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Mattarella a Firenze: «Le università hanno un ruolo fondamentale per la democrazia»

Ma per potenziare il sistema d’istruzione ci vogliono risorse, denuncia il rettore dell’università di Firenze Luigi Dei

05/12/2018
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Corriere della sera

«Le università sono il luogo principe per affermare la cultura del Paese» e «hanno un ruolo fondamentale e decisivo per la democrazia e la Repubblica». Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo saluto alla cerimonia di apertura dell’Anno accademico dell’università di Firenze a Palazzo Vecchio, dove è stato accolto dall’inno di Mameli, un lungo applauso e il «grazie» del sindaco Dario Nardella.

Il rischio che corriamo

Mattarella ha sottolineato che la cultura deve esorcizzare e sconfiggere uno dei rischi di questa stagione, quello «di essere catturati da un presente immutabile, senza passato e né futuro», di essere confinati a un oggi «senza orizzonti». Un rischio che si corre, ha spiegato ancora il Capo dello Stato, se siamo indifferenti «alla storia, all’esperienza, agli insegnamenti, ai suggerimenti del passato», e se guardiamo «con indifferenza alle prospettive future, a quello che avverrà non dopo di noi ma al di là delle ore e nei giorni». a cultura invece è lo «strumento, antidoto contro questo pericolo: la cultura è lo strumento per rendere più forte la convivenza e più partecipe migliorare la vita delle istituzioni mantenendo rapporto di connessione tra queste e la società». Per il capo dello Stato questo «è il compito importante affidato al nostro sistema d’istruzione».

La distanza dalla politica che portò alle leggi razziali

Più che mai oggi, lascia intendere Mattarella, c’è «l’esigenza di una società consapevole, attiva, vigile, che alimenti così le istituzioni in maniera genuina perché, quando le istituzioni vedono indebolite questo rapporto deperiscono e si inaridisce la loro vitalità». Come è successo quando sono state approvate le leggi razziali, 80 anni fa, una pagina «grave, triste e spregevole della nostra storia», che trova le basi anche nel disinteresse dei giovani: «Tutto questo è avvenuto perché la vostra generazione un giorno non ha voluto più saperne della politica».

Il grido di dolore delle università

Ma è pronta la nostra università ad assolvere a un compito così importante? In realtà «l’Università sarebbe pronta, con risorse proprie, a fare investimenti in capitale umano e in infrastrutture, ma né verifichiamo l’impossibilità- denuncia il rettore di Firenze Luigi Dei- Le politiche governative sul massimo di spesa consentito annualmente ci impediscono progettualità di lungo raggio». Dei ha anche detto che «dobbiamo realizzare gli obiettivi che ci da l’Europa sull’incremento dei laureati nella fascia 25-34 anni, ma non saremo mai in grado di reggere l’impatto di un incremento della popolazione studentesca a causa delle deficienze infrastrutturali, le quali si risolvono solo con decisi interventi finanziari governativi su base pluriennale». Un «grido di dolore», quello del rettore, nei confronti di un governo, e una manovra che poco o nulla investono sul settore di scuola, università, istruzione.