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«Scioperi inopportuni valutare la precettazione»

E' preoccupato il professor Giuseppe Santoro Passarelli, presidente dell'Autorità che vigila sugli scioperi nei servizi pubblici.

17/09/2020
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Il Messaggero

«Alla fine della prossima settimana alcuni sindacati, non dei maggiori, hanno proclamato scioperi sia nella scuola che per il trasporto urbano di Roma. Sono scioperi legittimi. Al tempo stesso mi chiedo se siano opportuni in una fase così delicata, in particolare per la scuola che sta riaprendo dopo sei mesi di chiusura e deve già affrontare lo stop imposto delle elezioni referendarie. Mi domando se anche le autorità ministeriali e quelle prefettizie stiano valutando l'opportunità di queste agitazioni e se vogliano scendere in campo per un eventuale rinvio o una precettazione». E' preoccupato il professor Giuseppe Santoro Passarelli, presidente dell'Autorità che vigila sugli scioperi nei servizi pubblici. «Avremo un autunno difficile - sospira - ma vorrei ricordare a tutti che nella fase più acuta della pandemia l'intero sistema di relazioni sociali e sindacali ha retto. Questi sono i primi scioperi da mesi a questa parte. Dunque non siamo di fronte ad una emergenza ma certo non possiamo far finta di niente e ricominciare con i difetti di sempre. Torno a chiedere al Parlamento nuove regole di legge sulla proclamazione di scioperi ed è sempre più importante una norma sulla rappresentanza dei sindacati che privilegi quelli più grandi».
Presidente, partiamo dagli scioperi della scuola indetti per il 24 e 25 settembre. Saranno legittimi ma arrivano mentre la scuola sta riaprendo nel mezzo di una pandemia. Si tutelano così le famiglie?
«Lo sciopero rispetta le norme di legge. Non è un'agitazione selvaggia annunciata a sorpresa. Certo sulla sua opportunità molti hanno dei dubbi ma spetta al ministero e ai prefetti valutare la precettazione».
E poi c'è di nuovo uno sciopero dei trasporti pubblici a Roma...
«Il discorso non cambia rispetto a quello della scuola».
Ma l'Autorità cosa può fare?
«L'Autorità non può abolire il diritto di sciopero. C'è differenza fra un'agitazione illegittima e una inopportuna».
E dunque?
«Stiamo agendo entro i binari che ci impone la legge e quindi, con la moral suasion, stiamo tentando di ridurre la durata degli scioperi. In particolare sui trasporti stiamo cercando di portarlo a 4 ore».
In alcune scuole i genitori già sanno che non dovranno mandare i figli a scuola in occasione dei prossimi scioperi.
«Un momento. Le famiglie non devono rinunciare a priori al loro diritto di mandare i figli a scuola. Lo sciopero è indetto da sindacati minori e dunque è ragionevole pensare che nella maggior parte degli istituti i docenti lavoreranno. Non ha senso chiudere le scuole prima di uno sciopero, sarebbe come minimo discutibile se qualche preside consentisse una cosa del genere. Così come chiedo alle aziende di trasporti, a partire dall'Atac di Roma, di non chiudere intere tratte se scioperano pochi autisti. I servizi vanno salvaguardati a tutti i costi».
Perché è così preoccupato per l'autunno?
«Ci saranno delle ripercussioni quando finirà il blocco dei licenziamenti. Ma nei trasporti, in particolare, si sta diffondendo un fenomeno pericolosissimo: molte aziende dei piccoli centri non pagano i dipendenti da mesi perché Comuni e Regioni non pagano a loro volta i contributi previsti. C'è un'Italia profonda in difficoltà di cui non parla nessuno ma che ha bisogno di aiuti. Al tempo stesso è evidente che dovremo coordinarci meglio con Ministeri e Prefetture che hanno il potere di precettare».
E invece si colpiscono gli utenti di bus e metro di Roma dove l'Atac avrà pure mille problemi ma almeno gli stipendi li paga...
«Se si riferisce alla necessità di nuove regole sulla proclamazione degli scioperi e sulla rappresentatività effettiva dei sindacati posso solo dire che l'Autorità da anni chiede al Parlamento di intervenire. Ora è urgente».
E nel frattempo cosa ha fatto?
«Tra le altre cose, abbiamo tutelato meglio i pendolari e in generale gli utenti raddoppiando il periodo di tregua fra uno sciopero e l'altro che è passato da 10 a 20 giorni. Ma non dobbiamo dimenticare che viviamo in una democrazia e che il diritto di sciopero è tutelato dalla Costituzione: va usato con accuratezza, non abolito».
Diodato Pirone