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Ripetizioni, arriva la flat tax al 15%: «Ma resta la piaga dei corsi in nero»

Tra le misure previste dalla manovra anche la novità per i prof che danno ripetizioni

10/01/2019
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Cambia il regime fiscale per le ripetizioni private che i docenti impartiscono nelle ore extrascolastiche. Come annunciato, tra i provvedimenti per la scuola, la legge di bilancio prevede anche le lezioni private sostenute dagli insegnanti da tassare al 15%: la norma, contenuta nell’articolo 1 dal comma 13 al comma 16, punta alla rivisitazione della tassa a cui sono sottoposti i professori, per invogliarli ad aderire. La tassazione passa dalle attuali percentuali legate alle aliquote dal 27 al 38% ad una aliquota fissa del 15% che include anche tutte le imposte sul reddito (dall’Irpef, alle tasse regionali e comunali). Ma servirà davvero? Qualche dubbio è lecito, in un mercato in cui sono coinvolti più di un milione di studenti, che vale 800 milioni di euro, con un costo medio per le famiglie di 1620 euro all’anno, e un enorme voragine per il fisco, se, come certifica una ricerca della Fondazione Einaudi, il 90% delle prestazioni viene effettuata a nero.

Meglio potenziare i corsi di recupero: o proporre la detrazione

Secondo Marcello Pacifico, leader di Anief-Cisal, «anziché tassare le ripetizioni degli insegnanti meno pagati d’Europa, dopo Grecia e Paesi dell’Est, per eliminare la piaga dei corsi in nero sarebbe stato decisamente meglio disporre ulteriori finanziamenti per incrementare i corsi di recupero anche attraverso l’utilizzo del personale su organico potenziato». O anche, banalmente, utilizzare l’arma della detrazione fiscale per permettere alle famiglie di scaricare con la dichiarazione dei redditi i costi. Uno strumento semplice che avrebbe spinto i genitori a chiedere le regolari ricevute fiscali.