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"Miglior incubatore pubblico di start up" Il Politecnico di Torino primo al mondo

Il riconoscimento in Qatar. Oltre mille organizzazioni hanno mappato l'innovazione tecnologica in 90 Paesi

07/11/2019
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La Stampa

giuseppe bottero
torino
I ricercatori di Enerbrain, che hanno inventato una scatoletta in grado di ridurre i consumi energetici di appartamenti, condomini, teatri e grandi centri commerciali, lavorano tra l'Italia e il Giappone. I fondatori di Comehome, una sorta di Airbnb per organizzare feste in casa degli sconosciuti, stanno facendo il pieno di finanziamenti: l'ultimo vale 800 mila euro. E gli start-uppers di Electro Power Systems, che si occupano dello stoccaggio di energia, adesso sono parte del gruppo Engie, quotato alla Borsa di Parigi. Tutti però sono partiti da via Boggio, a Torino, dove nel 1999 il Politecnico ha aperto I3P, uno dei primi incubatori del Paese.
Era un'idea pionieristica: a fianco della cittadella degli studi, sarebbe nato uno spazio in cui far crescere le ricerche e le intuizioni degli studenti, creando le condizioni perché potessero trasformarsi in imprese capaci di svilupparsi in autonomia. Oggi, in qualche modo, I3P corona una cavalcata di vent'anni, in cui ha favorito la fondazione e lo sviluppo di oltre 240 società. A Doha, in Qatar, l'Ubi Global World Rankings, che attraverso una rete di oltre mille organizzazioni mappa l'innovazione in novanta Paesi, lo ha eletto «miglior incubatore pubblico» al mondo. Torino ha battuto le altre città europee, ma anche i mostri sacri americani, e l'ha fatto grazie a una combinazione di tre parametri: un ampio «portafoglio» di aziende, le performance dei suoi imprenditori nella raccolta fondi, il valore generato per il territorio in cui opera. L'ultimo, in particolare, è un passaggio chiave: significa che in una nazione che fatica a stare al passo con la crescita, i progetti ad alto tasso di innovazione possono comunque trovare la forza di imporsi. E che il capoluogo piemontese, con la sua scommessa su una nuova vocazione - il digitale sposato alla manifattura - sembra aver trovato la strada giusta. Giuseppe Scellato, il presidente che alla fine del 2018 ha sostituito Marco Cantamessa alla guida del polo tech, ne è convinto: «Questo è un ambiente positivo, che offre alle start up innovative opportunità con tutti gli attori dell'ecosistema, dal mondo industriale a quello finanziario. La nostra forza - prosegue - sta anche nell'interazione continua con il Politecnico che rappresenta il principale bacino di competenze tecniche e scientifiche per lo sviluppo delle startup incubate e permette l'accesso a risorse umane altamente qualificate».
I risultati del ranking Ubi Global, ragiona, riflettono i risultati delle imprese cresciute dentro I3P, che valgono 90 milioni di euro e, soltanto nei primi mesi del 2019, hanno raccolto investimenti per 13 milioni. Qualcuna è passata sotto il controllo dei colossi: come Amc, specializzata nella tecnologia per l'ispezione e l'analisi delle funi per gli ascensori, comprata dagli svedesi di Axel Johnson International, 72 miliardi di fatturato e almeno 20 mila dipendenti. Il gruppo Zucchetti ha invece acquisito il 100% di Intervieweb, un software che permette alle agenzie per il lavoro di automatizzare la maggior parte dei processi di selezione del personale e dedicare più tempo a valutare e scegliere i migliori candidati da assumere.
La sfida è accelerare ancora. «Credo che questo riconoscimento contribuisca a dare evidenza del potenziale del sistema dell'innovazione locale - dice Scellato -. Ha tutte le caratteristiche per attrarre sul territorio nuovi progetti imprenditoriali ad alta intensità tecnologica».