'intervento pubblico sia nella ricerca che nell'università.