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Pochi i no vax in cattedra, smentiti i numeri di Figliuolo

Scuola. Già vaccinato il 90% (e forse di più) del personale scolastico e universitario

21/08/2021
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il manifesto

Andrea Capocci

Il generale Figliuolo si era sbagliato: non è vero che nella scuola ci sono oltre 220 mila novax. Dai dati che stanno inviando le regioni agli uffici del commissario straordinario, il fenomeno sarebbe parecchio ridimensionato. Le regioni avevano tempo fino a ieri sera per comunicare il numero corretto di lavoratori della scuola e dell’università che si sono vaccinati, un dato cruciale per capire in quali condizioni riapriranno le scuole. Ma molte avevano già fatto i compiti nei giorni precedenti. Nel report pubblicati ieri da Figliuolo, nascoste tra le note a pié di pagina, si possono leggere cifre già più verosimili, sebbene ancora incomplete e in corso di verifica.

Sulla base dei dati delle regioni, i docenti che si sono vaccinati o lo stanno già facendo sono l’89% del totale. Probabilmente è una sottostima: oltre alle regioni che non hanno ancora fornito i numeri aggiornati, Trentino, Piemonte, Sardegna, Toscana e Veneto hanno comunicato solo il dato relativo alle persone completamente vaccinate. Dunque, a quella percentuale vanno aggiunti gli operatori che si sono prenotati o hanno già ricevuto la prima dose in quelle regioni, e quelli che dopo aver avuto il Covid devono attendere prima di ricevere la somministrazione. Perciò, è plausibile che tra scuola e università la componente novax sia ben al di sotto del 10%, e non il 18% come sostenuto inizialmente dal generale. Una percentuale non trascurabile, ma non lo spauracchio che ha fatto presagire un nuovo anno scolastico in Dad a personale, alunni e famiglie. La percentuale sarebbe superiore alla media nazionale, che tra le persone in età lavorativa (20-70 anni) non va oltre il 71%.

La regione in cui il generale era stato più approssimativo è la Sicilia. Come aveva già rivelato un’inchiesta del manifesto, il dato reale sull’isola è in linea con la media nazionale: l’89% del personale (126.045 dipendenti su 144.440) ha già ricevuto almeno una dose di vaccino, non lo striminzito 58% dichiarato finora da Figliuolo. Anche in Liguria i novax non sarebbero il 35% come affermato solo una settimana fa, ma appena l’8%, dunque meno della media nazionale.

La maglia nera passerebbe al Trentino-Alto Adige, dove il 37% dei dipendenti di scuole e università non si è ancora avvicinato ai centri vaccinali. Un dato che non sorprende: la regione alpina è da sempre la più novax d’Italia. Nella provincia di Bolzano, per esempio, solo il 75% dei bambini è vaccinato contro il morbillo, contro una media nazionale del 95%. Il restante personale scolastico non vaccinato è concentrato soprattutto in sei regioni che rimangono sotto la media nazionale dell’89%: oltre a Trentino-Alto Adige, si tratta di Sardegna, Piemonte, Calabria, Umbria e Toscana.

Le discrepanze tra i dati pubblicati finora da Figliuolo e quelli comunicati ieri è dovuta al fatto che una parte del personale scolastico si è vaccinata per fascia d’età sfuggendo così al conteggio per categoria professionale. L’11 aprile fu lo stesso Figliuolo a chiedere alle regioni di rivedere il piano vaccinale originale, che dava una corsia preferenziale al mondo della scuola.

I dati aggiornati non devono però nascondere che nella scuola c’è anche chi non accetta i nuovi protocolli che impongono il vaccino o un tampone ogni 48 ore. Diverse petizioni stanno raccogliendo consensi tra insegnanti e famiglie. Quella con più adesioni è firmata dal sindacato Anief, specializzato in vertenze legali nel mondo scolastico, e ha raggiunto le 118 mila firme online. Un’altra destinata al Parlamento e presentata dall’avvocato genovese Daniere Granara, che non esclude anche un ricorso alla Consulta, sarebbe a quota 15 mila.