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Più scienze sociali ed arti (anche per i manager)

La London School of Economics lancia un importante messaggio alle Università di tutto il mondo

28/06/2020
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Corriere della sera

di Vincenzo Trione

La London School of Economics lancia un importante messaggio alle Università di tutto il mondo. Da molti anni, le discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) hanno assunto una sempre più forte centralità rispetto a quelle umanistiche. Che, progressivamente, sono state marginalizzate nei programmi scolastici e universitari e nei piani della ricerca. Occorre invertire questa tendenza e ripensare alcuni paradigmi consolidati, secondo la prestigiosa istituzione inglese, che ha coniato un acronimo (SHAPE): ovvero, scienze sociali e umane e arti per le persone e l’economia.

Nella formazione delle classi dirigenti di domani, bisogna assegnare un diverso rilievo a sociologia, antropologia, filosofia, letteratura e storia dell’arte. Campi di studio che non devono solo essere difesi, ma vanno rilanciati: nella prospettiva di una radicale riarticolazione della mappa della cultura contemporanea. Si tratta di saperi insostituibili, necessari: mai come nella nostra epoca. Perché aiutano a far affiorare corrispondenze segrete tra territori della conoscenza non contigui; inoltre, non si limitano a registrare l’esistente né ci portano ad aderire a certi ideali aziendalistici improntati a un’effimera efficienza, ma ci permettono di interpretare criticamente i conflitti sottesi al nostro mondo. E ancora: svelano le radici di alcuni fenomeni attuali. Infine, possono farci immaginare una diversa disposizione delle cose e vie nuove da percorrere, conducendoci sulla soglia tra il presente e il possibile.

L’auspicio della LSE è che finalmente si superi l’oramai anacronistico conflitto tra humanities e technologies. Che, nell’immediato futuro, dovranno ridefinire i propri statuti, rafforzarsi a vicenda, dialogare, confrontarsi: senza più sfidarsi. Raffermando così la perenne attualità della grande lezione dell’Umanesimo, primo e ambizioso tentativo per combinare le arti e le scienze: le humanities e le technologies, appunto.