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Nord-Sud, la miccia è accesa

l no all'autonomia differenziata al centro della manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil

12/02/2019
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ItaliaOggi

Alessandra Riciardi

Un momento della manifestazione di Cgil, CIsl e Uil sabato scoso a Roma

Sos dei sindacati al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e ai presidenti di camera e senato, rispettivamente Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati, perché blocchino il progetto di autonomia differenziata a cui sta lavorando il governo su richiesta di alcune regioni, Lombardia e Veneto in testa. Un'autonomia che per la scuola significherebbe, dicono Cgil, Cisl e Uil, spaccare il paese. Il no a un'Italia a due velocità campeggiava anche alla manifestazione unitaria di sabato scorso a Roma, insieme alla richiesta di rinnovare il contratto di tutti i comparti del pubblico impiego. «Noi siamo il cambiamento, il governo ci ascolti, su stato sociale, lavoro, scuola», così i leader di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Maurizio Landini, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo.

«Sentiamo il dovere di rivolgerci al Presidente del Consiglio, nella sua veste di massimo rappresentante della politica governativa e ai Presidenti delle Commissioni Istruzione di Camera e Senato per manifestare la fortissima preoccupazione per le gravi conseguenze che comporterebbe il processo di autonomia differenziata, richiesto da alcune Regioni in base al comma 3 dell'art 116 della Costituzione, se fosse esteso al sistema scolastico e di istruzione», avevano scritto poche ore prima i segretari di Flc-Cgil, Cisl e Uil scuola, rispettivamente Francesco Sinopoli, Lena Gissi e Pino Turi.

Le tre sigle hanno chiesto di essere ricevute per rappresentare le ragioni della netta contrarietà a un progetto che porterebbe, è il messaggio, «allo sfascio della scuola pubblica italiana». Nessuna interlocuzione, invece, è richiesta al ministro competente per la materia scolastica, Marco Bussetti. A Conte, Fico e Casellati chiedono che intanto «si adoperino affinché nessun passo venga fatto ulteriormente in nessuna sede, né governativa né regionale, senza aver preliminarmente investito il Parlamento, a partire dalle Commissioni competenti, e senza aver avviato nel Paese un grande confronto che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell'intera comunità nazionale».

Si chiede dunque un dibattito in parlamento sulla riforma prima ancora che la stessa venga formalizzata nel disegno di legge che il governo dovrà varare per l'avvio dell'iter di approvazione.

«Quello che si ipotizza con la proposta in campo», scrivono Sinopoli, Gissi e Turi, «non è un semplice decentramento amministrativo, volto alla ricerca di maggiori convenienze fiscali (argomento anch'esso meritevole di approfondita discussione): siamo in realtà in presenza di un progetto di vera e propria devoluzione, che investirebbe in pieno il sistema scolastico del Paese». La preoccupazione è che la prospettata «deriva regionalistica del sistema di istruzione possa accentuare gli squilibri già oggi esistenti fra le diverse aree territoriali del Paese, con esiti ancor più penalizzanti per quelle economicamente e socialmente più in sofferenza».

Accuse a cui indirettamente risponde il ministro Bussetti dalla Campania, nel corso della visita ad alcune scuole di frontiera. «Come ministero vogliamo far sentire la nostra presenza, essere vicini ai territori, in tutta Italia, al Nord come al Sud. Senza distinzioni. Ma al Sud dico: non vi servono solo più fondi, che non mancheranno, dovete anche credere di più in voi stessi. Nelle vostre eccellenze». Ed è benzina sul fuoco.

Le dichiarazioni di Bussetti hanno provocato una lunga scia di reazioni e critiche: «Basta attaccare le scuole del Sud», replicano i sindacati, «Bussetti non sa di corsa parla», dicono dall'Anief. Contro dichiarazioni che sembrano negare anche l'emarginazione educativa di alcune realtà si scagliano molti pedagogisti. E dal Movimento5stelle, che la Sud ha la sua roccaforte, partono siluri all'indirizzo del ministro leghista: «La diversa sensibilità di Lega e M5 S rispetto alla geografia italiana è nota, ma liquidare il grave problema del divario tra scuole del Nord e scuole del Sud con un presunto atteggiamento da lavativi dei docenti meridionali è scorretto oltre che grave», commenta la capogruppo grillina in commissione istruzione al senato, Bianca Laura Granato.

Si dissociano Lorenzo Fioramonti e Salvatore Giuliano, rispettivamente viceministro e sottosegretario al Miur del Movimento 5 Stelle, «studenti e insegnanti meridionali esempio di eccellenza e coraggio». A poco varranno le rettifiche del ministro Bussetti, la miccia dello scontro Nord-Sud è ormai accesa.