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«Politecnico al top in Italia. Ora si investa di più su prof e ricercatori»

Esplora il significato del termine: Il rettore Ferruccio Resta commenta la performance del Politecnico di Milano nel ranking Qs: 173esimi al mondo. «Soddisfatti non tanto del risultato ma perché abbiamo scalato la classifica. Ma i finanziamenti sono scarsi e c’è troppa burocrazia»Il rettore Ferruccio Resta commenta la performance del Politecnico di Milano nel ranking Qs: 173esimi al mondo. «Soddisfatti non tanto del risultato ma perché abbiamo scalato la classifica. Ma i finanziamenti sono scarsi e c’è troppa burocrazia»

11/06/2017
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

«S iamo soddisfatti non tanto per il risultato nella classifica generale quanto del fatto che in cinque anni abbiamo recuperato ben sessanta posizioni: il che significa che la determinazione e le politiche dell’Ateneo hanno funzionato». Ferruccio Resta è dal novembre scorso il rettore del Politecnico di Milano, migliore Università italiana nel ranking Qs pubblicato ieri: «L’attenzione che abbiamo messo sulla formazione dei ragazzi in un’era di cambiamenti tecnologici rapidi e di trasformazione delle professioni è un nostro punto di forza e lo dimostra la reputazione che abbiamo presso i datori di lavoro che ci mettono al 53esimo posto al mondo». 
Chi si laurea al Politecnico trova lavoro, che non è poco. Ma l’Ateneo, come le altre Università italiane, non riesce ad attrarre professori e ricercatori stranieri. E neppure tanti studenti. 
«È la nostra debolezza. La causa? Gli stipendi più bassi e la burocrazia farraginosa. Per quanto riguarda gli studenti noi ne abbiamo il 30 per cento dall’estero nel biennio del master, dove due terzi dei corsi sono in inglese». 
Tanti corsi ma pochi professori rispetto al numero di studenti. 
«Il nostro sistema spinge ad avere tanti studenti, del resto siamo un Paese con troppo pochi laureati, e dunque il finanziamento premia chi ha più studenti. Bisognerebbe invece anche investire in docenti e ricercatori e pensare a politiche differenziate». 

l numero chiuso? 
«No, ma per alcuni Atenei le quote premiali potrebbero essere legate alla ricerca e ai brevetti, o almeno al numero di studenti e alle innovazioni che producono e che rappresentano il futuro del Paese». 
Il Politecnico di Milano è la migliore università italiana ma resta pur sempre al 170esimo posto. I vostri vicini, il Politecnico di Zurigo e quello di Losanna sono tra i primi dodici. Perché? 
«In Svizzera come negli Stati Uniti, nel Regno Unito e a Singapore il finanziamento va anche ai risultati della ricerca. Noi siamo una pubblica amministrazione con 2.500 dipendenti e 42 mila studenti: non tutto si può muovere alla velocità che vorremmo. Ma siamo soddisfatti: abbiamo una rete internazionale che ci permette di partecipare ai migliori bandi e nelle classifiche per settore, depurate dagli effetti delle politiche universitarie del Paese, siamo molto più forti, settimi al mondo nel design, sedicesimi in architettura e ventiquattresimi in ingegneria» .