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Manovra, la Fedeli batte cassa

Le misure all'esame di Palazzo Chigi per la legge di Bilancio. In testa, i salari dei prof

10/10/2017
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Ci sono i dirigenti scolastici che, sobbarcati di oneri con la riforma della Buona scuola, si sono messi di traverso proprio sull'attuazione della riforma pretendendo l'equiparazione agli altri dirigenti pubblici: aumentare la parte fissa agli 8 mila presidi costa 95 milioni. Forse 100. Ci sono poi i docenti, che chiedono di poter continuare ad avere il bonus degli 80 euro anche se nella fascia a rischio, quella del reddito tra i 24 mila e i 26 mila euro annui, che potrebbe perderlo con gli 85 euro di aumento medio mensile promessi dal governo Renzi con il prossimo rinnovo del contratto.

E qi il costo complessivo della parte rimanente degli 85 euro (che è ancora da finanziare) e del bonus dipende anche dai conteggi delle retribuzioni dei precari. Stima circa 700 milioni di euro. La soluzione per consentire la convivenza delle due misure sarà di tipo fiscale e si applicherà a tutto il pubblico impiego. Il pacchetto delle misure predisposto dalla ministra Valeria Fedeli in vista della prossima legge di bilancio è stata inviato a Palazzo Chigi. Vi figura anche lo sblocco degli scatti per i professori universitari, la richiesta di assunzione per 1.500 ricercatori, nuove assunzioni per il ministero stesso, circa 500.

C'è poi il personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle scuole: per loro il nodo di nuove assunzioni, almeno 6 mila in più rispetto al turnover, e il ripristino delle supplenze brevi eliminate dal governo di Mario Monti. Per gli Its, gli istituti tecnici e superiori, un fondo di 14 milioni per far raddoppiare gli studenti dei corsi, oggi 8mila, visti i brillanti risultati: 81% di occupati a un anno dal diploma. Questo capitolo però potrebbe andare sull'Industria 4.0, e dunque sul bilancio del ministero dello sviluppo economico. Ci sono poi altri titoli che potrebbero però finire negli emendamenti parlamentari di maggioranza: organico del potenziamento anche sulla scuola dell'infanzia, stabilizzare una quota delle supplenze in deroga sul sostegno.

Il capitolo più impegnativo riguarda quello contrattuale. I sindacati chiedono che la Fedeli sia coerente con quanto affermato sulle basse retribuzioni dei docenti e che dunque metta mano al portafogli con aumenti ad hoc. Se un docente di scuola media a metà carriera ha un cedolino di 30 mila euro lordi, la media Ue è di 36 mila, che sale a 44 mila a fine carriera contro i 37 mila dell'Italia. L'obiettivo è avere più soldi sulla parte fissa, ma anche su quella variabile, riportando a contrattazione il bonus per l'aggiornamento professionale e quello per il merito a favore dell'avvio di un nuovo sistema di welfare. Si tratterebbe però di definanziare due capitoli importanti della riforma della Buona scuola, una mossa dalle evidenti ricadute politiche che è arduo per il governo di Paolo Gentiloni portare avanti.

Dalla formalizzazione della legge di bilancio dipende anche l'invio dell'atto di indirizzo per l'aperture delle trattative. Cgil, Cisl, Uil e Confsal hanno deciso di giocare di anticipo e di andare comunque a una fase di mobilitazione per chiedere che la direttiva all'Aran ci sia subito, visto che l'accordo sullo sblocco dei contratti, fermi da nove anni, risale a quasi un anno fa. Ma è evidente che fino a quando non sarà trovata la quadra sulla manovra, dal ministero dell'economia non giungerà nessuna autorizzazione ad aprire tavoli contrattuali. E non è solo una questione economica. Anche sulla ricontrattualizzazione dell'organizzazione del rapporto di lavoro, a cui apre la riforma Madia, ci sono da soppesare ambiti di applicazione ed effetti. Non solo in termini di controbilanciamenti di poteri nella pubblica amministrazione e di funzionamento della macchina, ma anche di posizionamento in campagna elettorale.