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Nuova Maturità: due soli scritti e valore ai crediti

Dopo mesi di voci, preoccupazione e attesa tra gli studenti (ma anche tra i prof), ieri il ministero dell’Istruzione ha inviato una circolare

05/10/2018
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Corriere della sera

Claudia Voltattorni Valentina Santarpia

Esce il quizzone. Entrano le griglie di correzione. Mai più il tema storico. Sì all’attualità. E la seconda prova scritta che potrebbe contenere più materie. Conteranno di più i crediti degli ultimi tre anni, mentre per l’alternanza scuola-lavoro e l’Invalsi, tutto è rimandato. Ecco la nuova maturità della scuola italiana che debutterà il 19 giugno 2018 con la prima prova scritta. Dopo mesi di voci, preoccupazione e attesa tra gli studenti (ma anche tra i prof), ieri il ministero dell’Istruzione ha inviato una circolare a tutte le scuole per spiegare in dettaglio come sarà il nuovo esame di Stato. E sempre ieri il ministro Marco Bussetti ha deciso di ridurre drasticamente le ore di alternanza scuola-lavoro alle superiori: ai licei si passa da 200 ore nel triennio a 80; negli istituti tecnici da 400 a 150 e negli istituti professionali da 400 a 180. La svolta sarà inserita nella legge di bilancio.

La novità principale è negli scritti: non saranno più 3 ma 2, sparisce quindi il «quizzone» con test a risposta multipla. La prima prova resta il tema d’italiano, uguale per tutti, con 7 tracce ma solo 3 tipologie: l’analisi del testo letterario che sarà a scelta tra due autori dall’Unità d’Italia ad oggi; sparisce il tema storico per «una riflessione critica» su tematiche di attualità; non ci sarà più il saggio breve o l’articolo giornalistico, ma «un testo argomentativo» che prende spunto da un saggio o un commento o un editoriale. La seconda prova potrà riguardare anche più discipline specifiche di ogni indirizzo. Ad esempio, allo scientifico potrebbero esserci domande di matematica e fisica. E al classico? Difficile che includa greco e latino contemporaneamente, ma non è da escludere. Un apposito decreto ministeriale darà ulteriori chiarimenti a studenti e professori.

Per quest’anno il percorso di alternanza scuola-lavoro e gli esiti delle prove Invalsi non peseranno sulla valutazione finale, diversamente da quanto previsto dalla norma attuativa 62/2017 sulla nuova maturità. La novità preoccupava molto gli studenti. Il decreto Milleproroghe ha spostato tutto al 2020. Però, da quest’anno, aumenta il valore dei crediti scolastici ottenuti negli ultimi tre anni. È un modo per dare più peso a tutto il percorso di studi. Il voto finale resta in centesimi, ma i crediti «validi» per la valutazione finale passano dagli attuali 25 punti fino a 40 su 100. Chi sosterrà l’esame nel giugno 2019, avrà una conversione dei crediti già maturati nel terzo e nel quarto anno. Per essere ammessi all’esame finale bisognerà avere almeno il 6 in ogni materia. Si può fare la maturità anche con una insufficienza, ma il consiglio di classe dovrà motivare l’ammissione.

Le prove scritte della maturità sono il frutto del lavoro di una commissione di esperti guidata dal linguista e docente Luca Serianni, che ha studiato le nuove tipologie di tracce, il cui obiettivo è «verificare meglio la capacità dei giovani di comprendere e argomentare». Come valutare però gli studenti? La legge ha previsto delle «griglie di valutazione per l’attribuzione dei punteggi» al fine «di uniformare i criteri di valutazione delle commissioni di esame» e per «fornire elementi di omogeneità ed equità». Così che si riducano sempre di più le disparità di valutazione tra una scuola e l’altra. Una cabina di regia sta lavorando al Miur per la preparazione di questo tipo di valutazione che dovrà essere diverso e specifico per ogni materia: si tratta di un set di indicatori legati agli obiettivi della prova da collegare poi alla prestazione dello studente che otterrà un punteggio in termini numerici.