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Quando i Signori INVALSI perdono le staffe: cronache da un incontro a porte chiuse

Il 15 maggio scorso, nella Sala Gialla di Villa Lubin a Roma, sede del CNEL, si è svolto un incontro – a porte chiuse – sulla valutazione del sistema di istruzione italiano,

12/06/2019
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ROARS

Renata Puleo

Non è l’INVALSI ad andare verso le scuole, in funzione di stimolo alla riflessività e al miglioramento, ma il contrario sono le scuole ad andare verso l’INVALSI, e il teaching to the test è un fatto ormai normalizzato“. Brevi cronache da un incontro (rigorosamente a porte chiuse) tra tecnici della valutazione, un viceministro economista, lo Stato Maggiore dell’INVALSI e un’ex maestra e dirigente scolastica. «Tutto si scompone nel clima fino al momento tranquillo quando cito il progetto della dottoressa Cristina Stringher e la ricerca sulle soft skills di cui è stato efficacemente scritto su queste pagine riferendo nel dettaglio i contenuti della conferenza di marzo. Vengo interrotta dalla Ajello [la Presidente di INVALSI] a cui devo chiedere la cortesia lasciarmi finire, mentre il Viceministro mi invita a completare il ragionamento. Segue la replica stizzita della Presidente dell’INVALSI che afferma: “Santo cielo, noi non facciamo – come ho già detto – alcuna ricerca internazionale se non ce lo chiede il MIUR […] la Stringher era stata richiesta come… [la frase non viene completata], non lavoriamo con la Regione Trentino! ”. Ora, chi ha letto il mio commento all’articolo sul RAV Infanzia sa dell’esistenza di un carteggio segreto MIUR/INVALSI che di ben altro clima parla. Credo sia evidente a tutti gli osservatori la lotta 5Stelle/ Lega nel governo e nel MIUR, quella interna ai 5Stelle proprio su cosa si intenda per valutazione, quella che divide le segreterie e i dipartimenti del ministero medesimo. In ultimo, un aneddoto. All’uscita il Viceministro mi stringe la mano, mi ringrazia per le preziose informazioni e si dice completamente d’accordo con me.»

Il 15 maggio scorso, nella Sala Gialla di Villa Lubin a Roma, sede del CNEL, si è svolto un incontro – a porte chiuse – sulla valutazione del sistema di istruzione italiano, per iniziativa del Vice Ministro alla Istruzione e alla Ricerca, Onorevole Lorenzo Fioramonti. Gli obiettivi e la struttura dell’incontro erano stati delineati nell’abstract recapitato agli invitati, tra cui chi scrive.

L’antefatto. Circa un mese fa ero stata invitata dalla Segreteria del Viceministro – come portavoce del Gruppo NoINVALSI – per discutere dello stato dell’arte nei processi di valutazione standardizzata nella scuola e nell’Università. In quell’occasione era emersa la necessità di un confronto fra gli istituti di valutazione del sistema, l’ANVUR e l’INVALSI, esperti di vario rango e la voce critica di chi scrive. La struttura dell’incontro del 15 maggio prevedeva due panel, il primo con i soggetti indicati nell’abstract citato, il secondo – ad inviti – prevedeva interventi programmati. Intorno al dibattito, durato circa 3 ore, riferirò solo per sommi capi, citando gli interventi a parer mio più significativi, fedele alla registrazione personale (che potrà essere resa disponibile in attesa che venga consegnata ai partecipanti quella ufficiale). Il commento che segue è frutto delle mie parafrasi e interpretazione di quanto ascoltato. Mi limito alla parte attinente alla discussione sulla scuola primaria e secondaria, anche se alcuni interventi di docenti universitari sulla necessità di situare nei contesti le procedure di valutazione, nella condivisione fra valutatore e valutato, rappresentano una raccomandazione valida per ogni ordine di scuola.

La scuola di base, la qualità nelle mani dell’INVALSICarmela Palumbo, Capo Dipartimento del MIUR, ricorda i compiti del SNV [Sistema Nazionale di Valutazione] e il ruolo svolto dall’INVALSI nello “squarciare un velo” su un sistema monolitico grazie al vincolo virtuoso fra autonomia-valutazione-responsabilità. Sostiene la bontà dei dispositivi finora adottati, soprattutto il RAV, funzionale al sostegno dell’inclusività delle scuole e propedeutico alla definizione dei piani di miglioramento. Franco Lorenzoni, Maestro di scuola primaria in pensione, con un cursus honorum legato alla Casa Laboratorio di Cenci, al Movimento di Cooperazione Educativa, al dimenticato e rivoluzionario percorso denominato Autoriforma Gentile in collaborazione con il Gruppo Diotima di Verona, parla della scuola come corpaccione lento, ostile ai cambiamenti e refrattario alla valutazione esterna. Rispetto ai test ha riserve per ciò che concerne la partecipazione degli alunni in difficoltà, anche non certificata, portatori di bisogni educativi speciali (BES). Per contro, ammette che nel passato ha usato il test di matematica smontandolo con i suoi alunni. Prassi non propriamente conforme alle indicazioni di somministrazione, aggiungo io.  Anna Maria Ajello fa la sua parte come Presidente dell’INVALSI ricordando i progressi nella ricerca, il miglioramento dei test standardizzati di Italiano, Matematica e Inglese, dunque “cross curricolari”, capaci di sostenere efficacemente la didattica di tali discipline, il calcolo del Valore Aggiunto – recente conquista dell’istituto – che ha inciso sulla “riflessività” come potenziale riconsegnato alle scuole. Due affermazioni sono assai interessanti, come dirò in seguito: la prima sulla impossibilità di vedere tutto nel processo di insegnamento-apprendimento, dunque l’esclusione dagli standard degli aspetti di relazione, la seconda intorno alla ricerche internazionali che l’INVALSI adotta solo se il MIUR lo richiede, essendo il ministero il solo e unico “definitore di interesse”. Per comprendere a fondo l’intervento di Jaap Scheerens, ricercatore dell’Università di Twente, Paesi Bassi, in quota OCSE, occorre aver letto un interessantissimo e ponderoso tomo sullo stato dei sistemi scolastici recensito su queste pagine, e alcune sue conferenze. La sua tesi sulla scuola – in particolare per gli istituti di istruzione basilare pubblica – come sistema multilivello a legami deboli, di cui spesso si osserva l’inefficacia nel perseguire gli scopi istituzionali, inquadra i punti chiave del suo intervento: le policy di valutazione nazionale, esami, test, procedure di valutazione formativa in itinere sono fondamentali per la sostenibilità e il miglioramento. Le “abilità emotive sociali” come nella definizione OCSE, sono la sfida attuale.

Secondo panel, ovvero secondo round. Paolo Mazzoli, Direttore dell’INVALSI, seduto fra gli invitati, ha lasciato come sempre la parte psico-pedagogica alla Presidente Ajello e dunque si accontenta di una rapida considerazione. La polemica sui test censuari è sbagliata, una indagine campionaria non sortirebbe l’effetto di arrivare capillarmente in tutte le scuole della Repubblica per capirne le difficoltà o le virtuosità. Dunque, sarebbe un vero danno al sistema nel suo complesso chiudere il rubinetto dei finanziamenti nel 2020, come previsto dalle norme in via di definizione.

Quando mi viene data la parola, siamo sul filo di lana delle conclusioni.  I nuclei di senso del mio intervento sono quelli che si possono leggere qui.

In apertura non posso esimermi dal far notare a Mazzoli che non è l’INVALSI ad andare verso le scuole, in funzione di stimolo alla riflessività e al miglioramento delle pratiche didattiche ma il contrario  sono “le scuole ad andare verso l’INVALSI”, con i dirigenti e i docenti pronti a correre dietro alle prove standardizzate, alla loro preparazione, ai pre-test, agli eserciziari, ecc. Dunque, il teaching to test più che l’eventualità sottolineata da Scheerens nella sua ricerca, è un fatto ormai normalizzato. Tutto si scompone nel clima fino al momento tranquillo quando cito il progetto della dottoressa Cristina Stringher e la ricerca sulle soft skills di cui è stato efficacemente scritto su queste pagine riferendo nel dettaglio i contenuti della conferenza di marzo.

Vengo interrotta dalla Ajello a cui devo chiedere la cortesia lasciarmi finire, mentre il Viceministro mi invita a completare il ragionamento. Segue la replica stizzita della Presidente dell’INVALSI che afferma: “Santo cielo, noi non facciamo – come ho già detto – alcuna ricerca internazionale se non ce lo chiede il MIUR […] la Stringher era stata richiesta come… [la frase non viene completata], non lavoriamo con la Regione Trentino! Abbiamo chiarito alla dottoressa Palumbo che in questo lavoro sulle soft skills c’erano più rischi che vantaggi, finiremo il lavoro iniziato [non viene specificato quale] ma non lo faremo, non si fa! E’ un falso [dire che si sta facendo, come emerge dal resoconto di Roars relativo al convegno del marzo scorso?], stiamo lavorando sul problem solving e su imparare a imparare come aspetti culturali, una ricerca avviata con l’America Latina [Mazzoli si sovrappone dicendo che al convegno si presentavano solo le ricerche internazionali], abbiamo parlato del modello Heckman precisando che non è adeguato [intercalari], come dice Stefano Molina c’è un’inerzia della critica, si continua a ripetere tale critica anche a fronte di smentite”. A questo punto Fioramonti ringrazia e chiude i lavori.

Come si noterà nessuno ha accennato all’ipotesi di ridimensionamento dei due istituti di valutazione, alla loro eventuale fusione, al trasferire le competenze INVALSI all’interno dei dipartimenti del MIUR: solo allusioni vaghe, chi sa intende, come ho detto. Il clima dell’incontro – così mi dice fra i denti la Capo Ufficio Segreteria del Viceministro – è stato rovinato dalla mia insistenza: quel che dicono Ajello e Mazzoli è l’unica verità possibile! Ora, chi ha letto il mio commento all’articolo sul RAV Infanzia sa dell’esistenza di un carteggio segreto MIUR/INVALSI che di ben altro clima parla.

Lo scontro fra i poteri ai danni della scuola, degli insegnanti e delle creature piccole che sono l’unico vero patrimonio (non capitale monetario ma culturale) è piuttosto violento, in assenza di un’idea di scuola, di conoscenza non strumentali, disinteressate. Credo sia evidente a tutti gli osservatori la lotta 5Stelle/ Lega nel governo e nel MIUR, quella interna ai 5Stelle proprio su cosa si intenda per valutazione, quella che divide le segreterie e i dipartimenti del ministero medesimo. Così come drammatica è l’assenza da questo dibattito delle OOSS (Gianna Fracassi, attuale vice di Maurizio Landini e vice presidente del CNEL, era presente, silenziosa), a parte il timido intervento del delegato della Fondazione Di Vittorio che si dichiara felice di essere stato invitato. Intanto, le associazioni storiche di categoria, MCE, CIDI, sperano in una riduzione del danno grazie a operazioni di valutazione svolte con dispositivi “leggeri” e “riflessivi”.

In ultimo, un aneddoto. All’uscita il Viceministro mi stringe la mano, mi ringrazia per le preziose informazioni e si dice completamente d’accordo con me.