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Per i ricercatori precari il lavoro non è un hobby

Ricerca. Presidio al ministero del lavoro a Roma per ottenere il sussidio Dis-Coll contro la disoccupazione per 60 mila ricercatori precari in Italia

29/05/2015
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il manifesto

Di Roberto Ciccarelli

Un pre­si­dio davanti al Mini­stero del Lavoro a Roma dove ieri gli asse­gni­sti di ricerca, i dot­to­randi e i bor­si­sti hanno riba­dito di essere dei lavo­ra­tori. Per loro, infatti, il Jobs Act non pre­vede il sus­si­dio di disoc­cu­pa­zione. Come se la ricerca fosse un hobby e anni di lavoro fos­sero il diver­ti­mento riser­vato a pochi. Lo pensa il mini­stro del Lavoro Giu­liano Poletti secondo il quale la ricerca pre­ca­ria “non è un vero e pro­prio lavoro” (qui le dichia­ra­zioni del Mini­stro Poletti).

Il pre­si­dio si è tra­sfor­mato in un hap­pe­ning dove c’era chi faceva puzzle, chi la set­ti­mana enig­mi­stica, chi gio­cava a pal­lone e per­fino chi lavo­rava a maglia: in mezzo a loro anche tanti ricer­ca­tori in camice, un po’ spae­sati, che durante le loro gior­nate in Uni­ver­sità o negli Enti di ricerca certo non si dedi­cano a passatempi.

Al mini­stero è stata con­se­gnata anche le prime 7500 firme della peti­zione #per­ché­noino, pro­mossa dalla FLC CGIL e dall’ADI, a soste­gno della richie­sta di rico­no­sci­mento dell’indennità di disoc­cu­pa­zione DIS-COLL, for­mula indi­ge­ri­bile che pre­sto diven­terà tri­ste­mente famosa. Ses­san­ta­mila per­sone ne sono cer­ta­mente escluse, se si con­tano asse­gni­sti di ricerca, dot­to­randi e bor­si­sti, cioè tutti coloro che sono pena­liz­zati dal defi­nan­zia­mento e dal blocco del turn over, e nono­stante tutto sosten­gono la pro­du­zione scien­ti­fica in Italia

Una dele­ga­zione di mani­fe­stanti è stata rice­vuta dal Dott. Ugo Men­ziani, Diret­tore Gene­rale dell’Ufficio Ammor­tiz­za­tori Sociali. Al cen­tro il tema della pre­ca­rietà nella ricerca oggi. Le uni­ver­sità e gli enti di ricerca pro­du­cono figure con­trat­tuali iper-precarie escluse da ogni forma di pro­te­zione sociale, peral­tro in qua­dro com­ples­sivo di wel­fare che non pre­vede stru­menti uni­ver­sa­li­stici di soste­gno al red­dito come un red­dito minimo garan­tito. Affron­tato anche il tema della man­cata cor­ri­spon­denza tra oneri con­tri­bu­tivi e bene­fici goduti in ter­mini di pre­sta­zioni sociali e, in pro­spet­tiva) pre­vi­den­ziali per coloro che ver­sano alla Gestione sepa­rata INPS, cioè una delle ini­quità denun­ciate dall’associazione dei free­lance Acta e dal movi­mento della coa­li­zione 27 Feb­braio.

Men­ziani ha sol­le­ci­tato un con­fronto sugli aspetti tecnico-giuridici rela­tivi alle diverse tipo­lo­gie con­trat­tuali e sol­le­vato il tema della soste­ni­bi­lità eco­no­mica dell’allargamento della pla­tea di bene­fi­ciari. Lo stesso Diret­tore Gene­rale ha però mani­fe­stato l’intenzione del Mini­stero di affron­tare la questione.