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Messaggero: Fioroni: ho una sola priorità, rilanciare la scuola pubblica

«Sono due le cose che più mi stanno a cuore: ridare il doveroso prestigio agli insegnanti italiani e rilanciare il ruolo della scuola pubblica».

18/05/2006
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Il Messaggero

di ANNA MARIA SERSALE

ROMA - Giuseppe Fioroni, viterbese, classe ’58, laureato in medicina, specialista di medicina interna, tra gli esponenti di spicco della Margherita, ed ex Dc, è il nuovo ministro dell’Istruzione. Per Fioroni è il primo battesimo di fuoco come membro del governo.
Ora, da ministro esordiente, che cosa pensa di fare?
«Accostarmi con grande modestia ad uno dei dicasteri più vitali, perchè entra nella vita di tutte le famiglie italiane».
Un atteggiamento di ascolto per preparare la strategia di governo?
«Sì, per capire che cosa fare, e per farlo nel modo migliore».
Ma da quali obiettivi parte? Con quali idee di fondo metterà piede a viale Trastevere?
«Sono due le cose che più mi stanno a cuore: ridare il doveroso prestigio agli insegnanti italiani e rilanciare il ruolo della scuola pubblica».
Può spiegare meglio?
«Gli insegnanti sono l’ossatura dello Stato, a loro è stato affidato un compito straordinario, quello dell’istruzione delle nuove generazioni. Meritano un forte impegno perché il loro ruolo venga rivalutato e perché l’Italia vada a testa alta in Europa, senza temere i confronti internazionali sul rendimento della scuola. Le professionalità le abbiamo, dobbiamo soltanto valorizzarle».
Con il governo Prodi per l’Università si torna al ministero autonomo, sganciato da quello dell’Istruzione. Nel grande palazzo di marmo bianco dell’Eur ci sarà Fabio Mussi, 58 anni, livornese, della sinistra Ds, laureato alla Normale di Pisa con una tesi su Adorno e la Scuola di Francoforte. Mussi conosce bene il mondo universitario. «Basta con la fuga dei cervelli, bisogna fermare il declino del sistema universitario. Certamente - ha ammesso - esiste un problema di risorse. «Su questo punto - ha ricordato - il programma dell'Unione è chiaro e netto: «L'obiettivo nell'arco della legislatura è di arrivare al 2% del Pil destinato alla ricerca, quasi il raddoppio rispetto alla situazione attuale». Va potenziato senz'altro, secondo il nuovo ministro, l'apporto dei privati, ma in Italia, anche per la particolare articolazione del sistema di impresa, i due terzi della spesa devono provenire dallo Stato. Mussi pensa anche a «più alte forme di autogoverno della comunità scientifica», in una prospettiva internazionale. «Non è affatto scandaloso - afferma - che chi fa ricerca si senta cittadino del mondo, ma questo non deve diventare un obbligo. Bisogna creare delle condizioni di occupazione e di reddito - ha concluso - che rendano libera la scelta. Oggi molta emigrazione culturale è forzata. A questa tendenza bisogna mettere la parola fine».