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Scuola, dopo il pasticcio circolari il bluff "unità mobili" di Figliuolo

03/12/2021
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Il Fatto Quotidiano

 Virginia Della Sala e Natascia Ronchetti

Prima il dietrofront; laDad scatti con un solo positivo. Poi la giravolta con la quale si è tornati al punto di partenza: classi in quarantena con tré contagiati. Con l'ausilio della Difesa, però. Con undici laboratori di biologia molecolare, presenti in otto regioni, e due unità mobiii capaci di processare i tamponi effettuati a domicilio. Vale a dire iì piano del Commissario all'emergenza, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Pensato per evitare quanto più possibile che nelle scuole scatti la didattica a distanza, di fronte alle difficoltà delle aziende sanitarie di assicurare rapidamente l'attività di testing, e a quelle delle scuole di garanti rè, altrettanto rapidamente, il tracciamento dei contatti. E magari per mettere fine anche al rimpallo di responsabilità tra Así e istituti scolastici. Peccato, come fa. notare un alto dirigente di una Asl del Lazio, che in Italia ci siano oltre 53 mila scuole. "Solo quelle di pertinenza della mia azienda sono 450-dice-.Circa il 20% della popolazione italiana è costituita da alunni e studenti e da personale scolastico. Mentre il 50% dei nuovi casi di Covid-19 si concentra proprio nel mondo dellascuola. li problema c'è, mala soluzione non è certo quella di Figliuolo. Senza contare che provvedimenti sono stati varati in un quadro epidemiológico cambiato radicalmente a grande velocità". DEL FATTO che i laboratori della Difesa possano essere solo null'altro che una toppa ne è convinto anche Roberto Testi, direttore del dipartimento di Prevenzione delì'Asì Città di Torino. "Ormai un tampone molecolare si processa in sei-otto ore - dice Testi -, e l'ostacolo non è certo costituito dal testing. Èutopistico pensare che altri laboratori siano la soluzione. Le difficoltà stanno invece nel sistema di tracciamento : spesso ìe scuole fanno avere l'elenco dei compagni di classe dello studente risultato positivo anche dopo tré giorni. Senza contare che quando hai centinaia di istituti da gestire la situazione diventa complicatissima" Ed ecco il muro contro muro . Il tracciamento dovrebbe essere in capo ai referenti Covid all'interno delle scuole. "E ci sono quelli efficienti e quelli che ti mandano le segnalazioni dopo 72 ore", spiega Testi. Se poi a essere contagiato è un insegnante, tutto si complica ancora di più: devono essere ricostruiti i contatti che ha avuto nelle ultime 48 ore in tuttele classi dove ha fatto lezione. Ovvio che i vertici scolastici non ci stanno erispediscono al mittente. "Le aziende sanitarie non riescono afare i tamponi e non mi risulta che ci siano ritardi nell'invio dei nominativi dei contatti", replica Antoneìlo Giannelìi, presidente dell'associazione nazionale dei presidi. I laboratori di Figliuolo? "Mi auguro che possano servire a qualcosa", dice Giannelìi. "Di fatto, comunque, le scuole affrontano la gestione dei contagi da mesi con le difficoltà che provengonodai ritardi dellestrutture sanitarie - spiega invece Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della FIc Cgil -. Fino a oggi, nella pratica, il tracciamento interno e le comunicazioni al sistema informatico sono stati realizzati nelle scuoledal personale amministrativo e dai dirigenti scolastici, così come la predisposizione delle attività di sospensione e tutte le disposizioni successive. E non ci sono all'orizzonte grandi novità. Molte le promesse, quasi nessuna mantenuta". E il supporto del Commissario Figliuolo? "Al momento ci appare come l'ennesima rassicurazione: va verificata. Ad agosto, con il protocollo di sicurezza, ci avevano assicurato efficienza nel tracciamento, monitoraggio e comunicazione dei dati, ma è evidenteche tutto ciò non è avvenuto. Impossibile garantire la tempestività delle risposte".

Le sigle sostengono da settimane la necessità sia di potenziare i protocolli Covid sia di confermare il personale aggiuntivo, non solo quello docente, ma anche quello ausiliario e amministrativo in scadenza al 31 dicembre. Si tratta in gran parte proprio di quello a supporto delle operazioni anti-Covid e che già nell'attuale situazione è in anànno. "È uno dei motivi per cui abbiamo proclamato lo stato di agitazione" conclude Pistorino. Non serve, insomma, potenziare le Asl se al tempo stesso si tolgono 22mila persone sulla scuola dove, a oggi, è in Dad il 2,6% delle classi del primo ciclo e 1'1,4% del secondo ciclo, più o meno le stessa percentuale dello scorso anno.